venerdì 15 maggio 2009
di Marco Murgia
Non c'è scippo, non c'è inganno. Anzi, vuoi vedere che lo spostamento del summit di luglio a L'Aquila va pure bene? Perché, parole di Ugo Cappellacci durante la discussione in Consiglio regionale sul fu vertice mondiale in Sardegna, «il G8 non era la scommessa decisiva per il futuro di La Maddalena». Avesse avuto altri dieci minuti - Silvio Berlusconi per convincere lui ne ha impiegati molti di meno - il presidente della Regione avrebbe persuaso tutti. Altro che «ennesimo sberleffo» del premier ai danni dell'isola, come ha denunciato in Aula Renato Soru; altro che riconoscimento della «lesione dello Statuto e della autonomia sarda», come chiedeva la mozione respinta del centrosinistra. Il Cavaliere si è scusato dopo le rimostranze del governatore che non era stato avvisato per tempo. Il Cavaliere assicura che le opere saranno completate tutte e che neppure un euro andrà perso. Quindi va bene così, dice il governatore. Non c'è scippo, non c'è inganno.
Dovrebbe spiegarlo per bene ai maddalenini. Ad assistere ai lavori, per tutta la giornata, c'è una delegazione di imprenditori con il sindaco Angelo Comiti e una rappresentanza degli amministratori locali: vorrebbero quel documento unitario dell'assemblea, a sostegno dello sviluppo locale per il passaggio ad un'economia turistica dopo tanti anni trascorsi con i vincoli delle servitù militari. Non arriverà, a fine seduta: bocciato da 41 voti contrari della maggioranza contro i 21 dell'opposizione. Resta una comunità «in subbuglio», parole del primo cittadino, che «dopo aver mobilitato per un anno e mezzo ingenti risorse, uomini e mezzi, una mattina si è svegliata come se fosse su “Scherzi a parte”. Tutto è stato cestinato nel giro di una notte e questo mi fa ripensare sulla mia fedeltà alle istituzioni; io sono leale, ma come sindaco sono in imbarazzo: è stata calpestata la dignità costituzionale del nostro Statuto di autonomia».
Niente di tutto questo, nelle parole di Cappellacci. Il presidente della Regione cerca di tranquillizzare tutti: «Il G8 non era la scommessa decisiva per il futuro di La Maddalena. La Regione si deve impegnare per creare le condizioni per dare serie prospettive di sviluppo. Abbiamo voglia di fare qualcosa di concreto al di là delle passerelle». Come è presto detto. Senza una idea concreta per l'arcipelago, anche se dai banchi del centrosinistra la chiedono in molti. Piuttosto, sempre in attesa di ordini o concessioni da Roma.
Nel suo intervento, il governatore smentisce che l'emendamento al “decreto Abruzzo” scippi la Sardegna delle risorse per il completamento delle opere avviate: «È una mistificazione che non facilita il raggiungimento del risultato», dice. Sulle infrastrutture programmate, a esempio, «non si perde un euro»: per spiegarlo, dice di voler fare «chiarezza in modo analitico sulle fonti di finanziamento». Non vuole cercare i responsabili delle inefficienze del sistema che dal 2000 in poi hanno rischiato di far perdere 100 milioni di euro impegnati ma non spesi e poi recuperati grazie al G8. Quindi chiarisce che i 96 milioni stanziati per far diventare La Maddalena un attrattore turistico internazionale «non sono mai stati sottratti e restano nella disponibilità della Regione, ad esempio con un progetto sul Trenino verde». Ancora, sulle infrastrutture collegate al G8 (quindi anche i 522 milioni per la nuova Sassari-Olbia) il presidente della Giunta chiarisce che si è solo rinunciato ad una anticipazione sui fondi Fas. Quindi, non sono andati perduti: «Sono stornati, non cancellati: non c'è nessuna certificazione in questo senso».
Non ci sono neanche certificazioni nell'altro senso, però: cioè che sia garantita la procedura d'urgenza con la semplificazione normativa sull'aggiudicazione degli appalti. Berlusconi farà «un salto» a La Maddalena, ha annunciato il premier due giorni fa, per garantire sui lavori. In attesa, e sperando che il Cavaliere non cambi idea sulle rassicurazioni, «l'importante» è la conclusione, «è aver ottenuto comunque dei risultati da difendere fino all'ultimo».
Vorrebbe convincere tutti, Cappellacci, ma non ci riesce. Le repliche «non sono sufficienti, la sua replica è debole», dirà il capogruppo del Pd Mario Bruno. Concetto ribadito da tutti gli interventi dai banchi del centrosinistra: «Non siamo soddisfatti: è stato rotto un patto tra Stato e Regione, è stato violato il nostro Statuto che ha rango costituzionale. Non bastano le scuse o le rassicurazioni, ci vuole rispetto. Serve una mobilitazione generale non solo per la vicenda del G8», è il messaggio comune, «ma su tutto il rapporto che si sta instaurando con il governo centrale».
Appello non raccolto. In maggioranza ci sono posizioni diverse, sull'argomento. Ma la questione non è la dignità della Sardegna: è il rapporto tra questo centrodestra e questa opposizione. Visione politica e di schieramento al di là dell'interesse generale. Risultato che va benissimo a Roma prima di tutto, dove la politica è tutta incentrata sul leader. È lo stesso rimprovero che l'attuale maggioranza ha mosso per quattro anni al centrosinistra quando era al governo, sino al gennaio scorso. Ora è cambiato tutto: quello che Berlusconi fa e dice è legge.
Pure se porta a termine «l'ennesimo sberleffo ai danni della Sardegna, solo per la volontà di negargli qualcosa», perché ci aveva già tentato anche prima del terremoto. Allora «non ci può credere nessuno che il Governo ha preso questa decisione per solidarietà agli abruzzesi, cui non interessa il G8 ma le case. E la solidarietà verso i sardi dov'è? Negli ultimi anni i morti sulla strada Olbia-Sassari equivalgono alle vittime del terremoto in Abruzzo».
Anche se con lo spostamento salta il «patto con lo Stato», un patto stretto «con noi dal precedente Governo: dopo la prima ordinanza Prodi, che destinò 100 milioni alla Sardegna per la realizzazione delle opere strettamente connesse all'evento e per quelle che, una volta ultimato il vertice, sarebbero rimaste nella disponibilità della Regione, il presidente Berlusconi con un'ordinanza successiva riservò 643 milioni di fondi Fas regionali, tra cui i 522 milioni di euro per la Olbia-Sassari e 96 milioni di euro di fondi Fas nazionali nell'ambito delle politiche per i grandi attrattori turistici del Mezzogiorno. Questo era il senso di quello che abbiamo fatto».
Poi la beffa del Cavaliere: «Ha iniziato nel novembre 2008, dicendo che quei 96 milioni non c'erano più: li ha tolti dal conto corrente della Sardegna in totale autonomia, con una decisione unilaterale e mettendoci le mani in tasca. Non solo questo, ma ha anche cancellato i 522 milioni di euro per la realizzazione delle opere collegate al G8». Sembra una specie di questione personale: «Ha cancellato quel patto, e si sta divertendo a fare uno sberleffo dopo l'altro alla Sardegna».
Questo lo dice Renato Soru nel suo intervento. Ma Soru è il passato, come tutto quello che ha fatto il governo di centrosinistra negli ultimi quattro anni e mezzo: da cancellare, nelle idee del centrodestra regionale e nazionale. Questioni personali, prima dell'interesse della Sardegna: e non se ne esce.
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