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martedì 16 giugno 2009

Nuove promesse per La Maddalena post G8
Pili&Co.: «Le opere sono tutte confermate»
Il Pd presenta 13 emendamenti alla Camera:
«Fondi spariti, certezze su tempi e risorse»

di Marco Murgia

È questione tutta romana. Sul futuro della Maddalena e del nord Sardegna la Regione non conta nulla: Ugo Cappellacci neppure risponde agli inviti della presidente della provincia gallurese, Pietrina Murrighile, per discutere della situazione del territorio. Lei parla di sgarbo istituzionale, ma è niente al confronto della decisione di Silvio Berlusconi di trasferire il G8 a L'Aquila senza neancheavvisare il governatore. Ecco: tutte le conseguenze dello scippo - fondi spariti, opere da completare, imprese da pagare - sono ancora da discutere. Ci sarebbe più del tanto per un fronte unico dei parlamentari isolani a Roma, il decreto legge sull'Abruzzo ha iniziato ieri il suo iter di approvazione alla Camera, ma così non è: con tanti saluti ai proclami sull'unità di intenti in vista del bene comune, buoni solo per le celebrazioni dell'autonomia regionale e dell'autogoverno.

La realtà è altra cosa: la Sardegna dipende dal governo nazionale in tutto e per tutto, e guai a opporsi alle decisioni del premier. I primi cento giorni della giunta Cappellacci sono la dimostrazione lampante: in attesa della realizzazione delle promesse a gran voce del Cavaliere in campagna elettorale, a febbraio, e niente di più. C'è chi ci crede ancora, i sardi del Pdl; e chi non ci ha mai creduto, i deputati del Pd. Risultato: incertezza totale, in attesa di nuove da Roma.

Sul fatto che saranno buone non hanno dubbi i parlamentari del Popolo della Libertà: annunciano che tutte le opere prospettate per la Maddalena e quelle che sarebbero dovute essere collaterali al G8 saranno completate. «Sono tutte confermate», sottolineano Mauro Pili, Settimo Nizzi, Bruno Murgia, Paolo Vella (c'è anche lui, tra i parlamentari eletti in Sardegna: imposto da Berlusconi dopo l'approvazione di nuovi lavori a Villa Certosa, avvenuta quando erano già completati), Carmelo Porcu e Piero Testoni. Hanno parlato, alla vigilia della discussione conclusiva alla Camera del decreto, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè, delegato Cipe: che ha confermato che tutto procederà secondo i programmi iniziali e che le opere saranno a carico dello Stato. Niente di scritto, niente nero su bianco: in sostanza, c'è poco da stare tranquilli.

Soprattutto c'è poco da fidarsi, sottolineano i parlamentari dell'opposizione: in Aula presenteranno tredici emendamenti, quelli rimasti in piedi dopo la scrematura per accelerare i lavori. In Sardegna servono certezze, è il ragionamento. Ma la partenza non è delle migliori, visto che nel Pdl assicurano che tutto sarà completato con risorse stanziate dallo Stato. A mettere i puntini sulle i sono i deputati del Pd Giulio Calvisi, Guido Melis e Caterina Pes. Parlano da Olbia a nome di tutti i colleghi: e assicurano che il problema non è tanto lo spostamento del G8 quanto la sottrazione dei fondi assegnati all'isola che sono stati dirottati altrove.

« Pensiamo che i fondi previsti in origine per il G8 maddalenino siano finiti nel Fondo Strategico allocato presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Un fondo cospicuo, da nove miliardi di euro». Quanto debba arrivare in Sardegna non è stabilito: «Per ora, stando ai provvedimenti in campo, i fondi non ci sono. Il Pdl parla di accreditamento dei fondi Fas come se fosse una cortesia che viene fatta alla Sardegna. Dimenticano che sono soldi della Sardegna. E che le strade non si fanno con i comunicati stampa». Il riferimento è tutto alla Sassari-Olbia: «Il finanziamento, infatti, era stato disposto dal Governo Prodi: ora devono restituire i soldi. È un'opera collaterale al G8 anche se qualcuno (Pili, ndr) tenta di spacciare come intervento previsto nell'ambito dei festeggiamenti dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Senza gli emendamenti non vi sarà la Sassari-Olbia e non ci saranno le misure per le imprese».

Il Pd chiede che il decreto Abruzzo contenga una specifica garanzia sui tempi e sulle risorse disponibili, ma anche tutela per le imprese esecutrici dei lavori: «Al momento le uniche ad aver percepito i fondi stanziati sono quelle appaltatrici, per le subappaltatrici non vi è il becco di un quattrino e si tratta soprattutto di ditte sarde. Chiediamo anche dei risarcimenti per gli albergatori, i ristoratori, chiunque abbia creduto nel rilancio dell'isola attraverso il summit». Dalla fiction alla realtà il passo è breve. La prima, sottolinea Melis, è quella orchestrata da Berlusconi: uno scippo studiato, perché «voleva trasferirlo fin dall'inizio, prima a Napoli e oggi a L'Aquila. La tragedia del subappalto, invece, è reale. I grandi appaltatori non hanno problemi ma gli altri sì».

Chi li tocca con mano, tutti i giorni, è il sindaco Angelo Comiti. Un esempio su tutti: «L'ex ospedale militare rischia di diventare una cattedrale nel deserto. Ci sono problemi che ne impediscono il concreto utilizzo e che vanno eliminati perché solo così si potrà fare un bando di affidamento. Dovremo discutere delle opere collaterali il prossimo 23 giugno nella conferenza di servizi che è stata rimandata per ben cinque volte. Il Governo deve fare la sua parte, deve dare risorse. Non possono esserci solo i fondi Fas».

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