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martedì 30 giugno 2009

Cemento, mattone e fedeltà a Roma
Ugo Cappellacci e i suoi cento giorni:
turismo e sanità chiusi nel cassetto,
conta solo il Piano Casa del governo

di Marco Murgia

Cento giorni e non sentirli. Fare finta di niente e non sentire i mugugni dentro la sua stessa maggioranza, che ci sono e sono forti al di là del semplice rimpasto in Giunta dopo appena tre mesi di governo. Non sentire le accuse di immobilismo, perché si è scelto il basso profilo e il lavoro silenzioso: come scritto da Ugo Cappellacci, presidente della Regione, su L'Unione Sarda. Far finta di non sentire le contestazioni a La Maddalena, per non aver detto una parola quando il premier amico spostava il G8 dall'arcipelago sardo all'Abruzzo. Non pressare l'esecutivo dell'amico Berlusconi per la crisi della chimica: eppure lo Stato un po' di voce in capitolo con l'Eni dovrebbe averla. Non rispondere alle richieste di incontro con i presidenti delle Province, con qualcuno di loro costretto a scrivere al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Spenta la candelina in un salotto romano, letteralmente, per festeggiare il traguardo e non sentire altro se non la voce di Roma. Cento giorni e non sentirli: per quanto impalpabili. Il prossimo traguardo annunciato è l'arrivo del disegno di legge sul Piano Casa in Consiglio regionale, previsto per metà luglio. Farina di viale Trento? Giusto un po': «Il piano», spiega Cappellacci, «ha recepito integralmente le linee del governo, con alcuni elementi migliorativi». Accoglibili anche da Palazzo Chigi perché per prima l'isola si era proposta come apripista, quando ancora tutte le altre Regioni si opponevano all'idea del governo: basta che quegli elementi non disturbino troppo.

Con il piano paesaggistico regionale e le conferenze territoriali per la nuova stesura, è il fiore all'occhiello della giunta di centrodestra. L'unica cosa su cui presidente e assessori si sono impegnati sul serio. Lo avevano promesso, Cappellacci e Berlusconi, durante la campagna elettorale: insieme a tante altre cosette che passano in secondo piano dietro al rilancio dell'economia, tutto incentrato sull'edilizia. Il ballo del mattone, senza offesa per Rita Pavone.

Tutto il resto dopo, quando ci sarà tempo. Turismo, sanità: se n'era parlato eccome, durante la campagna elettorale di gennaio e febbraio. Sul primo, qualcosa si è fatto: l'eliminazione della tassa sul lusso, primo atto della legislatura insieme al cambio dello stemma della Regione su tutti i documenti istituzionali. Roba buona per far dimenticare in fretta la precedente legislatura, quella guidata da Renato Soru: cancellare, prima di tutto.

Risultati niente. Nel settore turistico - che sarebbe dovuto essere primario, almeno a sentire le dichiarazioni pre-elettorali - le previsioni sono in linea con i dati dello scorso anno. Lo sottolinea la Confcommercio cagliaritana, per bocca del presidente Giancarlo Deidda: tutto nonostante l'aumento del traffico passeggeri nell'aeroporto di Elmas. C'è la crisi, certo: sembra colpire soprattutto gli italiani, anche se alcune ricerche assicurano che oltre il 70 per cento partirà con destinazione località balneari.

Le previsioni per il sud dell'isola, però, non portano rassicurazionii: non una catastrofe ma «anche quest'anno gli operatori dovranno fare i conti, per quanto riguarda le prenotazioni, con la mancanza di dati certi e con la riduzione del periodo di permanenza dei turisti stranieri che, sempre di più, scelgono il sud della Sardegna ma non riescono a bilanciare la perdita netta attesa di turisti italiani, sia nel numero di arrivi che nelle presenze». Previsioni che arrivano dalla ricerca del centro studi dell'associazione, che ha spedito alle strutture alberghiere della città una scheda nella quale confrontare l'andamento di primi mesi del 2009 con lo stesso periodo dell'anno precedente.

Gli operatori che finora hanno risposto hanno indicato un andamento in linea con il risultato del 2008 e, crisi e maltempo a parte, hanno evidenziato alcune criticità tra cui la carenza di attrattive cittadine, la mancanza di promozione e la concorrenza di altre tipologie ricettive, insieme alla mancanza di iniziative e di eventi di forte richiamo: se si considera che i maggiori festival isolani hanno ricevuto risposta sui finanziamenti pubblici appena una settimana fa, il gioco è quasi fatto.

Allora, sottolinea Deidda, «serve un'azione più incisiva della Regione di promozione della destinazione Sardegna». «Le prime previsioni sulla stagione estiva 2009 non fanno che confermare il delicato momento del settore. Ma è già positivo che ci stiamo attestando sui risultati 2008, vista la sfavorevole congiuntura internazionale. E questo non è certo casuale: gli operatori hanno investito molto (e i risultati cominciano a vedersi) su sistemi di prenotazione veloci, sulla capacità e sulla qualità di risposta, in generale sulla soddisfazione del cliente. Il successo dell'aeroporto di Cagliari ha fatto il resto, confermandosi come una porta d'accesso al sud dell'Isola sempre piu' strategica e richiesta».

Operatori pronti, ma la Regione? «Se queste sono le previsioni resta ancora molto da fare sul fronte della promozione. Ormai il turismo riveste sul Pil regionale una grossa importanza, portando significative ricadute sul territorio e qui il ruolo della Regione è essenziale: occorrono un intervento immediato e azioni forti finalizzati a rivedere e promuovere meglio la destinazione Sardegna ed emerge la necessità di continuare a investire nei mercati più importanti, in quelli emergenti (Russia e i Paesi del Nord Europa) e in quelli che più brillantemente hanno reagito alla crisi, tra cui Olanda e Svizzera. Dove, tra l'altro, la nostra presenza può avere incoraggianti prospettive di crescita».

Altro argomento, la sanità. In questo caso sono i sindacati, Cgil-Fp, Cisl-Fps e Uil-Fpl, a chiedere un confronto urgente con l'assessore regionale Antonello Liori. Lamentano «l'assenza di segnali di disponibilità» e annunciano in assenza di risposte immediate la proclamazione dello stato di agitazione e la mobilitazione del settore. I segretari regionali Giovanni Pinna, Antonio Masu e Adolfo Tocco denunciano la «caccia ai fannulloni in corsia» da parte dell'assessore che, però, «ha dovuto riconoscere la grave carenza di personale infermieristico». I sindacati esprimono preoccupazione per «l'incertezza sulla prospettiva del servizio sanitario, anche alla luce delle politiche del governo legate ad un modello di federalismo non solidale. Il punto più critico resta la crisi degli organici», ma allarme è pure «per gli annunci di ulteriori tagli ai posti letto».

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