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martedì 30 giugno 2009

Chimica, legame spezzato con l'Isola
Deputati in tour con mission impossible:
salvare migliaia di lavoratori a rischio

La commissione Attività produttive della Camera è approdata nell'Isola per valutare il futuro della chimica sarda. Scopo della missione: individuare eventuali iniziative per salvaguardare e qualificare i poli sardi della chimica, che comprendono anche le linee produttive di Assemini, Sarroch e Ottana. Allo stato attuale, una mission, se non impossible, quanto meno difficile da realizzare. In ballo c'è il futuro della chimica, ma soprattutto il destino di migliaia di lavoratori intrappolati nell'incertezza occupazionale.

Ieri, una delegazione della commissione è sbarcata a Porto Torres per un tour di consultazioni con le istituzioni locali. Con il presidente leghista Andrea Gibelli c'erano anche i deputati Ludovico Vico del Partito democratico e Catia Polidori del Popolo delle libertà. «La Sardegna deve essere inserita in un processo di reindustrializzazione per competere sul mercato» - ha detto il presidente della commissione Attività produttive, intervenuto nell'aula del consiglio comunale di Porto Torres.

«Questo tavolo - ha detto Gibelli - è un centro di ascolto, dev'essere un punto di partenza che diventa un tavolo permanente. Siamo qui per raccogliere soluzioni proposte da voi, verificarle insieme al governo e fare da tramite per trovare un punto di equilibrio». Ad ascoltare l'intervento, oltre il sindaco Luciano Mura, c'erano anche i rappresentanti regionali dei sindacati confederali e i parlamentari sardi Giulio Calvisi e Paolo Fadda.

La mission in terra sarda si inserisce in un contesto più ampio di consultazioni e audizioni utile a tracciare un quadro generale della chimica in Italia. Secondo Gibelli, la crisi della chimica è un problema «serio di difficile soluzione: in Italia si spendono soldi in settori non più produttivi, ma non ci possiamo permettere di cancellare le realtà esistenti con un colpo di penna». Appunto. Tanto è vero che lo sciopero generale proclamato dai sindacati confederali per il prossimo 10 luglio, resta confermato.

La Regione, per parte sua, non va oltre le frasi di circostanza: «La chimica è strategica per la Sardegna e per l'Italia - ha sottolineato Andreina Farris, assessore regionale all'Industria - come ha già detto il ministro Scajola ma nell'isola, dove costituisce una parte del sistema integrato, dobbiamo prestare particolare attenzione per evitare l'effetto domino e la perdita di cinquemila posti di lavoro».

Peccato che nessuno si sia soffermato sul mancato invito della Sardegna al tavolo nazionale della chimica convocato dal ministro Scajola lo scorso 22 aprile. Lo stesso ministro che in campagna elettorale, per sostenere il candidato presidente Ugo Cappellacci, prometteva mari e monti. L'unica mission in cui si sono dimostrati particolarmente attivi nell'Isola.

Con parole che denotano una certa memoria corta, l'assessore Andreina Farris, rilancia: «È inaccettabile fermare il sito di Porto Torres. La Regione è interessata a risolvere il problema e nel caso di Porto Torres occorre ragionare ad un livello nazionale perché la chimica è strategica per la Sardegna, ma anche per l'intero Paese». E per sottolineare quanto sia strategica snocciola i numeri dei lavoratori avvolti nello spettro della disoccupazione: 5.000 posti di lavoro tra Assemini, Ottana e Porto Torres; 1.600 dipendenti diretti, 1.500 delle imprese d'appalto che operano giornalmente all'interno degli impianti e 2.000 dell'indotto.

Eppure l'ottimismo regna sovrano. Nonostante l'unico legame attivo per la chimica sarda sia quello politico, più che istituzionale, con il ministro Scajola: «Stiamo lavorando in costante sintonia per sciogliere alcuni nodi importanti che riguardano il costo dell'energia, in particolare la partita sul Virtual power plant e sulle bonifiche, per le quali occorre abbreviare i tempi e sulle possibilità di riassorbimento dei lavoratori».

(cinzia isola)

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