martedì 19 maggio 2009
di Cinzia Isola
Mezzogiorno di fuoco tra sindacati e giunta regionale. Oggi, dopo il rinvio deciso la scorsa settimana, ci sarà il tanto atteso incontro. I nodi da sciogliere sono sempre più numerosi e la crisi sembra abbattersi sui settori produttivi dell'Isola con forza sempre maggiore. A dare la sveglia è il segretario regionale della Cisl Giovanni Matta:«Non è più tempo di chiacchiere a vuoto né di pellegrinaggi nei siti industriali in crisi. È ora di creare condizioni per irrobustire il sistema imprenditoriale e favorire il consolidamento della base produttiva».
«Nei primi quindici giorni di maggio - ricorda Matta - ben 500 lavoratori sono andati a ingrossare le file della cassa integrazione straordinaria: 330 alla Portovesme srl e 130 all'Isola dolce di Oristano». Senza risparmiare critiche al governo regionale e denunciando «l'assenza di congrue iniziative politico-istituzionali per contrastare efficacemente la crisi del settore industriale e produttivo».
La crisi avanza e la politica stenta a trovare soluzioni efficaci per contrastarla. Non a caso il prossimo 9 giugno, quando ci sarà una riunione dei dirigenti e quadri di Cgil, Cisl e Uil, è la data che fissa il primo atto della mobilitazione decisa dalle segreterie regionali. L'attenzione è sempre rivolta alla crisi del nord Sardegna: «Nuovi dubbi e incertezze si addensano, inoltre, sul futuro del petrolchimico di Porto Torres, la cui imminente fermata potrebbe comportare l'avvio delle procedure di cassa integrazione straordinaria per oltre 1.000 lavoratori».
Ma la preoccupazione del sindacato non si limita al settore della chimica. «All'assessorato regionale al Lavoro - sottolinea il segretario regionale - si stanno sottoscrivendo gli accordi per gli ammortizzatori sociali in deroga per circa 4.000 lavoratori. Si è in presenza di una vera e propria desertificazione che la Regione deve saper interrompere e affrontare con misure adeguate». Il monito a Cappellacci e alla sua giunta è perentorio: «Deve incalzare il governo sulle sue responsabilità», per «garantire alla Sardegna una prospettiva certa di crescita e sviluppo attraverso strumenti concreti, in grado di creare lavoro stabile».
A supportare lo stato di malessere dei lavoratori a confermarne le ragioni, sono anche i recenti dati diffusi sulle retribuzioni dei paesi dell'Ocse (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Il graduale impoverimento, causato dal crollo del potere d'acquisto dei salari, è un problema economico e sociale: l'Italia si colloca al posto numero ventitré nella classifica dei trenta paesi appartenenti all'Ocse. Si guadagna di più in Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Francia, ma anche in Grecia e Spagna. Insomma, a conti fatti, gli italiani guadagnano mediamente il 17% in meno della media Ocse.
«Da anni denunciamo il problema della perdita del potere d'acquisto di salari e pensioni come conseguenza del mancato riconoscimento del drenaggio fiscale», ha commentato il segretario generale della Cgil sarda Enzo Costa, sottolineando che l'accordo fatto nel 1993 derivava da un giusto atto di responsabilità dei lavoratori ma imponeva anche una compensazione successiva da parte dello Stato attraverso l'abbassamento delle tasse sul lavoro. «Nessun governo, né di centro destra né di centro sinistra ha rispettato il patto», denuncia Enzo Costa.
Per il segretario della Cgil, la riforma della contrattazione firmata di recente non risolve i problemi. Anzi: «Eravamo d'accordo sul fatto che il meccanismo contrattuale avesse bisogno di innovazione. Infatti era stata stilata una piattaforma. Poi però ciò che ci ha divisi è stato l'indice di rivalutazione dei salari e un rimando generico e non regolato alla contrattazione di secondo livello». In Sardegna la percentuale di lavoratori che potranno usufruirne è molto bassa e la defiscalizzazione del salario integrativo non è un incentivo utile a favorire un incremento. In base a questa prospettiva, quindi, aumenterebbero le differenze tra nord e sud Italia.
«Ciò che serve - ha spiegato Costa - è l'inserimento della contrattazione di secondo livello in un quadro normativo regolato dallo stesso contratto nazionale e garantito a tutti i lavoratori, non solo a chi lavora nelle grandi aziende o in regioni d'Italia economicamente più forti». Così da ottenere un duplice risultato: aumentare le retribuzioni e la produttività. «Inoltre - conclude Costa - ciò che auspichiamo, in una fase di crisi e calo dei consumi, è che il Governo inizi a restituire quote di fiscal drag ai lavoratori e ai pensionati: per farlo occorre iniziare a contrastare in modo serio il lavoro nero e l'evasione fiscale».
Di “crisi di sistema” parla invece Luciano Uras, capogruppo regionale di Comunisti-Sinistra-Rosso Mori: «La sinistra deve sviluppare una forte iniziativa di proposta. Non dobbiamo attardarci in schermaglie polemiche inconcludenti che, ormai è dimostrato, finiscono per favorire sistematicamente la gestione attendista della crisi messa in campo dalla destra. E nel frattempo tutto si fa più drammatico. Intere famiglie vivono condizioni inaccettabili di insicurezza e povertà crescente».
«Gli italiani hanno i salari più bassi della media Ue - ricorda Uras - ma l'Italia non è tutta uguale. I lavoratori del Mezzogiorno guadagnano, all'anno, mediamente 5.000 euro meno dei lavoratori del centro-nord, le donne meno degli uomini. La disoccupazione è più forte in Sardegna. Il tasso di disoccupazione, nell'ultima rilevazione trimestrale Istat è del 12.2%: 7.2 punti in più del Piemonte, circa 9 punti in più della Lombardia, della Val d'Aosta, dell'Emilia Romagna, del Veneto e 10 punti in più del Trentino».
«Per la “sinistra sarda” - sostiene Luciano Uras - il prossimo appuntamento è l'edificazione di un argine di contrasto al definitivo tracollo della nostra economia, di quella industriale e di quella agricola, di quella turistica e dei servizi, della cultura, dell'innovazione e dell'informazione». Con un obiettivo ben preciso: la ricontrattazione del patto di stabilita, per Regione ed enti locali; il decollo dei piani di intervento industriale, a partire da quello della Chimica, l'avvio del Piano per l'occupazione, già previsto dalla finanziaria regionale 2008 e riconfermato con quella del 2009; l'attuazione della vera Rinascita - quella dell'articolo 13 dello Statuto - che alcuni vogliono archiviare senza che sia stata attuata».
Da un punto di vista più strettamente ideologico, Uras ha sottolineato la necessità di riaffermare la “centralità” del lavoro nella proposta politica della sinistra. E quella di sviluppare un nuovo rapporto, più stretto, con i sindacati.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari