mercoledì 8 luglio 2009
di Marinella Lorinczi
Proprio alla vigilia dell'incontro dei Grandi 8tto che si terrà all'Aquila, perchè scippato senza vergogna e risarcimento alla Sardegna, è interessante riflettere, senza pretesa di originalità, sulla differenza tra finzione/invenzione e realtà. Quest'argomento non fa parte soltanto della sofisticata riflessione epistemologica e teorico-letteraria (per questo la teoria letteraria in senso omnicomprensivo è disciplina indispensabile) ma della prassi terra a terra della grigia noiosa e oppressiva vita quotidiana.
Se, mettiamo, la gentile lettrice o il cortese lettore dovesse ricevere una lettera anonima - evento che potrebbe capitare a tutti almeno una volta nella vita - , contenente rivelazioni colossali sulla sua vita privata, si aprono, come in un racconto di Jorge Francisco Isidoro Luis Borges, due possibilità. Anzi tre, per essere in linea con una logica più moderna. Le informazioni fornite con tanta umanità e sollecitudine o sono palesemente vere, o sono dimostrabilmente false, oppure non si sa. Vero e falso sono la realtà positiva o realtà negata, sono lo stato delle cose in quel dato momento. Il «chissà» fa parte di entrambe, contiene cioè entrambe le possibilità. Pertanto può o potrebbe confermare oppure modificare lo stato delle cose in maniera non predicibile.
Le menzogne, le balle, l´invenzione di storie rientrano in questa terza categoria. Il fidanzato di N., cosa data per certa, con tanto di foto ossia documentazione di baci appassionati, non ne è il fidanzato e non lo è mai stato (d'altronde lo immaginavamo). Era una fiction depistante, sulla scia delle dichiarazioni pubbliche sulla purezza ed illibatezza dell'interessata da parte di terzi incompetenti in materia. Poco male, chi se ne importa se quelle affermazioni corrispondono al vero. La soluzione dell'«enigma» avrà senzàaltro influito sulla loro vita, ma non sulla nostra, cittadini di una repubblica per ora ancora abbastanza democratica. Importante è però capirne il meccanismo universale, applicabile sempre a meno che non ci siano vincoli precisi impedenti la menzogna, vincoli legali e morali. Balle di poco conto, quelle, divulgate però scientemente. Chi lo diceva, sapeva di dire balle, non si equivocava affatto. Voleva però instaurare una certa realtà, dimostratasi poi fasulla. Qualcosa di più grosso, e non è la televisione o il gossipare in sè, giustifica la liceità della spudorata e nociva menzogna pubblica.
Siamo, come lo sappiamo ma non abbastanza, nell'era dei raccontaballe d'alto livello istituzionale: storytelling politicians, politici intrattenitori, che amano raccontare fatti veri, opinioni, aneddoti, barzellette, balle, mischiandoli deliberatamente. A questo livello non si tratta più di commedia dell'arte, anche se tale ne è l'apparenza. Se per un reality show televisivo c'è tanto di copione, regista, ripresa, inquadratura, taglio ecc., figuriamoci a livello di personalità pubbliche. Siccome oramai siamo consapevoli di assistere ad una commedia mischiata alla realtà, e soltanto successivamente possiamo venire a sapere, ma non è detto, cosa è vero e cosa è falso, abbiamo il pieno diritto di immaginare per conto nostro come tale commedia sia gestita. Sveglia, doccia gelata, personal trainer, personal medical doctor che prescrive la dosa giornaliera di: vi-tamine, vi-a... (imitiamo volentieri lo stile signorile del super esteta Sgarbi) ed altri intrugli ricostituenti; di cibo (pizza e spumante? che schifezza), di sesso, di sorriso ma non troppo perchè forma rughe; arriva la manicure, la capellicure, la sarta che accomoda le imperfezioni fisiche e magari nasconde il giubbotto antiproiettili, il maestro di canto affinchè la voce sia ben impostata benchè uniformemente lagnosa e non si stanchi col passar delle ore; poi si procede al maquillage (ne abbiamo una testimone tanto ravvicinata che di più non si può).
Arrivano i segretari e le segretarie con il carnet del giorno. E poi in giro per il mondo a fare, non lo shopping ma il selling. La messa in mostra di sè: bagni di folla, si vuole distribuire qualche spicciolo, ma le tasche sono vuote (mannaggia al ministro delle tasche piene, ora mi sente!), monologhi dappertutto, dichiarazioni, esternazioni, storielle, apprezzamenti davanti ad un pubblico senza potere di replica come se stesse sempre davanti ad uno schermo televisivo. Tutto si confonde, e mica per caso. è vero ciò che si dice e avviene alla televisione, che sappiamo orchestrata, o è falso ciò che stiamo vedendo nella realtà?
Una persona intervenuta in rete il giorno dopo la catastrofe ferroviaria di Viareggio ha scritto testualmente: E non mi convince affatto l'ipotesi del cedimento dell'asse di un carrello come avanza anche la procura di Lucca che indaga. Mi sembra una scusa montata dai sindacati, Cigl compresa, per innescare sul luogo di questa strage la loro politica contro qualcuno (http://www.comincialitalia.net/interna.asp?id_tipologia=3&id_articolo=7082). E continua: Per non dire dei fischi ieri contro il premier Silvio Berlusconi da parte di gruppi organizzati penso dagli stessi sindacati. Era questo l'obiettivo visto che Berlusconi aveva detto che andavano fermati i "catastrofisti" perchè non è vero che l'Italia è il Paese che racconta nel mondo il gruppo L'Espresso-La Repubblica. Eccolo servito. Oltretutto Viareggio è una località frequentata moltissimo da stranieri. Non penso che ci sia paese al mondo che possa ritenere l'Italia un posto sicuro e di conseguenza il premier un buon amministratore. Vedete a cosa serve una strage. - Fine della citazione.
Ma certo, come non si può non ammirare un capo di governo che ha il governo più stabile d'Europa (più esattamente: ha la maggioranza alle camere), che ha il tasso di gradienza al 61% (ma indimostrabile, coniglio dal cappello), che si precipita a prendere in mano lui la situazione, a smistare i feriti negli ospedali, a dirigere i soccorritori - evidentemente incapaci - che senza di lui starebbero inerti. Il suo compito non è evidentemente quello di presentarsi in parlamento a discutere con le parti ma di fare il volontario della protezione civile e i comizi eterni. Delle cose di stato poi si parla durante le cene private. Quale ministro ci può vietare di immaginare persino questo? Oppure stiamo ancora complottando? Ognuno di noi con se stesso.
In prossimità del G8 la domanda spontanea è quale personaggio presenzierà e rappresenterà il paese, dal momento che tra le varie ipostasi (vero, falso, chissà) la confusione destabilizzante è al culmine. Anche il Presidente Napolitano avrebbe dovuto porsi questa domanda. Sempre che la politica sia ancora una occupazione seria, che il G8 sia una cosa seria, e che il tutto non sia una tragica e fatale pagliacciata.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari