martedì 19 maggio 2009
di Giuseppe Monni
Anche sulla questione delle centrali nucleari assisteremo alla solita strategia berlusconiana: fare due passi avanti e uno indietro. Pochi giorni fa viene diffusa la notizia che l'Enea, per conto del Governo, ha individuato i siti ideali dove realizzare le centrali nucleari: in Sardegna sono tre: Santa Margherita di Pula, la foce del Rio Mannu e Capo Comino; ma il giorno dopo Cappellacci dichiara che si tratta di una “bufala”. È, appunto, la tecnica del fare due passi in avanti e uno indietro. Gli esponenti del centrodestra, primo fra tutti il Cavaliere, fanno sempre così: rilasciano dichiarazioni sempre più preoccupanti, fanno affermazioni sempre più gravi, propongono riforme sempre più vergognose, e se l'indomani l'opinione pubblica si scandalizza, ritrattano, smentiscono, dicono di essere stati fraintesi o strumentalizzati. Intanto, però, hanno iniziato a iniettare il veleno: la volta successiva aumenteranno la dose, rilasceranno dichiarazioni ancora più preoccupanti, faranno affermazioni ancora più gravi, e così via.
Con questo sistema l'opinione pubblica viene anestetizzata, si abitua alle sparate della destra, mette sul conto la smentita del giorno dopo, e non si allarma più, tantomeno si mobilita. E se anche la smentita non arriva, non ci si stupisce neanche. Infatti, in questo clima di ipocrisia, di arroganza e di indecenza, ci si sente presi in giro, e comunque impotenti.
È la teoria della “dittatura al rallentatore”: la destra porta avanti il suo disegno antidemocratico aggiungendo goccia a goccia, e il cittadino, quand'anche consapevole, non riesce mai a decidere quand'è che la misura è colma ed è ora di scendere in piazza. Faranno così anche col nucleare. Nelle prossime settimane si succederanno progetti sempre più dettagliati, che moltiplicheranno i siti, da tre diventeranno sei (smentita), poi nove (smentita), poi dodici; se la protesta dell'opposizione e della società civile si farà sentire Cappellacci si dichiarerà preoccupato e pretenderà un incontro col Premier. Ovviamente, si tratterà del solito gioco delle parti (come tra Fini e Berlusconi, tanto per intenderci...). Il Premier rassicurerà il Presidente della Regione Autonoma che “nessuna scelta sarà fatta contro il volere dei Sardi”. Il Consiglio Regionale, allora, si riunirà, e deciderà che dodici centrali sono un po' troppe: “Non ne accetteremo più di due!” dichiareranno. Il Governo reciterà un po' di disappunto, Cappellacci terrà duro, Berlusconi si offrirà come mediatore e proporrà di fare una sola centrale, chiedendo però alla Sardegna di ospitare il sito di stoccaggio delle scorie (da affittare ai francesi, magari, per consolarli della sconfitta ai Mondiali...!). Cappellacci tornerà in Consiglio come un vincitore, e (grazie al gioco delle parti suggerito dal Cavaliere) si riabiliterà come difensore dell'Autonomia; racconterà ai Sardi che meno di una centrale non era possibile, perché dobbiamo dare il nostro contributo all'energia pulita, e poi la nuova centrale non implica rischi, perché è dell'ultima generazione e risparmieremo sulla bolletta e ci sarà grande sviluppo (migliaia di ingegneri nucleari e milioni di muratori troveranno un impiego, e che dire dell'indotto, come le centinaia di ex professori trasformati in guide che potranno accompagnare i turisti in visita ai reattori?).
Ecco come andrà. Come in una farsa, però tragica. E a renderla ancora più grottesca è il sospetto che nessuna centrale sarà mai attiva: Berlusconi e il suo Governo lo sanno benissimo, come sanno che il Ponte sullo Stretto non sarà mai eretto: sono solo alibi per depredare le cassse dello Stato e aprire cantieri infiniti, votifici permanenti. E chissà che un giorno qualche magistrato non ficchi il naso sulle pressioni di qualche lobby dell'industria nucleare, che magari ha tecnologia obsoleta da smaltire, e che magari gira sempre con qualche regalo in tasca, che non si sa mai in quale festino puoi essere coinvolto. Come capita anche al nostro Premier, dopotutto.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari