martedì 26 maggio 2009
di Cinzia Isola
Incontri intimi, in mezzo alla gente. La strategia politica del segretario Pd, Dario Franceschini, non è quella dei grandi numeri. Il messaggio è semplice e chiaro. Finanche ripetitivo. Dopo una pausa, più o meno ingiustificata, gli eredi dell'Ulivo puntano nuovamente tutto sul nemico numero uno, cercando di cavalcare un emergente, serpeggiante e, forse, rinnovato anti berlusconismo. Eppure, se non fosse per quel “lacché”, lanciato all'indirizzo del presidente Cappellacci, il tour elettorale del leader nazionale in vista delle europee dei prossimi 6 e 7 giugno, non avrebbe regalato grandi emozioni. Ma tanto basta ad animare un modesto dibattito politico intorno alla discesa in campo dei big: «Cappellacci è stato eletto per difendere la sua terra e si comporta come un lacché del presidente del Consiglio».
L'attacco di Dario Franceschini, lanciato da Monti all'indirizzo di Ugo Cappellacci ha scatenato l'immediata reazione del diretto interessato e di chi, a vario titolo, lo ha ritenuto genericamente offensivo per i sardi. Un botta e risposta che consentirà, poi, a Franceschini di spiegarsi meglio: «Io ho un quarto di sangue sardo, mia nonna era sarda, e proprio per questo non mi permetterei mai di offendere i sardi». A Cagliari, ritornerà sull'argomento: «Mi sembra un termine gentile, altro che lacché...», ha rincarato la dose, tra gli applausi di un piccolo manipolo di supporters, che lo seguiva in corteo dal Bastione fino in via Manno, dove si è concluso l'incontro.
Dopo Olbia e Sorgono, la tappa nel capoluogo riassume i temi toccati nel mini tour del segretario nazionale del Pd Dario Franceschini: «Berlusconi ormai si affida alle televisioni, dove non corre il rischio di incontri scomodi. Noi siamo riformatori, ma ciò non significa che non alziamo la voce per difendere le regole della democrazia o dell'equilibrio dei poteri. Noi alziamo la voce, senza timidezze, per difendere ciò che è stato costruito dalle nostre madri e dai nostri padri. E soprattutto abbiamo deciso di reintrodurre nella politica italiana la parola serietà. Io intendo sfidare Berlusconi sul piano della serietà, non sull'imbroglio, candidandomi per un seggio che poi dovrò abbandonare per incompatibilità». A questo proposito, Franceschini ha annunciato che il Partito democratico ha deciso di abolire dal proprio vocabolario la parola “conviene”.
«Oggi, grazie al voto di preferenza - aggiunge Franceschini in un eccesso di ottimismo - c'è la possibilità di eleggere uno o anche due candidati sardi al Parlamento europeo. Abbiamo usato il criterio della serietà per comporre le liste e scelto candidati che rimarranno tutti i cinque anni della legislatura». Il leader del Pd ha poi puntato sulla campagna spot permanente del premier: «La Sardegna deve misurare sui fatti la distanza siderale che c'è tra le cose promesse in campagna elettorale e quello avvenuto dopo».
Con venti minuti di ritardo, Franceschini ha raggiunto piazza Costituzione, accolto tra gli applausi. Piccola sosta al Bastione di San Remì per riassumere, davanti a numerosi cronisti, il Pd pensiero: «Vedo che il mio avversario è sempre più rancoroso e nervoso, perché pensava di potere, avendo i soldi, comprare tutto e tutti: il silenzio della stampa, le persone». Parla di un Berlusconi quasi avulso dalla realtà: «Io, girando, incontro uomini e donne straordinari che lavorano, vogliono fatti concreti dalla politica, sono pronti a impegnarsi per uscire dalla crisi e che soprattutto non saranno mai in vendita».
Secondo Franceschini, Berlusconi «dovrebbe concentrarsi sui problemi degli italiani e non sui propri e fare come tutti quelli che hanno responsabilità politiche del mondo, e cioè dire la verità», ha detto riferendosi al caso irrisolto della bella teenager Noemi Letizia. «Avvertiamo che il vento nel paese sta cambiando. Non se ne può più - ha sottolineato - di persone che dicono una cosa e che il giorno dopo dicono di non averla mai detta, che si occupano con grande attenzione e dispendio di tempo dei propri problemi e non invece dei problemi degli italiani».
La Sardegna, poi, non è una tappa qualunque. Franceschini intravede nell'Isola, tradita dalle promesse elettorali disattese da Silvio Berlusconi, terreno fertile per la riscossa dei democratici: «Mi pare che qui, in così poco tempo, si sia consumato tutto il tradimento delle promesse elettorali. Un'altra volta questa cattiva abitudine italiana che va eliminata, di fare promesse miracolose prima delle elezioni e poi non mantenerle. Sono state fatte telefonate davanti alle televisioni per risolvere il problema della chimica e per affrontare i problemi di questa regione - ha ricordato il segretario nazionale del Pd - che oggi invece è in una crisi industriale formidabile».
«Non ci sono risorse vere per completare i lavori a La Maddalena, nonostante il G8. La strada Olbia-Sassari - ha aggiunto Franceschini - che aspetta da tanto tempo e sulla quale sono state fatte promesse impegnative, non fa un passo avanti. Mi pare che anche in questo caso il presidente del Consiglio consideri i sardi un popolo di persone che non guardano i fatti, come se fossero da imbrogliare prima delle elezioni e da tradire dopo».
Un tema, questo, ripreso anche dalla candidata sarda nella circoscrizione delle Isole, Francesca Barracciu: «Ci auguriamo che i sardi, che stanno pagando il caro prezzo delle bugie elettorali del Pdl, mettano a frutto l'esperienza, purtroppo disastrosa, che i primissimi mesi di governo regionale ci hanno regalato. A poco servono le rassicurazioni di un premier che torna a parlare ai sardi solo perché ci sono nuove elezioni in vista e per elargire promesse che sveleranno, immediatamente dopo lo scrutinio elettorale, la loro inconsistenza».
Sull'accusa di essere un “lacché”, altro tema caldo della giornata, rivolto a Cappellacci, la Barracciu ha fatto sponda a Franceschini: «Se c'è qualcuno che ha offeso i sardi è proprio Cappellacci, con il suo atteggiamento servile. Adesso ci siamo svegliati, purtroppo male, ma ci siamo svegliati. E a poco a poco ci riprenderemo la Sardegna».
Bruno Dettori, l'altro candidato Pd sardo del collegio sardo-siciliano, ha focalizzato il suo intervento sull'emergenza verità che affligge il nostro paese. «Di bugie non se ne può più: c'è un'emergenza verità e noi la dobbiamo contrastare». Nella foga, anche Dettori, si è fatto prendere dall'ottimismo: «I candidati sardi sono veri. Questa volta - ha concluso - andranno in Europa».
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