l'altra voce.net


martedì 12 maggio 2009

Chimica, sale la febbre della disoccupazione
Invasione pacifica degli operai in Provincia
Cisl: «Manca strategia, Regione marginale»

La disperazione dei lavoratori della Vynils Italia irrompe nell'aula del consiglio provinciale di Sassari. Il dramma degli operai del petrolchimico di Porto Torres diventa sempre più tangibile e incontenibile. Tanto da spingerli a presentarsi autonomamente, senza l'appoggio dei sindacati. Ma forti di essere i veri e forse unici protagonisti di una commedia senza lieto fine. Un tira e molla, il fallimento della chimica in Sardegna, che li vede coinvolti esclusivamente come vittime. Con l'aggravante delle speranze, condite di illusione, tradite dalle false promesse del premier Silvio Berlusconi.

Una delegazione di una trentina di lavoratori , in tenuta da lavoro, ha interrotto pacificamente ieri mattina i lavori dell'aula per richiamare l'attenzione sulla prossima chiusura degli impianti di pvc e cvm ex Ineos di Porto Torres, di recente acquisiti dall'imprenditore Fiorenzo Sartor. I manifestanti sono stati ricevuti dal presidente del Consiglio Enrico Piras, che ha interrotto la seduta e ha concesso a tre addetti di prendere la parola per illustrare l'emergenza-lavoro nel polo petrolchimico di Porto Torres.

L'iniziativa di oggi è stata organizzata senza l'appoggio dei sindacati confederali, che il 13 maggio, terranno un'assemblea con tutti gli operai del petrolchimico per decidere ulteriori mobilitazioni, dopo lo sciopero di otto giorni proclamato lo scorso 7 maggio e che si concluderà il prossimo15 maggio. Lo stato di agitazione, ovvero continuare il lavoro al regime minimo contro la volontà dell'azienda, era stato deciso dai sindacati confederali in risposta all'ordine di fermata deciso da Vynils Italia. Che, qualche giorno fa, ha deciso di presentare istanza di fallimento.

A Porto Torres, intanto, il clima di mobilitazione si surriscalda. Ieri ventisei lavoratori della società metalmeccanica Icom, che nel polo petrolchimico ha in appalto la manutenzione di alcuni impianti, hanno incontrato, presenti i rappresentanti sindacali di categoria di Cgil, Cisl e Uil, il sindaco di Porto Torres Luciano Mura. Il primo cittadino, che ha giudicato come “irresponsabile” il comportamento dell'azienda, ha assicurato loro piena solidarietà e un intervento col prefetto di Sassari Marcello Fulvi. Nei giorni scorsi gli operai Icom erano stati bloccati all'ingresso negli stabilimenti, scoprendo solo ai cancelli che l'azienda aveva avviato per loro le procedure di mobilità.

Sulla crisi dell'industria sarda si è speso anche la Cisl: «Urge un'inversione di tendenza con al centro una nuova politica di sviluppo che individui quale industria per il futuro e quali strategie necessarie al consolidamento della base produttiva, nonché un piano che indichi quale impresa e quali imprenditori servono alla Sardegna». Nel documento, che riassume i numeri della crisi, viene evidenziato come un'aggravante il ruolo «marginale esercitato dalla Regione e l'assenza di una visione strategica d'insieme».

«A fronte di un indice medio nazionale pari al 24% circa del Pil, l'industria sarda concorre per uno striminzito 13%, in ribasso negli ultimi anni», evidenzia il sindacato. «Sul versante occupazionale l'industria impiega in Italia il 25% delle forze lavoro, mentre in Sardegna tale dato si attesta attorno all'11%. Peraltro nella nostra isola il 58% degli addetti dell'industria sono occupati in edilizia. Tutti i settori industriali in Sardegna risultano in difficoltà».

Quindi, la tragica lista della crisi: da gennaio scorso, nella sola area di Portovesme, si registrano oltre 1.000 lavoratori in Cassa integrazione straordinaria, mentre nell'agroalimentare a livello regionale - segnala la Cisl - si è in presenza della chiusura definitiva degli impianti storici del settore (Valriso, Unilever, Palmera). Il costo dell'energia, quello dei trasporti, il ritardo infrastrutturale, l'assenza di collegamento con l'Università e la Ricerca, le difficoltà di accesso al credito hanno reso il sistema Sardegna - secondo l'analisi del sindacato - decisamente poco appetibile per assicurare la permanenza delle intraprese industriali e queste diseconomie soprattutto non garantiscono la nascita di nuova impresa.

«La Regione, dopo la necessaria concertazione con le forze economiche e sociali, dovrà rispondere alle seguenti fondamentali domande: come creare nuova impresa, favorire l'interazione tra industria e ambiente e preparare le nuove professionalità occorrenti». Sono questi gli interrogativi, per ora senza risposta, suggeriti dalla Cisl, che fin dai prossimi incontri di concertazione con la Regione si aspetta «progetti e proposte immediatamente attuativi».

(red)

Bookmark and Share


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari