venerdì 26 giugno 2009
Attacco su due fronti, in difesa della scuola pubblica. Obiettivo: il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini e i suoi decreti. Non è l'ennesima azione degli studenti dell'Onda, nessuna manifestazione di piazza: almeno per ora. La via è quella istituzionale, con una mozione in Consiglio regionale e una interrogazione alla Camera. Protagonisti gli esponenti del Partito democratico in via Roma e la parlamentare Pd Amalia Schirru. In difesa della scuola pubblica, quindi, e soprattutto della scuola pubblica in Sardegna: dove sono a rischio, a partire dal prossimo anno scolastico, oltre 2200 posti di lavoro tra docenti e personale tecnico-amministrativo. Con tutte le conseguenze del caso per la qualità della didattica, i servizi e l'offerta per il diritto allo studio.
Contro la scure Gelmini serve una vertenza con il governo nazionale di Silvio Berlusconi. È quanto chiede la mozione presentata dai consiglieri regionali del Partito democratico, con la firma in testa di Marco Espa. Secondo il documento la Giunta guidata da Ugo Cappellacci dovrà «procedere con la massima urgenza ad aprire una vertenza con Roma per assicurare il diritto allo studio a tutti i ragazzi sardi adottando un piano generale di riqualificazione che impedisca la chiusura delle scuole». In più si dovranno «assumere iniziative per sostenere le rivendicazioni degli insegnanti e del personale non docente precari per assicurare la stabilizzazione occupazionale». Ancora, la Regione dovrà «tutelare il diritto allo studio degli studenti con disabilità attraverso provvedimenti non rispondenti a meri calcoli ragionieristici per non fare passi indietro sui diritti costituzionali ormai storicamente acquisiti della pari opportunità»: sono circa 4.500 in tutta l'isola.
«I tagli sulla scuola», sottolinea Espa, «hanno una ricaduta pesantissima sulla società soprattutto delle zone meno sviluppate dell'isola. Chiudere una scuola, creare le pluriclassi, ha ripercussioni negative sul tessuto sociale dei nostri piccoli paesi». Senza contare le conseguenze sul piano occupazionale, se si considera che «lo stesso direttore scolastico regionale ha riferito alla commissione consiliare che non vi sarà un turn over del personale della scuola in seguito ai pensionamenti».
Quello targato Gelmini, dicono i consiglieri regionali democratici, è un salto indietro nel tempo più che una riforma: con la cancellazione di tutti i diritti conquistati negli anni. Soprattutto, continua Espa, quelli «degli alunni con disabilità rischiano di essere annullati: proprio oggi che sono sempre più numerosi i giovani con disabilità in grado di arrivare alla laurea». Occorre, ha concluso Espa, organizzare subito una seconda Conferenza della scuola per affrontare le gravi questioni aperte.
È questione che interessa tutto il partito. Secondo il capogruppo Mario Bruno, il problema della scuola ha la stessa importanza della crisi dell'industria nell'isola: «Il Consiglio regionale deve affrontare col massimo impegno le due questioni: la scuola è una priorità assoluta. Non crediamo a una scuola centralista, ma federalista e autonoma». È questione di diritti da garantire a tutti, ribadisce Antonio Solinas, con un occhio particolare alle zone interne dove la questione dei tagli e degli accorpamenti è ancora più sentita: «Il sistema scolastico è in crisi e occorre una azione forte per garantire la pari opportunità formativa a tutti i giovani della Sardegna, garantendo i diritti costituzionali».
Quello che serve è un dibattito in Consiglio, sottolinea Giuseppe Cuccu, «perché dobbiamo pretendere un intervento della Giunta per aprire una vertenza con il Governo». Vale lo stesso per Francesca Barracciu: «Il Pd», ricorda l'ex segretaria, «ha sempre posto al centro delle proprie politiche la scuola e oggi vuole rompere un silenzio gravissimo che aleggia su questo tema. La Regione ha il diritto ed il dovere di rivendicare con il Governo la specificità della Sardegna anche in tema della scuola: purtroppo la Giunta è silente».
Il punto è proprio questo: ce lo vedete Cappellacci aprire una vertenza con il governo Berlusconi? Tanto vale passare al grado successivo, e portare direttamente il problema all'attenzione del Parlamento. Lo fa Schirru, con una interrogazione che per ora è discussa nella commissione Cultura di Montecitorio: la deputata chiede «chiarimenti su come il ministro intenda assicurare le attività culturali citate dal decreto Gelmini».
«La legge Gelmini 169 del 2009», ricorda Schirru, «prevede l'introduzione del maestro unico nella scuola primaria e l'opzione delle famiglie per un programma di insegnamento pari a 24 ore alla settimana. La rimodulazione del tempo scuola, dove le famiglie possono optare per un modello articolato di 24, 27 e 30 ore fino a 40 per il tempo pieno e la diversa organizzazione del lavoro ad esso correlato avranno un riflesso sul rapporto oggi esistente tra scuola e territorio, con riflessi sulle dinamiche occupazionali per quanti operano nel settore culturale e formativo e collaborano al progetto educativo: artisti, operatori, animatori, mediatori culturali, maestranze tecniche che intervengono con diverse attività, in particolare sulla formazione dei bambini in condizioni di disagio. Molte associazioni avevano rivolto già nei mesi scorsi, un appello al Governo e alle commissioni competenti, chiedendo l'apertura di un dialogo costruttivo al fine di assicurare la prosecuzione e il rafforzamento delle esperienze che, attraverso la fruizione e la pratica dei linguaggi artistici, aiutano a combattere il triste fenomeno della dispersione scolastica, fanno crescere i cittadini di oggi e rendono più capaci i cittadini di domani, a beneficio della qualità della vita e della stessa società».
Molte richieste e risposte che continuano a mancare: «Dopo i silenzi colpevoli del Governo, le promesse vane, nemmeno oggi è stato in grado di rispondere esaustivamente alle nostre richieste. La risposta del Governo, infatti, è stata del tutto insoddisfacente. Dietro il discorso della modulazione dell'orario scolastico, nulla vieta di ricorrere alla pratica artistica culturale, anche al fine di consolidare il legame esistente con il territorio a vantaggio dello sviluppo interculturale, che si può realizzare nell'ambito dell'autonomia scolastica, in raccordo con la regione ed enti locali ma e specie con le risorse finanziarie di questi ultimi. Ho avuto modo più volte di rimarcare quanto gravi siano le ripercussioni sul tessuto sociale sardo. Non si può più nascondere ormai che l'unico vero obiettivo di questa riforma sia lo smantellamento della scuola pubblica e la mortificazione di tutte le buone pratiche che si erano consolidate».
(mamu)
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