venerdì 22 maggio 2009
di Marco Murgia
“Emetamento”: da ieri nei dizionari di italiano, indica un emendamento a metà. Sul trasferimento del G8 in Abruzzo il Governo se la cava con un provvedimento dell'ultimo minuto, un mezzo contentino. Dice questo, in sostanza: tutte le opere in programma per il vertice mondiale a La Maddalena, poi spostato a L'Aquila, saranno realizzate. Quelle già avviate più quelle «programmate e ivi da programmare nei limiti delle risorse rese disponibili dalla regione Sardegna e dagli enti locali». Berlusconi salva la capra, e la faccia, ma non i cavoli. Che sono nostri: infatti tutti i risparmi, anche quelli sardi, saranno «riassegnati ad un apposito fondo istituito presso la presidenza del Consiglio dei ministri» gestito da Guido Bertolaso. Ugo Cappellacci esulta, e con lui qualche parlamentare sardo del centrodestra. Quelli dell'opposizione, in prima fila i senatori Francesco Sanna e Gian Piero Scanu del Pd, denunciano l'ambiguità della norma e la «forte penalizzazione» per la Sardegna. Altro che scippo: è furto con destrezza.
Dunque, il decreto post-terremoto incassa il primo sì: ora il passaggio alla Camera, ma i giochi sono pressoché fatti. Di sicuro la partita è chiusa sull'articolo 17, quello che riguarda anche la Sardegna. Sul fatto che la norma sia ambigua, c'è poco da discutere. Sì, è scritto che le opere saranno completate: tanto quelle avviate quanto quelle programmate, però solo sino a quando la Regione e i Comuni interessati potranno metterci i soldi. Ma è solo un lato della medaglia.
Dall'altra parte non si parla di G8 dell'Ambiente nell'arcipelago - Berlusconi lo aveva promesso e l'emendamento del Pd, respinto, lo chiedeva nero su bianco - e soprattutto «nel testo approvato tutti i risparmi sui lavori e sull'organizzazione del G8, sia in Sardegna sia in Abruzzo, andranno allo Stato», spiega Sanna per definire quello che è un vero e proprio «federalismo alla rovescia: la Regione e i Comuni sardi, se vorranno le opere, dovranno conferire i loro fondi a Roma. E se Bertolaso rallenta i lavori e risparmia sulle opere, un bel po' di soldini isolani verranno riassegnati in un apposito fondo della Presidenza del Consiglio. Sembra incredibile, ma è scritto così».
Per essere ancora più chiari, rilancia Scanu, «hanno detto no al ripristino dei fondi per le infrastrutture, no ad una disciplina più mite e seria sulle rinegoziazioni contrattuali sui cantieri, no agli indennizzi alle imprese alberghiere. Non hanno messo un euro sul provvedimento e si apprestano a far cassa dagli eventuali risparmi». Delitto perfetto, insomma: tutto dopo le bocciature tout court alle proposte del centrosinistra, «senza che ci opponessero uno straccio di argomento, né in Aula né in Commissione. Il voto in Senato è molto grave».
Critiche ma anche consigli, dai due senatori. Indirizzati a Cappellacci: «Impugni subito il decreto legge davanti alla Corte Costituzionale, come fece Mario Melis a suo tempo, per la violazione dello Statuto sardo: la sua mancata convocazione in Consiglio dei Ministri non fu semplice maleducazione o dimenticanza di Berlusconi. E si rifiuti di trasferire fondi per le opere future alla Protezione Civile: altrimenti non li rivedrà più».
Lui, il presidente della Regione, non ascolta e tira dritto. Si aggrappa con i denti alla parte di emendamento utile per l'immediato, senza guardare al futuro. Anzi, bacchetta pure: «Spero che l'emendamento presentato induca qualche “grillo parlante” della minoranza a tacere, smettendola con questo sterile allarmismo. Continuare col classico “al lupo, al lupo”, rischia di alimentare solo un clima di confusione e far perdere di vista ai cittadini non solo la realtà, ma di allentare la vigilanza in presenza di pericoli veri. Su questi», assicura i governatore, «il nostro impegno e la determinazione a superarli, nell'interesse unico dei sardi, non mancheranno nei confronti di tutti gli interlocutori».
L'avvertimento non è certo per il Cavaliere. D'altronde «ancora una volta Silvio Berlusconi e il governo dimostrano tutto il proprio attaccamento alla Sardegna e ai sardi», sottolinea Piergiorgio Massidda. Più che altro è un sospiro di sollievo. L'ordine del giorno presentato insieme a Fedele Sanciu, Beppe Pisanu e Mariano Delogu era stato appena derubricato a “raccomandazione”. Cioè «aria fritta», dice il deputato dell'Italia dei Valori Federico Palomba promettendo «battaglia alla Camera». Ma basta questo, agli uomini del Pdl, per sottolineare l'amore del premier per l'isola: «Grazie all'ordine del giorno gli investimenti sono in salvo». Di più: lo spostamento del G8 «è un sacrificio che può certamente apparire di poco conto se paragonato agli indubbi vantaggi che possono trarne le popolazioni abruzzesi che oggi vivono in difficoltà infinitamente maggiori di quelle dei miei conterranei», dice il gallurese Sanciu.
Tutto il resto è l'emendamento a metà. “Emetamento”, appunto. Leggi: emendamento a metà mento. A “sbruncadura”, in due parole.
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