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giovedì 2 luglio 2009

È battaglia sul collegato alla Finanziaria
Opposizione all'attacco: «Inconcludente»
Replica da destra: Polemiche da cortile

di Marco Murgia

Non investe, taglia. Non dà risposte ai problemi della Sardegna: casomai accontenta questo o quello a seconda della convenienza, secondo vecchi schemi clientelari. È «omnibus», «disorganico», «inclemente», «bancomat», «marziano». In una parola, «scollegato»: per dire che il centrosinistra al completo parla del collegato alla Finanziaria 2009 non c'è bene. Significa che sul documento da 123 milioni di euro presentato dalla Giunta Cappellacci sarà battaglia. I consiglieri regionali dell'opposizione, dalle Sinistre all'Italia dei Valori passando per il Pd, mettono in campo il fronte unico annunciato due giorni fa con l'intenzione di affrontare «le vere emergenze dell'isola». E far saltare il banco previsto dal governatore: cioè piano casa, modifiche al ppr, piano alberghi entro la metà di luglio. Con un ragionamento semplice: le priorità, dicono, sono altre.

A esempio, le 330 aziende che hanno chiesto gli ammortizzatori sociali in Sardegna, ricorda Franco Sabatini; la cassa integrazione «cresciuta del 500 per cento negli ultimi mese», dice Giampaolo Diana; il lavoro che non c'è, ricorda Luciano Uras, e la disoccupazione che ha ripreso a crescere. Sono gli argomenti che saranno il contenuto di una mozione da presentare al massimo entro oggi: per la convocazione dell'assemblea e il dibattito pubblico sulle emergenze economiche e sociali dell'isola. Da discutere prima del maxi-collegato, secondo la definizione degli uffici del Consiglio regionale: «Non lasceremo l'aula sino alla conclusione di questa discussione», avverte Adriano Salis per l'Italia dei Valori.

Il contrasto al lavoro di «questa maggioranza inconcludente, una delle tante escort a difesa del potere centrale», dice l'ex assessore Gian Valerio Sanna, si concretizzerà poi con la presentazione di oltre 2000 emendamenti: da presentare in Aula dopo un incontro con le sindacati, già programmato per lunedì, e la riunione di tutti i consiglieri dell'opposizione prevista per la prossima settimana. Non va giù il rifiuto del centrodestra di sentire in audizione le parti sociali e gli enti locali: indicato come un segnale di difficoltà a risolvere i problemi, «c'è tutta la consapevolezza che il documento non offra risposte», dice Francesca Barracciu, «e indica la scarsa rappresentatività della maggioranza e della Giunta».

Non salvano praticamente niente, di quel documento. Neppure il nome: «Non si tratta tecnicamente di un collegato», dice il capogruppo del Pd Mario Bruno, «perché non è inserito in un ordine del giorno approvato dal Consiglio. Secondo l'assessore Giorgio La Spisa non è neanche una manovra bis perché prevede la spesa di soli 100 milioni di euro». Di fatto, allora, «è un disegno di legge omnibus, più scollegato che collegato. Una manovra che, per coprire il disavanzo, va a incidere sulla finanziaria con circa un miliardo di euro, mentre non dà alcuna risposta ai problemi del lavoro, dell'industria e del precariato». Quei 123 milioni di euro di spesa, aggiunge il capogruppo Idv Salis, «non sono cosa da poco in un guazzabuglio di modifiche normative delle quali non abbiamo nemmeno ricevuto i riferimenti legislativi».

Roba da «marziani», secondo il capogruppo delle Sinistre Uras: «Arriva dalla galassia e come tutti gli extraterrestri che piovono sul pianeta non lo conoscono: non c'è una risposta sul lavoro, una sul precariato. È velleitario e provocatorio pensare che possa arrivare in aula entro 15 giorni: lo affronteremo con lo studio, perché deve essere utile per la Sardegna e non per la porpaganda di questa Giunta che non si sa nemmeno bene da chi sia composta».

La reazione dal centrodestra: «Sterili polemiche da cortile»

Dall'assessore La Spisa in giù è solo il Pdl a replicare, visto che Udc e Riformatori avrebbero mostrato in commissione qualche disappunto per la consegna in ritardo del documento. Ma le risposte sono comunque dure: «È paradossale», dice l'esponente della Giunta, «che a dare lezioni di finanza pubblica siano coloro che negli anni scorsi hanno sistematicamente avallato una gestione del bilancio che ad oggi ci costringe a verificare un disavanzo di due miliardi e 400 milioni di euro. Continuiamo a insistere nell'indicare il disegno di legge attualmente in discussione, come una semplice manovra correttiva e integrativa rispetto al bilancio approvato due mesi fa. Se la polemica dovesse continuare con i toni strumentali che ha usato l'opposizione in questi giorni non ci tireremo indietro. Sarebbe più costruttivo se la minoranza si coinvolgesse per discutere insieme i problemi della Sardegna, non per partecipare a sterili polemiche da cortile».

Sulla stessa linea il capogruppo in Consiglio Mario Diana: l'azione dell'opposizione «si caratterizza in toto con lo stile mostrato dal centrosinistra fin dall'inizio della legislatura, fondato sull'assunzione di posizioni strumentali per cercare di coprire la mancanza di proposte alternative a quelle messe in campo dalla Giunta regionale. Appare a dir poco surreale e mossa probabilmente dall'invidia l'accusa di voler evitare la concertazione. Giova, infatti, ricordare all'opposizione cosa accadeva nella passata legislatura, quando il centrosinistra era al governo, non soltanto in Giunta ma anche in Commissione Bilancio, quando era il centrodestra a battersi nel tentativo, quasi sempre vano, di ottenere un confronto con le parti sociali. Oggi che quel confronto avviene a cadenza quotidiana, la minoranza non sembra o, meglio, non vuole vederlo».

«Una opposizione senza idee e senza proposte», secondo la consigliera azzurra Simona De Francisci. Per la giornalista prestata alla politica «gli strumenti a disposizione dell'opposizione potrebbero essere il dialogo e la proposta seria e costruttiva. Presentare 2.000 emendamenti, ritardando i lavori dell'aula, significa voler male alla Sardegna e ai sardi, in un momento di grave crisi come quello che stiamo vivendo. L'ostruzionismo fine a se stesso è sinonimo di carenza di idee e di progetti. Il problema vero è che questo centrosinistra persevera nella cultura della protesta e dell'opposizione sterile».

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