mercoledì 24 giugno 2009
di Cinzia Isola
Sceglie ancora l'epistola, Roberto Deriu. Una mitraglietta che spara parole a salve, ma che arrivano al cuore della politica regionale della Giunta Cappellacci. Dopo l'appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente della provincia di Nuoro e dell'Unione province sarde, ritorna all'attacco.
Cappellacci non risponde?Lui continua a sollecitare il governatore sardo a mezzo stampa, in attesa del tanto agognato incontro vis a vis. «Nessuna delle cinque lettere inviate, né l'appello pubblico, né la richiesta di intervento del presidente Napolitano ha trovato risposta diretta, sia pure per un breve cenno di riscontro », si lamenta Deriu, che ricorda a Cappellacci il suo dichiarato impegno per ridurre i fattori di conflitto tra «la politica e la società e tra i livelli di governo».
E allora ecco sul piatto della crisi, i punti nevralgici del territorio nuorese. E non solo: «La Sardegna è l'unica regione d'Italia dove non esiste compartecipazione delle province alle entrate derivanti dall'Irpef e dall'Iva, che dunque vanno interamente ed esclusivamente alla Regione». Ma Deriu tiene a sottolineare soprattutto le criticità del suo territorio: Pil al di sotto della media sarda, ad esempio, pari a 17.300 euro pro capite contro 20.300.
«Le ore di cassa integrazione - ricorda Deriu - negli ultimi dodici mesi, sono cresciute in provincia di Nuoro del 54 per cento, passando da 1.699.932 a 2.620.314, collocando la Provincia di Nuoro al primo posto fra le province sarde, per dato assoluto. Incremento - sottolinea il presidente della provincia nuorese - che conferma la sua drammaticità se raffrontato al fatto che gli addetti della Provincia sono 40mila, contro i 175 mila della Provincia di Cagliari ed i 115 mila della Provincia di Sassari».
Nel mirino anche infrastrutture e trasporti: «Per le infrastrutture abbiamo richiesto un incontro con la Regione per il rispetto dell'accordo di programma del 2007, tra il Governo centrale , la Regione e la Provincia di Nuoro, per il riordino delle infrastrutture dell'area di Ottana-Bolotana e Noragugume, che impegna la Regione al finanziamento di 2 milioni di euro per la realizzazione dei progetti predisposti dal Consorzio Industriale grazie al contributo della Provincia che ha già versato i 200mila euro di sua competenza».
«Per i trasporti - spiega Deriu - è necessario l'impegno della Regione, per la definizione di una rete efficiente e competitiva, in grado di abbattere i costi e rendere competitivo il consorzio industriale provinciale». Ma non è finita: «Il mondo rurale ed al suo interno il comparto agropastorale soffre disagi e difficoltà sulle quali è necessario intervenire e confrontarsi». E ancora i tagli nella scuola e il blocco dei finanziamenti della legge 20/2005 (72 milioni di euro): «Impedisce l'attuazione di programmi di ricerca di lavoro ed inserimento lavorativo capaci di sostenere il reddito di più di mille famiglie nella sola Provincia di Nuoro e diecimila in Sardegna».
Inoltre, secondo Deriu non è più rinviabile l'analisi dello stato dell'aria, dell'acqua e del suolo: «Sono necessari interventi di depurazione e bonifica per impedire qualunque rischio alla salute pubblica. È inoltre evidente che l'azione di monitoraggio, depurazione e bonifica che riguarda le acque della Media Valle del Tirso non interessa solo la Provincia di Nuoro ma comprende l'Alto Campidano ed oltre».
La querelle a mezzo stampa era iniziata nei giorni scorsi: cadute nel vuoto le richieste di un incontro con Cappellacci, Roberto Deriu ha inviato una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per chiedere il suo autorevole intervento. Insomma: «la condotta omissiva di Cappellacci» lede i principi costituzionali?Una provocazione che Cappellacci non sembra aver gradito: «Un virus da protagonismo - ha replicato - sembra contagiare molti rappresentanti istituzionali. Tra questi il presidente della Provincia di Nuoro che sembra avere un unico obiettivo: incontrarmi. E arriva al punto da invocare l'intervento del Presidente della Repubblica per la pretesa lesione del doveroso confronto politico-istituzionale».
(red)
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