martedì 30 giugno 2009
di Gian Carlo Tusceri
Un albergo fantascientifico appeso sul mare nell'ex arsenale militare, risanato a suon di centinaia di milioni di euro, un altro a 5 stelle che dovrebbe essere concluso dove c'era prima un fatiscente ospedale militare, un futuro turistico che stava per esplodere a livello mondiale, per dare un calcio definitivamente alla cultura assistenzialista governativa, oggi nuovamente in discussione: questa è l'isola di La Maddalena, nelle Bocche di Bonifacio, ancora frastornata dopo l'incredibile leggerezza con cui il presidente del consiglio, con il solito colpo ad effetto, ha deciso di trasferire altrove il G8. Lavori appesi qui, ricostruzione ancora tutta da effettuare lì.
L'Aquila ovviamente non potrà dare nulla nei prossimi tre mesi, e certo non per sua colpa, per la riuscita di una manifestazione di questo tipo, a meno che Berlusconi non intenda sfruttare quel momento per passare col cappello in mano a chiedere ai grandi della terra ciò che per sete di “grandeur” e sempre per evidenti scopi propagandistici, ha inizialmente rigettato, forte, ora, del tragico contesto di volti disperati che si stringeranno intorno, chiedendo soccorso.
La Maddalena, per contro, ha scoperto di avere invece una sola certezza: avrà in una rete di gallerie scavate nel granito, e fino a ieri al servizio della base USA, a poche centinaia di metri, dai due grandi alberghi citati, un deposito di chissà cosa… Armi nucleari? Scorie radioattive in piccole bare di piombo, in vista di un proliferare più volte anticipato dall'attuale governo delle centrali nucleari di ultima generazione?
Se così non fosse, d'altra parte, non si capirebbe per quale motivo la Marina Militare e il Governo pretendano di mantenerne contro ogni logica la destinazione d'uso, in maniera tanto caparbia di quel sito, se veramente a trecento metri si pensa di valorizzare la diportistica d'alto bordo, per una borghesia da prima pagina che faccia il paio con la Costa Smeralda.
Il sindaco di La Maddalena Angelo Comiti, che al fine di scongiurare una simile iattura si è battuto come un leone quando al timone della Regione sarda c'era Renato Soru, ora con Cappellacci si sente in parte spiazzato.
L'incongruenza di fondo pare non potersi risolvere. Allora ci si domanda se per caso il presidente del consiglio dei ministri, che già aveva provato a dirottare il G8 a Napoli, poi a Pratica di Mare, e ora finalmente all'Aquila, non abbia veramente in testa qualche altra trovata molto vicina all'ipotesi avanzata, e che, quindi, non abbia voluto scientemente “consacrare” dal punto di vista turistico, a livello mondiale quest'isola, per evitare poi di dover arretrare sul fronte delle gallerie su cui dovrà esser posto il segreto militare.
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