sabato 22 maggio 2009
di Marco Murgia
Il titoletto è di quelli accattivanti, in linea con lo stile del sito internet che ospita la bordata. Però la notizia postata ieri alle 17.22 su www.dagospia.com è di quelle destinate a far discutere. «Scherzetto “postumo” di Soru», recita il richiamo in home-page: anche se l'ex presidente della Regione c'entra solo di striscio. L'argomento è la legge Statutaria e la bocciatura della sua promulgazione da parte della Corte costituzionale. L'ex governatore in questo caso è solo spettatore, e chissà quanto interessato. Protagonisti, invece, Giunta e Consiglio regionale con tutta la maggioranza. Quella sentenza, salutata con favore dal centrodestra isolano dopo le pressioni al governo nazionale per l'impugnazione, potrebbe rivelarsi il boomerang di cui avevamo già scritto.
Dagospia parte da una domanda che sembra una boutade: «C'è aria di elezioni anticipate in Sardegna?». Roba che a guardare i numeri stratosferici di cui gode il centrodestra alla guida della Regione non sta né in cielo né in terra. Il punto, infatti, non è (ancora) la tenuta della maggioranza. Piuttosto gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale: «Soru», continua Dagospia, «si è infatti dimesso con un atto basato su una legge che in quanto illegittima ha prodotto atti illegittimi. Inoltre due consiglieri eletti con il Pdl, causa l'incompatibilità stabilità dalla statutaria, sono stati costretti a dimettersi dall'assemblea regionale per poter diventare assessori». Sono Giorgio La Spisa, al Bilancio, e Antonello Liori, alla Sanità: «C'è chi sostiene che per sanare la situazione basta un rimpasto, chi teme il ricorso alle urne».
Questione spinosa, senza dubbio: a prescindere dalle motivazioni del dispositivo della Consulta già, analizzate su “Altravoce” dall'avvocato Carlo Dore. A ingarbugliare la vicenda sono tutte le conseguenze che la sentenza potrebbe provocare. Ugo Cappellacci aveva sostenuto che non ci sarebbe stato almeno per ora nessuna modifica nella formazione della squadra di governo, nonostante sia decaduta l'incompatibilità tra la carica di assessore e quella di consigliere regionale.
Sulle dimissioni di Soru non sembrano esserci problemi. L'ex presidente aveva sì utilizzato la formula della Statutaria, ma la decisione si sarebbe potuta prendere ugualmente: formula o non formula, in sostanza, gli effetti coincidono. È sul resto che il pronunciamento della Consulta potrebbe pesare.
Da una parte è vero che le sentenze della Corte costituzionale valgono «pro futuro» e sono retroattive sino ai rapporti ancora pendenti, non per quelli esauriti. Dall'altra parte vale il fatto che quello della Consulta non è un annullamento semplice. L'illegittimità della promulgazione, così come deciso dai giudici romani, è un atto sostanziale: significa che la legge non esiste dall'inizio. Cioè, promulgazione illegittima uguale legge inesistente: quindi gli atti non sono annullabili, piuttosto nulli in origine.
Il punto è che su quella legge erano basati alcuni passaggi del processo elettorale messo in campo a febbraio: su tutti, proprio l'incompatibilità tra la carica di assessore e quella di consigliere. In teoria, con i termini non scaduti, La Spisa e Liori potrebbero presentare ricorso contro l'obbligo di abbandonare la poltrona nel palazzo di via Roma per entrare in viale Trento. Ugualmente, i big del Consiglio regionale - e nella maggioranza gli interessati sono parecchi - potrebbero iniziare a scalpitare per uno spazio in Giunta: da molti giudicata troppo tecnica e poco politica.
I prossimi passi potrebbero essere una serie di ricorsi non da poco. L'ultimo caso eclatante è quello di Andrea Biancareddu, consigliere regionale dell'Udc tornato tra i banchi dell'Assemblea in febbraio. L'avvocato sassarese aveva occupato un posto a Palazzo anche nella scorsa legislatura prima della sentenza della Corte Costituzionale che lo obbligò a lasciare spazio a Renato Lai: il pronunciamento arrivò al termine di una lunghissima trafila, tra ricorsi e controricorsi, sino ai più alti gradi giurisdizionali. In quel caso la Consulta disse, in sostanza, che in mancanza di una legge regionale si sarebbero dovute applicare le leggi dello Stato. Ora la norma regionale c'era, ma la promulgazione è stata bocciata dagli stessi giudici: «Un triplo paradosso», dice qualcuno.
Resta la questione degli equilibri in Giunta e in maggioranza. Prima o poi il rimpasto si farà, l'aveva ribadito anche Cappellacci: allora, come dice Dagospia, sarà «una nuova gatta da pelare». Per ora Soru «sta a guardare e forse comincia a divertirsi», come dice il sito di Roberto D'Agostino. Magari ancora no, ma presto qualche pensiero l'ex presidente potrebbe pure farlo.
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