venerdì 15 maggio 2009
Davanti alla crisi dilagante i sindacati confederali in Sardegna ritrovano l'unità. Cgil, Cisl e Uil si dichiarano pronti a mobilitare i lavoratori per difendere le produzioni e l'occupazione. Ma soprattutto per rilanciare le vertenze sullo sviluppo industriale e produttivo in Sardegna. La decisione è stata presa ieri nel corso di un incontro congiunto per affrontare i principali temi della crisi economica sarda: industria, disoccupazione e lavoro precario.
Intanto, oggi, i sindacati incontreranno la giunta regionale. E l'affronteranno con una linea comune, le richieste da avanzare sono state concordate dalle tre sigle sindacali:istituzione e avvio di un tavolo di crisi in Sardegna e riapertura del confronto a Palazzo Chigi tra Stato, Regione e parti sociali per rilanciare l'Intesa istituzionale di programma; attivare, in tempi brevi, un Accordo di programma quadro che sostenga la nuova fase di sviluppo.
«È indispensabile che la Regione Sardegna - sottolineano in una nota congiunta i segretari generali Enzo Costa (Cgil), Mario Medde (Cisl) e Francesca Ticca (Uil) - fronteggi la crisi sia sulle emergenze sia con una strategia di politica industriale che si deve avvalere di risorse, strumenti, soggetti imprenditoriali e istituzionali adeguati alla dimensione delle difficoltà e della domanda di sviluppo che proviene da tutti i territori».
«La crisi - sottolineano - ha pochi precedenti nelle vicende dell'Isola: convivono difficoltà e ritardi prettamente locali con dinamiche e scelte di livello internazionale; su queste è illusorio pensare di influire con logiche di campanile o con attendismi e dilazioni che comprometterebbero la tempestività e la positività delle soluzioni». Ecco perché, ora come mai, per il sindacato confederale l'apporto del Governo è fondamentale.
«È illusorio pensare di influire con logiche di campanile o con attendismi e dilazioni che comprometterebbero la tempestività e la positività delle soluzioni. È il caso, ad esempio, delle attività industriali inserite in strutture multinazionali come l'alluminio, la chimica, il tessile, il minero-metallurgico», scrivono in una nota i sindacati. «Ma è altrettanto rilevante garantire una nuova politica industriale che si avvalga della valorizzazione delle risorse locali e di un'agricoltura forte e con migliori redditi, in grado dunque di supportare lo sviluppo agro-industriale».
Il sindacato punta poi a promuovere il rafforzamento e il radicamento dell'imprenditoria, abbattendo le diseconomie esterne ai processi produttivi con una migliore infrastrutturazione materiale e immateriale:«A tal fine è necessario un maggiore investimento sia da parte della Regione che dello Stato e dell'Unione europea. Una fase come l'attuale, dunque, va affrontata costruendo le alleanze utili ad un vasto e diffuso movimento unitario che consenta alla Sardegna di promuovere e rafforzare le richieste di una crescita economica e di una più equa distribuzione della ricchezza».
Ed è proprio qui che è racchiuso il nocciolo della questione: «Si tratta - convengono i sindacati - di venire incontro prima di tutto alle istanze del mondo del lavoro, dei pensionati e delle famiglie che si vedono erodere il reddito dal costo della vita e dalla crisi economica». Per affrontare tutte queste problematiche, un attivo di delegati e dirigenti ( previsto per il 9 giugno) preparerà le iniziative di mobilitazione e di lotta.
(c.i.)
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