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giovedì 21 maggio 2009

Governo, altra sberla all'isola
ora rischia la continuità aerea
Bocciate iniziative bipartisan
Pili all'angolo: e l'insularità?

di Marco Murgia

Allacciare le cinture, la Sardegna precipita: sottozero nella classifica di gradimento di quello che sarebbe dovuto essere il governo amico. Qualcuno indichi un settore in cui Silvio Berlusconi, il premier che appena quattro mesi fa veniva ogni fine settimana a promettere mari e monti, abbia avuto un occhio di riguardo per l'isola: non c'è, quei week-end erano buoni per la campagna elettorale. Industria, G8, centrali nucleari, voto per Strasburgo: tutte promesse mancate. L'ultimo attacco del Governo arriva per via aerea, alla continuità territoriale: ricordate gli annunci sul riconoscimento del principio di insularità, cavallo di battaglia del centrodestra in gennaio? Dimenticato anche quello. L'allarme arriva dalla pattuglia dei parlamentari d'opposizione alla Camera, dove l'esecutivo ha detto no a due ordini del giorno sull'argomento. Senza guardare in faccia a nessuno: uno era firmato dall'esponente del Pdl Mauro Pili. Molto nemici, questi sardi. Poco onore, questo governo.

Per ora non c'è niente di ufficiale. Ma l'ipotesi poggia su basi solide, cioè la risposta di Andrea Ronchi alle richieste dei deputati sardi: «Il Governo si prepara a togliere anche la continuità territoriale per i sardi? A giudicare dal voto alla Camera c'è di che essere preoccupati», sottolineano i parlamentari del Pd Giulio Calvisi, Paolo Fadda, Siro Marrocu, Guido Melis, Arturo Parisi, Caterina Pes e Amalia Schirru, e dell'Idv Federico Palomba. A Montecitorio si discute il disegno di legge sulle disposizioni per l'adempimento degli obblighi dell'Italia nei confronti della Comunità europea. Tema caldo, per gli isolani, è quello della continuità territoriale.

Pili, ex delfino di Berlusconi in Sardegna ed ex presidente della Regione, uno che della vicenda si è sempre interessato, aveva annunciato appena sabato una mozione firmata da altri cinquanta colleghi della maggioranza per un nuovo modello più consono alle necessità dell'isola. L'antipasto doveva essere quell'ordine del giorno. Ma quando il ministro per le politiche europee rifiuta il documento, lui si ritira in buon ordine: «Non insisto per la votazione», dice. Fine della partita, per l'esponente Pdl: «Il primo a cadere sotto la scure è stato l'ordine del giorno presentato dall'onorevole Mauro Pili. Dopo il parere negativo espresso dal Governo», spiega Calvisi, «il nostro collega lo ha dovuto ritirare, cosciente della sicura bocciatura da parte della sua maggioranza». E pensare che era stato uno dei primi a esultare per la questione dell'insularità: aveva parlato di riconoscimento storico, ma era ben prima di mettere in tasca la bocciatura.

Stessa misura, da parte di Ronchi, per l'ordine del giorno presentato da Amalia Schirru e firmato da tutti i deputati sardi dell'opposizione. Neanche troppo pretenzioso: «Chiedeva semplicemente di confermare il principio della continuità». Al rifiuto del ministro è la deputata a chiedere che il governo riveda «il parere su questo ordine del giorno, che in effetti non chiede altro che impegnarsi a mantenere e dare piena applicazione al principio di continuità territoriale, che è stata una conquista negli anni per la Sardegna. Si chiede di adoperarsi per incrementare i voli, per assicurare delle rotte e avere maggiori frequenze, proprio per dare la possibilità ai sardi di muoversi con più libertà, così come prevede la Costituzione. Inoltre si chiede, in particolar modo, di dare certezza e sicurezza alla continuità territoriale per il trasporto delle merci, oggi continuamente messa in discussione dalle azioni dei vettori».

Il resto lo racconta Calvisi: «Anche questa volta il Governo ha detto no. Il Pd ha proposto allora una riformulazione che mettesse insieme i due ordini del giorno per confermare almeno il principio della continuità». Altro rifiuto «e il nostro odg è stato bocciato dalla maggioranza». Nessuna risposta anche al successivo intervento in Aula dello stesso Calvisi: «A questo punto», concludono i deputati sardi, «esprimiamo la nostra indignazione e forte preoccupazione per il futuro della continuità territoriale. E siamo pronti a difenderla in ogni sede, invitando a fare altrettanto i colleghi sardi del Pdl». Se la grinta è quella di Pili, c'è poco da stare tranquilli.

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