mercoledì 27 maggio 2009
Si fermano tutti. Si ferma la Camera dove, ironia della sorte, quando arriva la notizia della tragedia alla Saras il presidente Gianfranco Fini sta parlando di sicurezza sul lavoro: un minuto di silenzio per ricordare i tre operai deceduti a Sarroch, ultimi di una lista da tempo troppo lunga. Si ferma il Senato, si ferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: da Firenze chiama il prefetto di Cagliari per sapere di più sul dramma in Sardegna e per esprimere cordoglio ai familiari. Quello è comune a tutti: segretari di partito, rappresentanti del governo, parti sociali e datoriali. C'è il cordoglio di tutti, ma il silenzio lascia presto spazio alle polemiche. Il gioco delle parti anche davanti alla morte.
L'argomento è di quelli spinosi: non più tardi di due settimane fa il ministro del Welfare Maurizio Sacconi aveva criticato il Testo unico sulla sicurezza approvato dal governo Prodi poco prima della caduta dell'esecutivo nazionale. Prese i fischi di una parte della platea, alla Fiera di Roma. Risposta del ministro: «Risparmiate ossigeno per il cervello», rivolto soprattutto alla Cgil. Dopo la tragedia della Saras, il pensiero è uno solo: l'incidente mortale «conferma la necessità di adeguati investimenti in formazione e in informazione da parte delle imprese affinché ciascun lavoratore abbia piena consapevolezza di tutto ciò che può costituire pericolo per la sua salute. Ora sono doverosi i piu' attenti e scrupolosi accertamenti sulle responsabilità».
Non che Sacconi potesse dire molto di più. Accertamento rapido di cause e responsabilità chiede anche il segretario del Partito democratico Dario Franceschini: è un fatto «che ci colpisce duramente. Perdere la vita esercitando un proprio diritto e' una cosa inaccettabile: Quanto accaduto deve spingere a tenere alta la guardia sulla sicurezza sul lavoro che deve essere un tema sempre al centro dell'attenzione della politica e del legislatore. Soprattutto oggi, quando la morsa della crisi si fa sentire con maggior forza e cresce il rischio di uno scambio tra le tutele sul lavoro con la possibilità di lavorare, è necessario chiedere a gran voce più controlli e più rigore». Sulla stessa linea anche Pier Luigi Bersani, ieri nel nord Sardegna per la campagna elettorale in vista delle europee: «Non possiamo che ripeterci: è intollerabile che si muoia lavorando. Quel che si è fatto non basta, bisogna fare di più».
A sinistra non si va tanto per il sottile, e si torna allo smantellamento del testo unico da parte dell'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi: «In Italia», dice Claudio Fava per Sinistra e Libertà, «gli omicidi bianchi stanno crescendo vertiginosamente ma questa è l'unica sicurezza di cui il governo non ha il pudore di parlare». A rincarare la dose è il compagno di partito Nichi Vendola. Per il governatore della Puglia «l'ennesimo incidente sul lavoro è una sconfitta per l'intera comunità. Una strage continua e insopportabile ed è particolarmente vergognoso che mentre in Italia ci sono 1300 morti e migliaia di incidenti sul lavoro all'anno, l'unico impegno del Governo è quello di ridurre le sanzioni e i controlli alle aziende».
«Il primo pensiero è di cordoglio per le famiglie», ribadisce l'ex ministro Paolo Ferrero: ma «detto questo, è evidente che l'impegno sulla sicurezza nei posti di lavoro non ha la centralità che dovrebbe avere». Per il segretario di Rifondazione comunista «è evidente il fatto che il governo stia continuamente riproponendo provvedimenti e modifiche della legge sulla sicurezza sul lavoro che vanno nella direzione delle depenalizzazioni dei datori di lavoro. Non a caso, Berlusconi e i suoi ministri hanno lavorato concretamente per smantellare il Testo unico sulla sicurezza varato più di un anno fa dal governo Prodi: tutti fatti che evidentemente incentivano a continuare a ritenere che la vita dei lavoratori sia un fattore secondario dentro i bilanci delle aziende e non il primo bene da tutelare nei luoghi di lavoro». Senza mezzi termini anche Vittorio Agnoletto, che del Prc è capolista per le europee: «Non si possono piangere i morti e allo stesso tempo continuare ad aiutare le aziende che non tutelano la sicurezza dei lavoratori. Quanto accaduto è l'ennesima conseguenza di una logica produttiva e padronale che per massimizzare il profitto è disposta a rischiare vite umane. Il governo è responsabile di tutte queste situazioni per aver bloccato, modificato e sabotato il testo unico sulla sicurezza».
Per l'assunzione comune di responsabilità si schiera invece il leader nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani: davanti a fatti di questo tipo, dice, «siamo tutti un po' sconfitti e disarmati. Non te la cavi se anno dopo anno le morti sul lavoro non diminuiscono. La responsabilità chiama in causa tutti: se non vincessimo questa battaglia sarebbe una sconfitta morale, civile e culturale dell'intera collettività». Con una avvertenza: «La crisi in atto ha probabilmente allentato l'attenzione» sulla sicurezza ma «in questo senso è stato sbagliato mettere mano al testo unico che andava prima applicato e poi eventualmente cambiato».
D'accordo Renata Polverini, segretaria generale dell'Ugl: « L'impegno contro gli incidenti sul lavoro non può conoscere distrazioni e deve rimanere prioritario, nonostante la crisi economica e il silenzio che cala sistematicamente sul fenomeno degli infortuni più o meno gravi che siano. Occorre accelerare l'entrata in vigore del Testo unico perché ci sia certezza delle norme e severità delle sanzioni per chi si rende responsabile di negligenze tali da mettere rischio la vita delle persone che lavorano. Insistiamo sulla necessita' di favorire una maggiore cultura della sicurezza, che parta dall'insegnamento nelle scuole, e su maggiori controlli, anche alla luce delle tante attività che vengono date in appalto e dove possono allentarsi gli standard di sicurezza».
Profonda indignazione anche dalle segreterie nazionali di Cisl e Femca: «Constatiamo che gli appalti continuano a essere assegnati chiedendo il massimo ribasso e che a tale scopo si spingono i lavoratori a terminare i lavori in fretta senza fornire loro le adeguate misure di protezione. L'incidente di Sarroch è avvenuto in un impianto che doveva essere completamente bonificato e messo in sicurezza prima di inviare i lavoratori a operare». Per i sindacati «bisogna selezionare a monte le imprese e agire di più sulla prevenzione perché non è solo con enorme dragoniane ed opportune sanzioni che si possono evitare questi incidenti mortali. La Cisl e la Femca ribadiscono ancora una volta la necessità di unire tutte le forze sociali in una straordinaria battaglia per difendere il diritto alla salute ed alla sicurezza in tutti i posti di lavoro».
(mamu)
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