giovedì 14 maggio maggio 2009
di Cinzia Isola
Un golpe nucleare, così Legambiente definisce la linea del governo in materia energetica. Per gli ambientalisti la proposta di realizzare centrali nucleari in Sardegna , così come è emerso dalle prime indiscrezioni, è «scellerata e ridicola dal momento che ipotizza la costruzione in siti ad alto valore paesaggistico».
La premessa è necessaria ad incalzare la giunta e il consiglio regionale, affinché reagiscano e si oppongano «formalmente e fermamente al governo», con un voto che dichiari la Sardegna “Regione denuclearizzata”. Al momento, le rassicurazioni di Cappellacci non sembrano convincenti. Il governatore sceglie la strada forzata di un'ironia che non gli si addice, che non si addice al presidente della Sardegna: se la prende con il giornalismo a vocazione terroristica, ribadendo un no al nucleare evasivo, senza mordente. Parla di centrali nucleari, senza dedicare una parola alle conseguenti scorie prodotte. Si appella con speranza, beato lui, alle promesse elettorali di Berlusconi e Scajola.
Le stesse notizie, per lui prive di fondamento, hanno fatto scattare la reazione immediata delle altre regioni coinvolte dalle indiscrezioni della stampa terrorista. Certo, in Piemonte e nelle Puglie governa il centrosinistra, ma sarebbe stato rassicurante per i sardi sentire una presa di posizione netta e decisa. Una reazione spontanea, che non si culla nella memoria cortissima del Premier delle smentite. Un motto d'orgoglio, pronto a raccogliere le indiscrezioni come una provocazione inaccettabile.
«Andremo al conflitto costituzionale, troveremo ogni possibile strada per opporci», ha subito reagito Mercedes Bresso, presidente del Piemonte. Annunciando di aver già chiesto ai legali di studiare le risposte da dare al governo e se tenteranno di costruire una centrale:«Appena so che area hanno scelto, ci metto un vincolo agricolo o quant'altro e vediamo chi la spunta». E in Puglia? Il presidente Nichi Vendola ha annunciato che la Regione è pronta a costruire «una ribellione popolare nei confronti di una ipotesi che è semplicemente offensiva e demenziale: dovranno venire con i carri armati».
Ugo Cappellacci, per rassicurare il popolo sardo, fa sue le poco rassicuranti affermazioni di Scajola. Ma non era pronto a farsi passare sopra, davanti all'ipotesi nucleare? Dopo pochi mesi, sembra scegliere la linea soft: al limite il governo dovrà passere sopra le sue parole. Che di certo, ieri, non hanno lasciato il segno.
Ma intanto Legambiente, non sta a guardare. E prova ad evidenziare, ancora una volta, la “follia” del ritorno al nucleare: «Per raggiungere l'obiettivo del 25% di energia dall'atomo previsto dal governo, l'Italia dovrebbe trasformarsi in un unico cantiere nucleare per almeno 20 anni.Ci vorrebbero almeno 7 reattori nucleari da 1600 megawatt, poi servirebbero i depositi per le scorie e gli impianti per la fabbricazione del combustibile».
«In sintesi - spiegano gli ambientalisti - l'Italia diverrebbe un unico grande cantiere per almeno 20 anni e si ritroverebbe diffuse sul territorio strutture imponenti e insicure, per realizzare le quali bisognerebbe affossare ogni altra forma di produzione energetica, come le rinnovabili, condannando il paese all'arretratezza e rinunciando a tutte le opportunità occupazionali (250mila posti di lavoro solo in Germania), tecnologiche e di sostenibilità che le rinnovabili invece garantiscono».
Decisione inappropriata anche dal punto di vista politico: «La scelta del governo sul nucleare - scrivono- è autoritaria e centralista: le Regioni si ribellino e non rinuncino all'esercizio del potere». L'associazione ambientalista invita le Regioni italiane a non cedere sulle loro prerogative di governo e critica severamente il ritorno all'atomo approvato dal Senato con gli articoli 14, 15, 16 e 17 del ddl Sviluppo ed energia che prevede, tra l'altro, il potere sostitutivo dello Stato sugli enti locali in caso di mancato accordo sulla localizzazione delle future centrali.
«La competenza delle amministrazioni regionali in materia d'energia è sancita dalla costituzione. Ma alla concertazione e alla trasparenza - attacca Legambiente - il governo preferisce l'autoritarismo e il segreto militare, con il rischio quasi certo di far piombare il Paese in un ginepraio di conflitti sul territorio: esattamente il contrario di quello che occorre all'Italia per risollevarsi dalla crisi economica e per contrastare il cambiamento climatico. Persino nella “nuclearissima” Francia sono previste procedure ben più trasparenti e democratiche, mentre quello che si presenta qui con l'approvazione del testo di legge è quasi un "golpe nucleare" con l'idea di militarizzare il territorio per imporre un sistema energetico che - secondo Eurispes - la maggioranza degli italiani non vuole”.
Sul fronte sindacale, solo la Cgil prende posizione: «Ci opporremo con ogni mezzo alle centrali nucleari in Sardegna», ha dichiarato il segretario generale della Cgil sarda, Enzo Costa. «Davanti a questo “disegno folle” - spiega Costa - ci aspettiamo che il presidente Cappellacci si unisca al grido di protesta visto che lui stesso, in un'intervista rilasciata alla Cgil ha dichiarato che “sul nucleare non si discute”».
Se ne discuterà, invece, venerdì prossimo in viale Trento, annuncia Enzo Costa: l'incontro con i sindacati sarà l'occasione per chiedere chiarimenti in merito alla vicenda. «È sconcertante che in Senato abbiano approvato un testo che offende il federalismo appena approvato perché sterilizza il parere delle Regioni in virtù del principio del potere sostitutivo del governo». Per la Cgil, la strada da seguire è un'altra: quella del risparmio energetico che consente di abbattere sino al trenta per cento i consumi attuali e della produzione da fonti rinnovabili.
«Il Governo - sottolinea il sindacato - procede in modo assolutamente inaccettabile perché va contro il referendum dell'87 e, inoltre, vuole acquistare una tecnologia che nell'arco degli anni necessari a costruire le centrali sarà già superata. Dopo averci scippato il G8 e cancellato l'apparato industriale - ha concluso Enzo Costa - ora ci vogliono togliere la possibilità di preservare e gestire in autonomia la risorsa più importante che la Sardegna ha, cioè l'ambiente: se qualcuno crede di poter utilizzare l'isola come il luogo dove scaricare il peso di scelte assurde - centrali ma anche eventuali depositi di scorie - si sbaglia perché non lo permetteremo».
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