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martedì 12 maggio 2009

Consiglio, settimana di fuoco:
crisi industriale e G8 in Aula
Primi esami per Cappellacci
dopo la strigliata di Pisanu

di Marco Murgia

Crisi del Sulcis e scippo del G8, in rapida successione. Se Ugo Cappellacci risponde positivamente al richiamo di Beppe Pisanu - il «Sardegna, svegliati» pronunciato dal presidente della commissione Antimafia sabato a Sassari sembrava proprio rivolto al governatore - arriva per il presidente della Regione la settimana in cui può far vedere di che pasta è fatto. Soprattutto nei confronti del governo nazionale, dopo l'appoggio farcito di promesse da parte di Silvio Berlusconi e soci durante la campagna elettorale di gennaio e febbraio: tutte disattese, per ora, e senza che il nostro abbia mai proferito una parola contro.

vignetta - Beppe Pisanu

In Consiglio regionale si inizia a fare sul serio. Archiviata la manovretta finanziaria, con una approvazione veloce ma obbligata dalla scadenza dei quattro mesi di esercizio provvisorio e senza particolari problemi di sorta tra maggioranza e opposizione, in Aula arrivano i temi caldi. Si parte domani, in seduta straordinaria con la mozione del centrosinistra per la crisi occupazionale e industriale del Sulcis Iglesiente: lo spunto è dato dalla Rockwoll, lo stabilimento che produce lana di roccia a Iglesias, in procinto di chiudere per decisione della società danese proprietaria. Significherebbe altri 200 lavoratori a casa, nonostante i risultati positivi raggiunti in dieci anni secondo quanto spiegano i sindacati: al contrario, per i vertici dell'azienda ci sarebbero gravi problemi di competitività. E un impianto nuovo di zecca in Croazia, pronto a rifornire del coibentante per l'edilizia tutto il mercato italiano.

Cappellacci e l'assessore Andreina Farris hanno già garantito tutto l'impegno della Regione, incontrando gli operai anche sotto i portici di via Roma appena una settimana fa. Quanto i lavoratori si fidino di generiche rassicurazioni lo hanno dimostrato sabato, con una manifestazione all'aeroporto di Elmas con tanto di volantinaggio tra i viaggiatori in partenza. Dopotutto, è ancora fresca la bruciatura di Euroallumina: chiuso, lo stabilimento di Portovesme (ancora Sulcis), nonostante le promesse di Berlusconi in campagna elettorale. In quel caso sarebbe dovuta bastare una telefonata con l'amico Putin, a fare da intermediario con la Rusal: invece niente, a parte la classica cassa integrazione.

Giovedì, poi, il dibattito sul G8 trasferito da La Maddalena a L'Aquila: per decisione di Berlusconi, con Cappellacci avvisato dopo la conferenza stampa del premier. Sapevano tutti, meno che lui. Talmente all'oscuro da far respingere alla sua maggioranza la richiesta del centrosinistra di discussione urgente in Aula. Prima sarebbe dovuto andare a Roma, per sentire cosa avesse da dire il premier: missione compiuta la settimana scorsa, e rientro con nuove promesse ma nulla di ufficiale da presentare ai sardi. Mica semplice, per il governatore: «Aspettiamo di sentire cosa dice in Aula», sottolineano le frange meno fedeli della stessa maggioranza.

Nell'ordine quelle promesse erano il completamento delle opere previste entro la fine di maggio; almeno sei appuntamenti internazionali in un anno, summit o incontri bilaterali ogni due mesi, per l'arcipelago; una conferenza dei servizi da attivare entro l'anno per la Sassari-Olbia: una si era già tenuta e i lavori già divisi in otto lotti, ma era un risultato della giunta Soru. Quindi niente, tutto da rifare.

A parte le notizie sull'arteria del nord Sardegna - dovrebbe dare da pensare, la dimenticanza del premier - sono le stesse rassicurazioni ribadite da Berlusconi durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi tre giorni fa. Sabato, guarda caso. Che è lo stesso giorno in cui Pisanu ha dettato la sua linea: «Sardegna svegliati», aveva detto l'ex ministro dalla sua Sassari. Con un non troppo velato richiamo proprio a Cappellacci. Il presidente della Regione - i rapporti tra i due non sembrano essere idilliaci - aveva diffuso una risposta in tutta fretta: condivisione, certo, ma anche la sottolineatura del fatto che l'isola «si è già risvegliata il 15 e 16 febbraio, e non è stato un risveglio facile».

Però, sulla falsariga di Pisanu, «non dobbiamo demoralizzarci: abbatterci sarebbe controproducente». Quindi la mobilitazione «deve essere totale»:«auspico che a questo nostro appello a “due voci” vi sia una risposta di disponibilità al dialogo e al lavoro da parte di tutti: dalle istituzioni così come dalla classe politica e classe dirigente, dalle imprese e dai sindacati, dalle associazioni di categoria e dal mondo della cultura, dalle famiglie e da chiunque abbia a cuore il destino dell'isola». Nell'elenco manca il governo nazionale amico: caso o ennesima dimenticanza?

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