venerdì 19 giugno 2009
di Cinzia Isola
La storia infinita del Campus, come ogni telenovela, che si interrompe sempre sul più bello, può contare su un altro episodio. Ad aprire il confronto sulla nuova serie, puntando inconsapevolmente i riflettori sulla celebre incompiuta, l'incontro pubblico “La città degli studenti d'Europa. Cagliari futura”, forum organizzato dall'Urban center a Palazzo Siotto.
La presentazione dell'indagine condotta da tre studenti universitari iscritti al comitato di studi sulla città , inaugurato recentemente, è un ottimo pretesto per riavviare la discussione su un tema caro agli studenti. Caro, nel senso monetario del termine: ogni anno centinaia di studenti, si dice duemila, restano dentro le graduatorie degli aventi diritto, ma fuori dalle case dello studente. Sottodimensionate rispetto alle richieste e alle necessità di migliaia di studenti fuori sede. Costretti a pagare onerosi affitti, spesso in nero, per poter studiare in città.
Il titolo della mini inchiesta sul mondo universitario lasciava ben sperare: “Cagliari città universitaria europea: analogie e confronti, la società degli studenti”. Peccato che, nelle conclusioni, le riflessioni degli studenti abbiano voluto giocare col fuoco delle provocazioni, bruciandosi con ipotesi azzardate e fantasiose, ad essere clementi. Tutto parte dal confronto tra l'offerta universitaria dell'Ateneo cagliaritano e le università di Bristol e Valencia. Due modelli differenti, ma efficaci ed efficienti: la prima interprete dello studentato “diffuso”, la seconda utile ad introdurre l'ipotesi del campus “separato” in città.
Ed è proprio da qui che è scaturita l'ipotesi finale di un campus da realizzare a Sant'Elia: ma non, come anticipato nelle pagine del Sardegna, al posto del Betile. Bensì nei parcheggi dello stadio. Sembra uno scherzo ma, assicurano gli studenti, voleva essere solo una provocazione. Si capisce. Ma, al di là dell'improbabile location, il problema non è questo. Da anni si parla di studenti al centro della città e poi si vorrebbero trasferire in una delle aree più problematiche della città. Come se non bastasse l'incubo quotidiano di tanti studenti costretti alla periferica mensa di via Premuda, dove negli anni non sono mancati episodi di violenza gratuita, scaturita dalle gravi condizioni di degrado sociale del quartiere.
Non a caso il neo Rettore Giovanni Melis, alla prima uscita pubblica, ha manifestato palesi perplessità: «Ho capito la provocazione, ma l'idea del Campus a Sant'Elia mi ha un po' preoccupato». Un intervento breve ma incentrato sul vecchio progetto arenato nelle stanze del potere, dove si sono consumate in danno degli studenti, le beghe politiche di Comune e Regione. Fino a pochi mesi fa vestite di diverso colore. Il progetto dell'ex semoleria, quello disegnato dall'architetto brasiliano Paulo Mendes da Rocha e finanziato dall'Ersu. Lo stesso a cui la Regione, guidata dall'allora governo Soru, diede il via libera nell'aprile del 2007.
«Io lo dissi al presidente dell'Ersu - ricorda Giovanni Melis - “io al tuo posto avrei già scavato, poi si sarebbero fatte le varianti”». Da questo punto di vista il Rettore è categorico: «Sono assolutamente d'accordo con la realizzazione del Campus a La Playa - sottolinea Melis - non si può più dilazionare la realizzazione di mille posti letto, al di là delle cubature». Già, le cubature. Sono state proprio queste lo scoglio della versione ufficiale, quella tecnica. La giustificazione allo stallo tutto politico.
Ne ripercorriamo brevemente le tappe principali. L'idea di realizzare un campus risale al 1999, le risorse (17milioni di euro) furono recuperate. Un progettino da 220 posti letto da realizzare insieme al centro direzionale dell'Ersu nell'area dell'ex semoleria. In mezzo c'erano anche un albergo e dei parcheggi. Corollario mal visto dai più e rigettato dal consiglio d'amministrazione dell'Ersu. Nel 2006 l'idea allarga gli orizzonti. Nell'area dovrà sorgere un campus da mille posti letto con strutture e servizi interamente dedicati agli studenti: mensa, sale studio, auditorium, aree verdi e parcheggi interrati. Cresce il volume dell'affare e cresce quello delle cubature. Troppo, alla fine, per il Comune di Cagliari, che blocca il piano.
Il progetto, che porta la firma eccellente del premio Pritzker 2006, Paulo Mendes Da Rocha, viene bloccato. Il 2008 è l'anno chiave di tutta la vicenda. Che non riguarda solo il campus universitario, ma anche la riqualificazione del quartiere di Sant'Elia e la costruzione del museo regionale dell'arte nuragica Betile. Ovvero, l'Accordo di programma tra Regione e Comune che l'allora presidente Renato Soru e l'attuale sindaco Emilio Floris avevano sottoscritto a marzo del 2008. Ma le elezioni regionali, si avvicinano. Tanto basta a far sfumare un piano da 180milioni di euro per la città di Cagliari. Da qui, il colpo di scena: neanche un mese dopo, il 24 aprile, la maggioranza di centrodestra del Consiglio comunale boccia l'iniziativa del sindaco, boicottando la ratifica dell'Accordo.
Ritorniamo quindi ai giorni nostri. Con il Campus mai dimenticato dai diretti interessati, gli studenti. L'indagine degli studenti aderenti all'Urban center, come detto, è un pretesto. Ma è un ottimo pretesto per riaprire il confronto sul futuro della città universitaria che Cagliari vorrebbe incarnare. Stefano Gregorini, Andrea Deidda e Andrea De Guio - gli autori dell'indagine - servendosi di Facebook hanno raccolto 282 questionari compilati dagli studenti.
Domande semplici, che servono a misurare efficacemente il malcontento che serpeggia nel mondo accademico. “Sei soddisfatto delle strutture universitarie (mense, spazi sportivi)?Risposta: 219 no (78%), 63 sì (22%). Agli studenti si è chiesto poi di indicare i servizi più carenti dell'Università: in cima i trasporti (46%), a seguire gli spazi di aggregazione (28%), le agevolazioni fiscali (17,5%), la mensa (8,5%). Infine la domanda chiave: “Credi sia meglio un campus integrato oppure un complesso a se stante”?Le risposte non lasciano dubbi: il 78% opta per il campus integrato, il 22% sceglie il complesso a se stante. Gli studenti del piccolissimo campione preferirebbero il campus integrato, quello che dovrebbe coinvolgere i quartieri storici di Castello, Stampace e Marina.
Le riflessioni degli studenti hanno favorito l'intervento degli ospiti. Tra questi Gianfranco Carboni, presidente della circoscrizione centro storico: «Le due ipotesi, campus diffuso e campus separato, non si escludono, ma c'è un fatto che invece non va trascurato: circa duemila studenti aventi diritto non riescono ad accedere alle case dello studente». Decisamente sottotono politico l'intervento dell'assessore all'urbanistica del Comune, Gianni Campus. Non entra nel merito della querelle politica. Ma con la padronanza, che gli è consueta, dispensa pillole di saggezza. In particolare quando osserva che «l'Isola è stata penalizzata dalla storia, ma non dalla geografia». E che «la città deve essere consapevole degli studenti che ospita, ma soprattutto consapevole di essere una città». E ancor più quando sottolinea che «l'Università è un antidoto al sottosviluppo».
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari