venerdì 3 luglio 2009
Un anno dopo, i nomi sono ancora quelli. Francesca Barracciu e Silvio Lai: roba che neppure Ridley Scott nel film “I duellanti”, la corsa per la segreteria del Pd sardo si ripropone. E in pista sembrano esserci loro, l'ex segretaria contestata e l'ex possibile sfidante bloccato all'ultimo momento, nel luglio scorso, da ordini dall'alto (leggi Antonello Cabras): entrambi di provenienza Ds, ma su posizioni lontane per i trascorsi isolani. Per rendere più saporita la sfida, c'è chi parla della possibile candidatura di Francesco Sanna: ex Margherita, il senatore è legato doppio filo a Enrico Letta. Tre giovani, tra i 42 e i 43 anni, ma dove ti giri la storia ruota sempre lì: attorno agli schieramenti che si profilano sulla scena nazionale.
Come un anno fa: ma lo scenario, almeno tra i due sfidanti principali, è cambiato di molto. Lei, Francesca Barracciu, ha tirato dritto durante il suo periodo da segretaria sino alle dimissioni per lasciare spazio al commissario inviato in Sardegna da Walter Veltroni. Poi le elezioni regionali e la sconfitta del Pd: ma un piazzamento in Consiglio regionale dai grandi numeri, tra le più votate a livello assoluto. Successo bissato con le recenti europee: 117mila preferenze, con due candidature democratiche per Strasburgo. Non stacca il biglietto per il Parlamento europeo solo per i meccanismi elettorali che escludono l'isola dall'Europa: in mezzo, tanto lavoro sul campo a rastrellare voti praticamente senza nessuno dietro.
Silvio Lai, un anno dopo, è fuori dall'Assemblea di via Roma per la regola delle due legislature applicata al momento delle candidature. Schierato con quella che era l'ala riformista, ha nel parlamento sardo i suoi uomini di fiducia. Giovane sì, ma già avvezzo alla vita politica: nell'estate calda del Pd, la scorsa, sul suo nome c'era l'accordo fatto. Fu l'ex segretario Cabras a dire no e lui, da buon allievo, fece il passo indietro. In questo periodo, lavoro sottotraccia: in attesa dell'occasione buona. Sembra arrivata con Bersani in corsa sul nazionale.
La prima a schierarsi apertamente è la pasionaria. Da un palco che non è certo l'ultimo in ordine di importanza: teatro Capranica, Roma, vicino a Montecitorio. Accanto a Veltroni che sponsorizza Franceschini. Fianco a fianco con Sergio Chiamparino e Debora Serracchiani, neo-europarlamentare che in molti considerano l'enfant prodige dei democratici. Eppure è proprio Barracciu, che chissà perché qualcuno già la chiama la Serracchiani del sud, a lanciare la sfida: «Basta a questo Pd che assomiglia al Gattopardo. I morti seppelliscano i morti e lasciamo spiccare il volo al Pd».
Detta così sembra soprattutto un riferimento al partito isolano. Invece è anche una risposta in piena regola a Bersani, che aveva parlato di rispetto per chi c'era prima: per la consigliera regionale isolana «una classe dirigente che ormai il futuro ce l'ha alle spalle». Mica poco: basta con il «paternalismo» nei confronti delle nuove generazioni, piuttosto attenzione al fatto che «l'Italia ha già voltato la faccia dall'altra parte: perché in due anni, anziché superare il vecchio e affermare il nuovo, si è fatto l'esatto contrario». Lo stesso nell'isola: «In Sardegna i signori delle tessere sono già in campo e stanno compromettendo il radicamento serio del partito nei territori. Non so quanti, anche tra quelli che ci hanno votato alle europee, continueranno a stare con questo partito».
Chi si muove di sicuro, al di qua del Tirreno, sono i circoli territoriali. Organizzano per l'11 luglio una assemblea aperta a iscritti, eletti e cittadini per discutere «le idee per un partito democratico sardo che possa diventare efficace strumento per la realizzazione di politiche riformiste». L'appuntamento, fissato nella sede regionale del Pd a Cagliari, è stato preceduto da un incontro informale a Sestu da cui è emersa la necessità di un ruolo più attivo e anche di una maggiore apertura del partito. Con tutta l'insoddisfazione per le modalità con cui sono state avanzate le candidature per le segreterie nazionali e regionali. In particolare, tutto messo nero su bianco su una nota, si critica il fatto che «i candidati si siano proposti senza, contestualmente, esporre il loro progetto politico e che i comitati a sostegno delle candidature si siano prontamente schierati sui nomi, con le proposte ancore inespresse».
(mamu)
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