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sabato 22 maggio 2009

Quando si passa ogni limite, è corretta
l'amara rinuncia al voto: contro
gli eurodeputati nullafacenti e strapagati

di Domenico Canu

Al momento sono deciso a non andare a votare per le europee, assumendomi tutte le responsabilità conseguenti a questo rifiuto di ciò che deve essere un dovere.

Ed è la prima volta che non vado a votare, per cui la goccia che ha fatto traboccare il vaso non è di poco conto. Principalmente è una protesta:

  1. ad un sistema elettorale che non si vuol cambiare;
  2. alla bassa considerazione che in Italia si è data negli ultimi anni al Parlamento europeo;
  3. per il vergognoso stipendio che noi italiani attribuiamo ai nostri europarlamentari: 144.084,36 euro netti/anno, ben 60.000 in più dei colleghi tedeschi e inglesi, 80.000 in più dei francesi e ben 100.000 euro in più di altre 10 nazioni.

E non parliamo di costi della vita inferiori della vita in Lettonia o Ungheria, in quanto con la stessa logica il divario con le nazioni più benestanti sarebbe ancora maggiore di 60.000-80.000 euro.

Ma ancora più grave è il comportamento dei nostri eletti, primi in assenteismo e ultimi (o quasi) in interventi. Solo una minoranza degli europarlamentari italiani è stato all'altezza della fiducia accordata. Sono quindi disgustato dallo specchietto per le allodole alias Berlusconi, ma anche Vendola, che raggira le norme europee che stabiliscono l'incompatibilità tra cariche politiche (provate a vedere se la Merkel, Brown o Zapatero fanno lo stesso gioco).

Mi sento europeo, riconosco il ruolo fondamentale per il nostro futuro, ma questo me lo garantiranno maggiormente i rappresentanti di altre nazioni con le quali mi sento vicino culturalmente. Per questo mi ribello, forse sbagliando ma rifiutandomi di prestarmi ai giochi di diversi partiti che relegano le elezioni europee a termometro dell'umore politico degli italiani.

Quando i tre punti sopra riportati verranno modificati riacquisterò fiducia verso i politici italiani che ci rappresenteranno a Strasburgo.

Anche a livello sardo poco si è fatto. Bene il PDL che presentando una sola candidata, che non è velina ma sempre espressione del populismo e dell'artificioso, potrebbe essere una rappresentante sarda. Meno bene il PD che decide una candidatura doppia più che per avere più voti per contrapporre due anime di un partito che tarda a diventare maggiorenne, cioè maturo e credibile.

Possibile non individuare una persona con esperienza politica che unisca, e non divida, e rappresenti un cosiddetto centrosinistra che si contrapponga all'attuale discutibile centrodestra? Tirando in causa addirittura lo “spirito di servizio”. Con questa atmosfera preferisco fermarmi. A poco servirà, ma se lo facessero in tanti qualcuno si vergognerà, ammesso che esista ancora un senso del pudore.

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