giovedì 14 maggio 2009
Smentiscono, e non potrebbero fare altro. Per il centrodestra in Sardegna non è un bel periodo: c'è la crisi economica e ci sono le fabbriche che chiudono nonostante le promesse del governo amico; c'è lo scippo del G8 effettuato proprio dal governo amico: Ugo Cappellacci riferirà oggi in Consiglio regionale, in una seduta che si annuncia infuocata. C'è questa bomba nucleare, l'approvazione in Senato del decreto che permette all'esecutivo di decidere la localizzazione delle centrali a prescindere dalla volontà delle amministrazioni locali. L'unica possibilità è quella di smentire: nonostante sappiano bene, da quella parte, che l'isola risponda a tutti i requisiti utili per la costruzione di un impianto. E che se Silvio Berlusconi presentasse il conto non ci sarebbe spazio per obiettare: mani legate dopo l'aiuto prezioso in campagna elettorale.
Cappellacci sceglie la via dell'ironia. Mentre i governatori di Piemonte e Puglia, Mercedes Bresso e Nichi Vendola, annunciano opposizione dura e pura, il nostro si aspetta che «un noto quotidiano pubblichi un resoconto sull'imminente terza guerra mondiale e sicuramente ci chiederanno una smentita: battute a parte, non so davvero cosa smentire». Ha sentito il ministro Claudio Scajola, poco prima: «Mi ha ribadito che non esiste alcun piano e che si tratta di una mera speculazione». Con le elezioni regionali alle porte, sarebbe stato un mezzo suicidio il contrario: soprattutto nel giorno in cui, per la prima volta in un anno, il governo accusa un calo di popolarità di tre punti nei sondaggi.
Tira dritto, il presidente della Regione. In tempi non sospetti aveva detto che «dovranno passare sul mio corpo». Oggi parla di «ipotesi del “terzo tipo”: inesistente oggi e irrealizzabile domani», naturalmente «per quanto mi riguarda»: che, con tutti i benefici del dubbio e visti i risultati nel rapporto con palazzo Chigi, è tutto dire. «Ovviamente, ribadisco anche», conclude il governatore, «che la Sardegna è pronta a dare il suo contributo per il fabbisogno energetico del paese nel campo delle energie rinnovabili e pulite».
Di «strumentalizzazioni politiche» parlano anche Claudia Lombardo, presidente del Consiglio regionale e vicecoordinatore del Pdl nell'isola, e il deputato Salvatore Cicu: «Nessuna centrale nucleare sorgerà in Sardegna. Sono solo illazioni basate su cartine che risalgono al 1993». Vero, ma gli ultimi avvenimenti sismici in Italia non fanno che confermare la “bontà” isolana. Eppure «il governo nazionale, come preannunciato dal ministro Scajola nella sua visita in Sardegna, non ha nessuna intenzione di realizzare un impianto sul nostro territorio». Invece l'esponente del governo non preannunciò niente, se non che nulla era deciso e che sarebbe servito il consenso delle Regioni: Cicu, quel giorno di febbraio, gli era seduto accanto.
Chi non ha voglia di scherzare sono Giacomo Sanna e i sardisti. Uno dei punti alla base dell'accordo programmatico elettorale con il centrodestra era il no secco all'atomo nell'isola. Quindi «sulle centrali nucleari non c'è storia». Il consigliere regionale dei Quattro Mori lo dice chiaro e tondo in aula, durante il dibattito sulla crisi industriale del Sulcis: «Non c'è storia e in caso contrario sarebbe la fine di questa esperienza di governo».
Magari a Cappellacci e alla maggioranza non tremeranno i polsi: però sono piccoli segnali di un malumore che nel centrodestra sta montando piano piano. C'entra molto il rapporto subalterno con il governo nazionale, a iniziare dallo spostamento del G8: ne parleranno oggi, in Consiglio regionale. Il dibattito dovrebbe essere infuocato, magari verrà fuori anche un documento. Valido per tutti: anche per il governatore. Sino a quando in Sardegna non arriverà di nuovo Berlusconi.
(mamu)
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