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martedì 16 giugno 2009

Giovannino Melis Rettore a sorpresa?
Ha iniziato vincere sfidando Mistretta
quando nessuno osava affrontarlo
E ora dalla transizione alla democrazia

di Gianni Loy

Facile dire: sorpresa, quando dalle urne esce un candidato che non corrisponde a quello che veniva dato per favorito. Ed invece il successo di Giovanni Melis nella corsa al Rettorato è tutt'altro che una sorpresa.

Per meglio comprenderlo occorre risalire alle penultime elezioni, quando “Giovannino” lanciò con azzardo il guanto di sfida al principe Mistretta. Fu sconfitto, ma ottenne un ottimo risultato. Troppo superficialmente, allora, si disse che aveva raccolto i voti di chi non voleva più votare per Pasquale Mistretta. In parte vero. Ma fu l'unico a scendere in campo, mentre altri pretendenti, di fronte all'impossibilità dell'impresa, preferirono attendere in panchina tempi migliori.

Il suo successo di oggi nasce in quel momento. Poiché ebbe modo di conoscere l'elettorato, di capirne gli umori, le aspettative, virtù e difetti, allacciare relazioni che col tempo ha saputo coltivare. Quella esperienza ha costituito la base di partenza per la ultima, decisiva, sfida, quando ormai l'avversario invincibile, malgré soi, è stato costretto dall'anagrafe a tirarsi da parte e sul rettilineo finale si è avventata, sgomitando, una agguerrita pattuglia di pretendenti.

In fondo, anche il giovane Mistretta, a suo tempo, aveva percorso la medesima strada, quando azzardò un primo, difficile, tentativo contro il potente Rettore dell'epoca . Ciò, però, gli aveva consentito di tastare il polso dell'elettorato, di fargli acquisire esperienza, prima di quello che sarebbe stato l'affondo decisivo in occasione delle elezioni successive.

Il prof. Melis, quell'affollata volata avrebbe anche potuto perderla. Avrà avuto anche un po' di fortuna, che non guasta mai, ma soprattutto ha avuto il merito e la tenacia di non cedere mai. La sua ambizione, detto in senso positivo, gli ha dato la forza di non arrendersi tutte le volte che la strada si inerpicava. Ed alla fine ha vinto, nettamente, senza se e senza ma, grazie sopratutto a se stesso.

Queste elezioni offrono alcuni spunti di riflessione. Segnano, definitivamente, il superamento del vecchio modo di eleggere il rettore. Un tempo poteva essere facilmente barattato, anche la notte prima del voto, tra i rappresentanti dei pochi elettori. Ciò deriva, evidentemente, anche dall'ormai incontrollabile estensione del corpo elettorale. Segna e sconta l'irrompere degli studenti, il maggior peso delle categorie entrate a far parte del corpo elettorale, come i ricercatori, il personale amministrativo. Queste elezioni testimoniano anche il fatto che la politica incomincia a premere sempre più insistentemente sulla vita universitaria. Ma dimostra anche che la tradizione di autonomia, almeno per ora, prevale. Pertanto, questo Rettore non è certamente espressione di coalizioni politiche esterne.

Ma non è stato neppure un vero voto di opinione anche se, negli ultimi round, tale aspetto si è affacciato, positivamente, con una certa forza. Anche le corporazioni interne, quelle accademiche, le facoltà ed altri gruppi di pressione, quelle che, tradizionalmente, erano in grado di influire in maniera spesso decisiva, si sono spese. Alcune hanno tentato di chiamare a raccolta, soprattutto quelle che esprimevano candidati, ma anche la loro capacità di catalizzare adesioni è stata, in fin dei conti, assai limitata.

In definitiva, hanno prevalso le caratteristiche, le capacità, i programmi dei candidati. Le caratteristiche e gli appeals individuali hanno avuto la meglio sugli interessi dei gruppi di pressione. Un tempo, qualche decennio fa, prima dell'era Mistretta, ci si chiedeva se il Rettore lo avrebbe espresso quella o quell'altra Facoltà. Ed invece è diventato Rettore colui che, senza poter contare sull'appoggio decisivo di un cartello, perché neppure le facoltà del Polo di viale Sant'Ignazio sono state decisive, ha saputo raccogliere, ad uno ad uno, i consensi di un elettorato quanto mai eterogeneo e poco disposto ad accodarsi a giochi di scuderia.

Ciò, mi induce a pensare che sarà possibile contare su di un Rettore eletto senza troppe cambiali, o almeno così spero. E se così fosse potrà affrontare con maggiori risorse, il principale compito che lo attende: quello di operare la transizione alla democrazia.

Senza voler qui neppure accennare al complesso bilancio, fatto di luci ed ombre, dell'era Mistretta, certo è che il suo metodo di governo era improntato allo spirito del principe assoluto, e che tutto ciò dovrà cambiare. E che non sarà facile, a cominciare dall'inventario di quanto, tra qualche mese, lascerà al suo erede, proprio stato colui che con più costanza si è contrapposto alla monarchia elargitoria del suo predecessore. Non sarà un'impresa facile!

Non posso unirmi al coro di chi si affretta a dargli consigli. Per due motivi. Il primo è che chi vince una competizione così lunga e faticosa ha certamente, di suo, idee e programmi di governo che, semmai, occorrerà calibrare più avanti, quando impatteranno sulla realtà delle cose e delle persone, quando dovrà fare i conti con grandi e piccole sacche di resistenza che, inevitabilmente, gli si presenteranno davanti.

Il secondo motivo è che, in prima istanza, avevo scommesso su un altro candidato, che nel passato i miei rapporti con il nuovo rettore non sono stati dei migliori, per utilizzare un eufemismo, e che non ho mai amato salire sul carro del vincitore.

Voglio scommettere, però, sull'ottimismo, in una fase che dovrà vederci tutti impegnati per salvare l'università pubblica, la nostra università pubblica. Quindi auguri al Rettore, o meglio: in bocca al lupo! in bocca al lupo!

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