mercoledì 8 luglio 2009
di Cinzia Isola
Se le bugie hanno le gambe corte, quelle di Berlusconi le hanno cortissime. Nonostante i tacchi, che non bastano a mascherare alcune bassezze. Come quelle, ad esempio, di promettere mari e monti in campagna elettorale, incassare i voti e, poi, sparire. Con la speranza che la memoria, sempre troppo corta delle masse elettorali, vacilli davanti a nuove e sempre rinnovate promesse e rassicurazioni. La chimica sarda fa parte di questo repertorio collaudato. Il “mento, ergo sum” pare funzionare alla grande, del resto. Perché mai cambiare il copione che da vent'anni lo tiene sulla cresta dell'onda di un'Italia più o meno inconsapevolmente alla deriva?
La triste e solita commedia del Premier, o la temuta tragedia per i lavoratori, è andata inesorabilmente in scena. Tutto ha inizio con la campagna elettorale per le elezioni regionali. Ricordare, per quanto colori di beffa la delusione, può essere utile a riassumere l'intera telenovela della chimica sarda. In piena campagna elettorale - febbraio scorso - Cappellacci esultava: «L'accordo raggiunto questa mattina dal Governo Berlusconi sulla filiera del cloro è un grande traguardo per l'industria chimica in Sardegna. Ci permetterà di salvaguardare un patrimonio economico molto importante per la nostra Isola, soprattutto per il difficile periodo di crisi che stiamo attraversando. L'impegno costante del Ministro Claudio Scajola, che in tutti questi mesi ha gestito le trattative con Ineos, Safi ed Eni, per la salvezza del comparto e per la salvaguardia dei lavoratori sardi, è il modello di Governo che auspichiamo per il raggiungimento degli obiettivi di cui la Sardegna necessita».
Un trasporto che gli fece raggranellare persino tre commenti tre sul suo blog da candidato presidente. Uno dei quali recitava, incredibilmente, così: «Grazie Ugo e grazie al governo di Silvio..avete salvato 1100 dipendenti, compreso mio padre!!! Ve ne sarò sempre grata!!!! ». Eh sì, è proprio gratitudine quella che scorre a fiumi nel sangue avvelenato dei lavoratori beffati. Del resto, il premier sardofilo, in quella campagna non si era risparmiato. Rassicurazioni giunsero anche dalla presidenza del Consiglio: «Il Presidente Berlusconi preoccupato per l'aggravarsi della situazione della chimica nell'isola ha chiamato il dottor Scaroni, impegnato a Mosca nella difficile vertenza internazionale del Gas, e gli ha chiesto una soluzione rapida in maniera tale da eliminare la grave situazione di incertezza e disagio che vivono decine di migliaia di famiglie sarde» (15 gennaio 2009).
Ma qualcosa non quadra, l'impresa di salvare l'impossibile fallisce: Sartor si ritira. Nessun problema, regna ancora l'ottimismo in casa Pdl. Misto alle esibizioni mediatiche dell'ormai eletto presidente Ugo Cappellacci: «L'atteggiamento di Eni è inaccettabile, sono pronto a incatenarmi con voi davanti ai loro uffici», disse agli operai lo scorso 16 maggio. Ancora ottimismo, nel passato recentissimo. Neppure una settimana divide la realtà da queste dichiarazioni: «La chimica è strategica per la Sardegna e per l'Italia - ha sottolineato Andreina Farris, assessore regionale all'Industria - come ha già detto il ministro Scajola ma nell'isola, dove costituisce una parte del sistema integrato, dobbiamo prestare particolare attenzione per evitare l'effetto domino e la perdita di cinquemila posti di lavoro». Parole in libertà, in occasione della mission impossible della commissione Attività produttive della Camera.
A questo punto, la destra non ha scelta. Tenta, in nome della chimica, una timida reazione a catena: «L'impianto di Porto Torres non deve chiudere. Gli impegni assunti dall'Eni devono essere rispettati», sbotta la presidente del Consiglio Claudia Lombardo. « Non si può accettare che oltre al danno ci sia anche la beffa. Non si può raccontare - azzarda con ritrovato coraggio - a un'Isola, in ginocchio per la pesante crisi economica e occupazionale, la 'favoletta' della chiusura tecnica. Siamo sufficientemente cresciuti per capire che dietro le chiusure tecniche si nascondono decisioni definitive». Conclusioni in crescendo: «Non siamo più disponibili a fare sconti a nessuno».
