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martedì 16 giugno 2009

Pd, travaglio in vista del congresso
Sulla scena irrompe Walter Veltroni
Barracciu dice sì al richiamo dell'ex

di Cinzia Isola

A urne ancora roventi il Partito democratico butta benzina sul fuoco. Quel tanto che basta a mescolare, con scarso tempismo, le carte della battaglia politica con quelle dello scontro interno. Proprio alla vigilia dei ballottaggi del 21 e 22 giugno, che coinvolgeranno 99 comuni e 22 provincie italiane. Le batoste non sembrano alterare gli equilibri o gli squilibri di un partito a caccia di identità. Quella che prima o poi dovrà consegnare nelle mani di elettori e simpatizzanti, se davvero vorrà conquistarne la fiducia.

Le parole chiave dello scontro interno, in fondo, sono sempre le stesse della politica old style. Basta dire congresso per scatenare reazioni a catena, forse esplosive, dentro l'ampolla delle correnti e delle alchimie di partito. Pier Luigi Bersani si candida alla segreteria, Massimo D'Alema lo sostiene ma è pronto, in caso di emergenza nazionale, al "sacrificio" personale. Anna Finocchiaro, pur apprezzando il passaggio ponte di Dario Franceschini (che cautamente glissa sull'argomento), non esclude “affatto” di candidarsi al congresso di ottobre.

Se insoddisfatti, basta nominare Ignazio Marino, noto per la battaglia laica sul testamento biologico, per solleticare la candidatura di contrasto della devota Paola Binetti. Per difendere, dice, i «valori cattolici». Con questa giustificazione si profila quindi una candidatura teodem: «per la guida morale del partito». A rompere le “scoordinate” dell'asse Pd, (e)x comunisti - y democristiani, ci penserebbe l'ambientalista Ermete Realacci. Anche lui, per l'occasione, pronto a correre. Nel frattempo, l'incognita silente Francesco Rutelli trova giusto il tempo per criticare l'ultima decisione del Partito democratico: entrare nell'Asde , Alleanza dei socialisti e democratici, al Parlamento europeo.

A chiudere il cerchio l'apparizione virtuale di Walter Veltroni che, da Facebook, rilancia la sua discesa in campo: «Sono passati due anni, dal Lingotto. Il tempo, da quel giorno, non è trascorso invano. Il popolo delle primarie ha fatto nascere il Partito Democratico, in Italia c'è finalmente una grande forza che unisce le tradizioni e le nuove idee dei riformisti. Il sogno che alcuni di noi coltivavano da anni si è realizzato».

Nella premessa si può intravedere la vera essenza del Pd: un sogno, che si è trasformato in incubo nella continua fuga dalla realtà : davvero in Italia c'è “finalmente una grande forza che unisce le tradizioni e le nuove idee dei riformisti”?. Per fortuna la sveglia funziona ancora, in casa Pd. E Veltroni è costretto ad ammettere lo stato di crisi permanente: se ritorna, dice, è perché avverte che il progetto “è messo in discussione”: «È perché sento che attorno ad esso si muovono richiami antichi, perché le tensioni tornano e aumentano, perché si arriva a dire che forse sarebbe meglio lasciar perdere il Pd oppure ridurne le ambizioni trasformandolo in un frammento minoritario di uno schieramento senza un disegno riformista».

Lecito, per carità, ma sogna ancora Veltroni. Sogna, o forse si illude, quando auspica «un partito senza ex di nulla, senza correnti e personalismi, senza vecchie e paralizzanti logiche figlie di un tempo superato. Semplicemente e per sempre superato». Sembra decisamente scollegato dalla realtà, che racconta tutto un altro partito: il frutto, mal riuscito, di una fusione controproducente. In termini programmatici, probabilmente. In termini di riscontro elettorale certamente. L'autosufficienza si è rivelata, poi, la batosta più sonora. Con un Partito democratico costretto a rincorrere tutti, dopo aver scacciato alcuni. Impegnato in improbabili fughe verso l'Udc, che fa opposizione in Parlamento ma poi combina alleanze ai ballottaggi per le amministrative: da nord a sud, con il Popolo delle libertà di Silvio Berlusconi.

Veltroni coglie lucidamente, invece, la delusione dell'aspirante popolo democratico. E la confusione che, nell'incapacità di gestirla, ha disorientato i militanti, i simpatizzanti. Ed è per riportare sulla scena il progetto del Pd che torna in campo con un'iniziativa pubblica, il 2 luglio pomeriggio al Centro Congressi Capranica. Veltroni ha assicurato che non sarà una riunione di corrente. E i nomi dei partecipanti sembrano incarnare la voglia di un reale cambiamento: Francesca Barracciu, Tito Boeri, Sergio Chiamparino, Paolo Gentiloni, Pietro Ichino, Andrea Martella, David Sassoli, Aldo Schiavone, Debora Serracchiani.

La corsa per la segreteria è già cominciata. E in rete, tra gli internauti, tra i commentatori assidui dei blog, dei quotidiani, la notizia ha ricevuto più critiche che consensi. Gli allenatori delle squadre pronte a scendere in campo per conquistare la segreteria, sono guardati con sospetto. Allo stesso Veltroni si ricorda la sua, solo annunciata, ritirata in Africa. Insomma, più che un congresso, servirebbe una seduta di gruppo dall'analista. Certo è che al termine del congresso-conclave, sarebbe bene organizzare nei paraggi anche la cosiddetta “Stanza delle lacrime”: quella dove il neo eletto Papa può dare sfogo alla commozione e all'ansia per la responsabilità assunta.

(red)

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