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sabato 30 maggio 2009

Economia a rilento e cresce la povertà
Nel rapporto Crenos previsioni dure:
«Nell'isola crisi inevitabilmente severa»

Avanza ma lentamente, troppo. Piccoli passettini in avanti, ma ben al di sotto delle aspettative: di sicuro senza riuscire a trovare una strada per uno sviluppo sostenuto. Nel frattempo nell'isola crescono povertà e ricorso alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria. L'analisi del 16esimo Rapporto sull'economia della Sardegna del Crenos non lascia spazio a interpretazioni. Il Pil, a esempio: negli ultimi cinque anni la Sardegna ha sì guadagnato posizioni rispetto all'aggregato nazionale, ma in misura notevolmente inferiore rispetto a quanto registrato negli anni precedenti.

Signore e signori, la crisi in Sardegna. La presentano, con il documento preparato dal centro studi delle università di Cagliari e Sassari, il direttore Stefano Usai e la collega Anna Maria Pinna: «Il guadagno relativo totale è di solo 1,1 punti percentuali». L'analisi della produttività, poi, mette a nudo le gravi difficoltà del tessuto produttivo: «Ora come ora bisogna cercare di difendere la struttura industriale, specie nel comparto del turismo e in quello agroalimentare. Poi fare investimenti a lungo periodo». Secondo la ricerca, infatti, nell'isola la competitività è bassa, e così la produttività, soprattutto perché la Sardegna continua a presentare carenze gravi nei cosiddetti «fattori di produttività di lungo periodo». Quei fattori, cioè, che concorrono a determinare la capacità di produrre reddito, e quindi ricchezza: infrastrutture, capitale umano, capacità tecnologica e innovazione.

Le notizie peggiori arrivano dal mercato del lavoro: nell'ultimo anno è tornata a crescere la disoccupazione (12,2 per cento), specie fra la popolazione maschile. Tra le provincie che più risentono della crisi quelle di Cagliari e Sassari, con i loro poli industriali che hanno fatto registrare un'alta crescita del ricorso agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione: 170 per cento in più a Cagliari, 200 in più a Sassari).

L'unico vero dato positivo riguarda il settore turistico: l'analisi del Crenos rivela che il 2007 ha superato le attese e smentito le previsioni pessimistiche di inizio stagione. Ma la crisi planetaria si è sentita e si sentirà anche in Sardegna: «Secondo le prime stime, il 2008 non è stato un buon anno e nemmeno il 2009 lo sarà, in particolare per il comparto alberghiero e per l'arrivo di stranieri».

Insomma, la battuta d'arresto per la crescita della Sardegna che non viene risparmiata dagli effetti del collasso del sistema finanziario deve ancora arrivare: secondo il rapporto, l'isola attraverserà «una crisi regionale inevitabilmente severa». La Sardegna, infatti, contrariamente al mezzogiorno, nel periodo 2004-2007 è cresciuta meno anche rispetto alle stime (0,2 per cento contro lo 0,6 per cento), con dinamiche al ribasso soprattutto in termini di produttività, sempre al di sotto delle altre regioni meridionali e del resto d'Italia. In particolare, per gli economisti del Crenos l'isola ha guadagnato, negli ultimi cinque anni, qualche posizione sul Pil in campo nazionale, ma in misura notevolmente inferiore rispetto a periodi precedenti: «Si tratta di avanzamenti molto lenti e inseriti in una dinamica altalenante, a conferma che l'economia isolana ancora non trova una strada per avviare un processo di sviluppo sostenuto».

Tutto incluso, il saldo è negativo. Basta guardare le previsioni sul turismo: gli economisti prevedono, infatti, perfomances al ribasso per il comparto isolano, in particolare nel settore alberghiero e per la componente straniera. A livello regionale, le stime intravvedono un calo del 6,9 per cento con picchi quasi del 10 punti percentuali negli alberghi, accompagnati da una flessione degli arrivi di turisti dall'estero parti al 6,9 per cento.

(red)

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