Giova, prima di registrare le reazioni del mondo politico, ricordare che l'Eni è una società per azioni controllata dal Governo. Giova ricordarlo soprattutto agli esponenti della destra: «Adesso basta, non ci faremo mettere in mutande da nessuno - ha tuonato il deputato Pdl Piergiorgio Massidda - la decisione dell'Eni non può essere tollerata, reagiremo con energia e decisione. Di fronte a situazioni di tale gravità non esistono nè maggioranza nè opposizione, ma sardi in difesa dei sardi. Non c'è tempo da perdere sono in gioco gli stipendi di 3.500 lavoratori». Non è meno tenero il deputato Pdl, Bruno Murgia, che, però, tenta di scagionare il Governo Berlusconi dalle sue responsabilità: «Un atto ostile ai lavoratori, alle loro famiglie e alla Sardegna intera, che giudico sconsiderato sulla base delle raccomandazioni impartite dal Governo».Pur denunciando la chiusura del petrolchimico come un «atto irresponsabile che dimostra la mancanza di un piano strategico reale sul versante della chimica». L'ex presidente regionale deputato Pdl Mauro Pili è determinato: «Occorre agire con severità e senza ulteriori tergiversamenti». Ora è deputato per il Pdl e ha presentato un'interpellanza urgente sull'annunciata fermata degli impianti a Porto Torres: «Il governo e la Regione devono avviare congiuntamente un'azione risarcitoria per i danni ambientali in Sardegna, stimati oltre dieci miliardi di euro».
Poi è il turno del senatore Mariano Delogu: «Questa decisione fa temere che ci si stia avviando a una definitiva chiusura di tutti gli impianti esistenti nel nord Sardegna», scrive il coordinatore regionale del Pdl, in un'interrogazione al presidente del Consiglio e ai ministri dello Sviluppo economico e dell'Economia. «Se questo avvenisse, gli effetti sarebbero devastanti, non solo per i moltissimi lavoratori che resterebbero senza lavoro, ma anche per l'intera economia dell'isola». Quindi l'appello al Governo perché assuma «immediati provvedimenti, anche alla luce degli impegni che erano stati recentemente presi».
In linea con quello lanciato dai Riformatori sardi: «In questa fase di profonda crisi economica - hanno sottolineato Michele Cossa e il capogruppo in Consiglio regionale Pierpaolo Vargiu - il governo non può certo restare neutro: deve invece dire chiaramente se è realmente interessato alle prospettive economiche e occupazionali della Sardegna o se preferisce lasciare alle decisioni della società partecipata dallo Stato e alle dinamiche di mercato il destino di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie».
Puntuali, invece, le critiche del centrosinistra: «È un atto incredibile e unilaterale che smentisce clamorosamente le rassicurazioni date al territorio dal governo e dalla Regione», ha dichiarato il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, ricordando che appena la scorsa settimana una delegazione della commissione Attività produttive della Camera aveva visitato il sito industriale, manifestando interesse per una riconversione degli impianti. «È un fatto che dimostra l'inadeguatezza dello stesso presidente Cappellacci di fronte alle tante promesse e ai tavoli cui lo stesso governatore aveva partecipato». Mentre per Alessandra Giudici, presidente della Provincia di Sassari, «lo smantellamento della chimica è in atto e tutti i timori degli ultimi mesi si stanno materializzando, a dispetto della precisa volontà espressa dal territorio e delle promesse fatte dal Governo».
Per il commissario sardo del Pd, Achille Passoni, «la chiusura dello stabilimento di Porto Torres è un atto che dimostra la totale subalternità del governo a decisioni che continuano a penalizzare la Sardegna». Critico anche il consigliere regionale Pd, Giampaolo Diana: «E meno male che Berlusconi e Scajola, assieme al presidente Cappellacci, non solo in campagna elettorale, ma anche recentemente hanno garantito la salvaguardia della chimica sarda. Siamo di fronte all'ennesima presa in giro ai danni dei lavoratori sardi che con questo provvedimento vedono cancellare le prospettive per il futuro. Accogliamo positivamente l'invito del presidente Cappellacci di partecipare alla riunione della Giunta regionale che si svolgerà domani pomeriggio a Roma alle 18, cui sono stati invitati i parlamentari sardi e tutti i capigruppo in Consiglio regionale. Noi ci saremo».
«Abbiamo vissuto in questi ultimi mesi un clima da cronaca da morte annunciata, sulla vicenda della chimica in Sardegna. Purtroppo - commenta la consigliera Pd, Francesca Barracciu - tutto si evolve come se si trattasse di un copione già scritto, a dispetto delle menzognere promesse del Presidente del Consiglio Berlusconi buone solo a prendere in giro la gente durante la campagna elettorale». Alla fine, però, le cose più sconcertanti le dice proprio il presidente Cappellacci: definisce il misfatto “inaccettabile” e “sconcertante” perché avviene alla vigilia di un importante vertice internazionale e a 48 ore da uno sciopero generale del settore industria in Sardegna, proclamato da Cgil, Cisl e Uil. Eppure dovrebbero essere altri i motivi dello sconcerto. “Inaccettabile” è aver illuso i lavoratori coinvolti. “Sconcertante” è non rivolgere un monito al governo amico. Che si giustifica, addirittura: «rendetevi conto che domani comincia il G8». Quindi, togliamo il disturbo? Ma come, non c'era il governo “amico” a risolvere tutti i mali della Sardegna? E non era lo stesso Berlusconi a ventilare l'opportunità di una convergenza tra il governo centrale e quello regionale per risolvere i problemi della Sardegna?
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