mercoledì 10 giugno 2009
Sciopero generale dei settori produttivi della Sardegna entro i primi dieci giorni di luglio, è deciso. Messo nero su bianco durante l'assemblea unitaria di quadri e dirigenti di Cgil, Cisl e Uil: tutto scritto in un documento che invita le segreterie a fissare data e modalità della giornata di mobilitazione. Si farà, anche se il presidente della Regione Ugo Cappellacci convoca per la prossima settimana un incontro con le associazioni dei lavoratori: obiettivo, «una presa di coscienza comune delle radici lontane di questa crisi e definire contenuti e istanze con cui presentarci al confronto col Governo nazionale». Parole del governatore, ma non bastano: «Non ci fermeremo alle sole convocazioni d'incontro», è la risposta di Enzo Costa per la Cgil, «questo è un movimento che nasce oggi e non si fermerà sino a quando non avremo risultati concreti da portare ai lavoratori».
La strada illustrata davanti a circa 1300 iscritti è lunga. Porta sino a Roma: «Vogliamo portare la crisi sarda a Palazzo Chigi per l'apertura di un tavolo nazionale che dia forza alle rivendicazioni della Sardegna», dice Costa, «perché la crisi non si può risolvere tutta in casa nostra ma occorrono interventi, non solo finanziari quanto legislativi».
La prima fermata in questa via Crucis moderna è in viale Trento. Lo sottolinea il segretario della Cisl Mario Medde: secondo il sindacato bianco è «quanto mai urgente un incontro con il presidente della Giunta regionale Ugo Cappellacci, per programmare un nuovo confronto Stato-Regione sul rilancio delle attività produttive, in particolare l'industria, e per firmare un nuovo accordo quadro di programma per la salvaguardia dei siti produttivi esistenti». «L'apertura di una nuova fase di mobilitazione sui temi del lavoro della sicurezza e dello sviluppo», aggiunge Francesca Ticca della Uil, «servirà per sensibilizzare la classe politica a tutti i livelli, puntando al rispetto della tabella di marcia degli impegni già definiti in precedenti occasioni».
La replica di Cappellacci è accomodante: «Le preoccupazioni reiterate dai sindacati per una situazione che continua a registrare punte di sofferenza sociale e di difficoltà economiche per l'apparato produttivo isolano sono più che condivisibili e richiedono un'accelerazione delle risposte da parte di tutti i soggetti coinvolti. In quest'ottica, senza fughe dalle responsabilità che ci competono, mi pare opportuno un approfondimento in tempi rapidi dei temi affrontati per concordare un'azione congiunta con l'obiettivo di presentarci al tavolo di confronto nazionale con una proposta condivisa e che rafforzi le richieste della Sardegna, sia in ordine alla soluzione per le principali emergenze produttive e occupazionali sia per cominciare a delineare una programmazione di medio lungo termine».
Eppure non basta: lo sciopero generale si farà. E sarà preceduto, il 24, dallo stop del settore della chimica. Quella è una vertenza nazionale, ma gli obiettivi dei lavoratori sono gli stessi: la Regione perché pressi il governo che dovrebbe pressare Eni. Cioè sé stesso: unico modo per salvare il comparto.
(red)
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