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giovedì 28 maggio 2009

Rockwool, stop ai licenziamenti in fabbrica
via alla cassa integrazione straordinaria
La Regione strappa un accordo tampone

di Cinzia Isola

La disponibilità, quella, non manca mai. E allora eccolo il presidente Cappellacci affrontare sotto casa gli operai in lotta della Rockwool, una delle tante “rogne” che nei prossimi mesi si manifesterà sotto il palazzo della Regione. Sono lì, i lavoratori, a presidiare il palazzo del potere, in attesa dell'incontro con i vertici dell'azienda di Iglesias. Lui ci parla, li ascolta. Peccato che il video, prontamente caricato sul sito istituzionale della Regione, sia “muto”. Solo immagini, niente audio, dello scambio di battute tra i lavoratori e il presidente.

Tanto più che le uniche dichiarazioni pubblicate dalle agenzie di stampa, sono di lì a poco smentite dai fatti: «Conosco i vostri problemi, nella tarda mattinata si riunirà il Comitato di crisi la cui convocazione era in calendario dalla scorsa settimana, dopo il vertice con i sindacati». Esatto. Peccato non si sia presentato, come più tardi hanno denunciato in una nota ufficiale Cgil, Cisl e Uil: «Sono sempre più frequenti episodi e situazioni in cui la Giunta regionale dimostra di non avere giusta consapevolezza e dovuta attenzione per il momento dell'elaborazione e della messa a punto di proposte concrete per arginare la crisi economica, produttiva e occupazionale della Sardegna. L'ultima occasione in ordine di tempo la Giunta regionale l'ha persa stamattina».

Eppure, in mattinata, si era nascosto davanti ai lavoratori proprio dietro a quell'incontro: «Il comitato di crisi da me presieduto - aveva precisato Cappellacci - è composto dagli assessori dell'Industria, del Lavoro e del Bilancio e si riunisce per trovare soluzioni a problemi che sono difficili e complessi come quello che riguarda Rockwool». Invece, come sottolineano i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, Piero Cossu, Giovanni Matta e Roberto Straullu: «Ha disertato l'incontro il presidente Cappellacci che ha preferito occuparsi di questioni aziendali, pure importanti, ma le cui soluzioni potranno essere definite dentro un quadro di misure unitarie che riguardano tutti i territori e i diversi settori economici».

Secondo i sindacati confederali, «di questo passo non si andrà lontano». Il motivo è semplice: «In questa emergenza, infatti, si ha bisogno soprattutto di una visione complessiva delle difficoltà e delle misure da adottare per superarle. Solamente in questo modo unitario e concertato - sottolineano Cgil, Cisl e Uil - l'industria sarda potrà uscire da una crisi conclamata, con effetti dirompenti sul versante della tenuta sociale e su quello dell'occupazione e del lavoro». I numeri sono utili a quantificare il disagio:« I dati Istat attribuiscono all'isola la peggiore performance rispetto a tutte le regioni del Meridione, col crollo del Pil e soprattutto degli occupati». Ci sono poi migliaia di lavoratori in cassa integrazione: 4mila, quelli coinvolti nel recente accordo sottoscritto con l'assessorato del Lavoro in materia di cig in deroga. E le imprese: 354 coinvolte in una crisi «senza precedenti», ribadiscono i sindacati.

Ma tant'è. Cappellacci ha disertato l'incontro programmato con i sindacati e opportunamente annunciato ai lavoratori. Ai quali ha cercato di spacciare impegno, in assenza di risposte certe: «In serata incontreremo l'amministratore della vostra fabbrica e aldilà del nostro impegno, che sarà massimo, è evidente - ha detto, mettendo le mani avanti - che non è una decisione che riguarda solo la Regione». Certo, esistono gli ammortizzatori sociali, ha ricordato. E, qui, Cappellacci , ha ammesso le tare del sistema: «In qualche caso la macchina burocratica troppo lenta nell'emergenza, l'unità di crisi serve anche per risolvere questo problema». La stessa unità di crisi di cui è presidente. La stessa alla quale non si è presentato, scatenando la reazione del sindacato.

Alla fine, nel pomeriggio, la Regione sarda e Rockwool hanno sottoscritto un accordo: sospensione immediata delle procedure di licenziamento e apertura immediata della procedura della cassa integrazione guadagni straordinaria. «Inoltre - secondo quanto riferisce la Regione - la proprietà danese dell'industria di Iglesias, dove erano impiegati 200 lavoratori tra diretti e indiretti, si impegna a individuare con la Regione eventuali soluzioni alternative alla definitiva chiusura dello stabilimento di Iglesias». Un impegno che per ora ha prodotto solamente altra cassa integrazione.

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