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venerdì 22 maggio 2009

Nell'Isola affiora una “raya del mar”
Recuperato il corpo di un migrante
Dall'Africa 120 disperati del mare

di Cinzia Isola

Solo una scia nel mare. Forse è davvero questa la vita del “clandestino” che da solo va con la sua pena. E con una condanna, pure questa in viaggio solitario, che spesso è condanna a morte. Il confine che separa il mondo dei poveri da quello dei ricchi è un mare di speranza. Un mare che può essere incubo, tragedia, tomba di quella stessa speranza. E così, mentre il Governo si affanna a criminalizzare i migranti africani per scongiurarne l'arrivo, la Sardegna si ritrova a fare i conti con uno sbarco record: 120 gli immigrati clandestini sbarcati nell'Isola in poco più di 24 ore.

Ma questa, seppur preoccupante, non è la cattiva notizia. Sempre ieri, al largo delle coste sarde, è stato recuperato il cadavere di un uomo. Il corpo di un giovane nordafricano, in avanzato stato di decomposizione, è stato recuperato all'isola dei Cavoli (Villasimius). Ogni ipotesi è plausibile. Ma una, in particolare, appare più verosimile: la fuga dalla povertà, attraverso i cosiddetti viaggi della disperazione, si è conclusa tragicamente.

È questa la prova, concreta brutale, a dimostrazione che i provvedimenti restrittivi, respingenti del governo Berlusconi sono solo fumo negli occhi, per offuscare la vista di chi teme un mondo a colori. Se non si possono fermare i processi migratori, si può sempre far credere alla gente che questo sia possibile. Ecco la mission della destra, impegnata in una crociata per la legalità, che seda l'esuberanza razzista della Lega nord. Che riempie la pancia di un elettorato indottrinato con la strategia del terrore nero. Colpevole, per parte sua, di non riuscire a cogliere la verità.

Una verità scomoda, ma poetica nelle parole di Hugo Pratt: “All'orizzonte di quell'oceano ci sarebbe stata sempre un'altra isola per ripararsi durante un tifone o per riposarsi ed amare. Quell'orizzonte aperto sarebbe stato sempre lì, un invito ad andare”. Anche a costo di morire, facendo naufragare le speranze, con il sogno di una vita migliore affogato in mezzo al mare. Un uomo, una donna disposti a sfidare la vita e la morte non placheranno la fame con leggi orfane di carità.

Tuttavia, qualche numero può chiarire l'entità di un fenomeno crescente e inarrestabile: nel 2008, nel solo Canale di Sicilia le vittime censite dalla rassegna stampa (fonte: Fortress Europe) sono state 642, contro le 556 del 2007, e le 302 del 2006. Altre 125 persone sono morte navigando dall'Algeria verso la Sardegna. Una proporzione in linea con gli arrivi: 36.900 migranti nel 2008, 20.450 nel 2007, e 19.000 nel 2006. Mentre, secondo fonti del governo, sono già oltre 6000 gli sbarchi nel primo trimestre 2009.

Davanti a questi dati il Governo può facilmente giocare in difesa dei suoi provvedimenti, attaccando la sinistra che ne denuncia le conseguenze. Più difficile replicare alla levata di scudi del mondo cristiano: «Per un pugno di voti in più, il migrante è un nemico», titola “Famiglia Cristiana”. Un lungo articolo dove sotto accusa finiscono i luoghi deputati al culto cattolico: «L'indifferenza e il gelo della chiusura soffiano anche nelle parrocchie. Possibile che i cattolici facciano prevalere la paura e un “pacchetto propaganda” sui princìpi evangelici?». Forse è proprio qui, che le vie del Signore sono finite.

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