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sabato 9 maggio 2009

La Consulta ha deciso: Statutaria addio
accolto il ricorso contro la legge di Soru
Cappellacci: «Era una scelta illegittima»
Poi l'annuncio: nessun rimpasto, per ora

di Marco Murgia

Cala il sipario sulla Statutaria. La parola fine alla lunghissima vicenda della legge voluta da Renato Soru è scritta nella sentenza 149/2009 della Corte costituzionale: i giudici romani accolgono il ricorso sulla promulgazione presentato dal governo nazionale e dicono, in sostanza, che quell'atto non si poteva compiere perché il procedimento di approvazione non era giunto a compimento. Cioè: con l'invalidità del referendum (costato nove milioni di euro e richiesto da 19 consiglieri regionali: molti dei quali avevano votato a favore della legge in Aula, appena qualche mese prima), a cui aveva partecipato il 15,7 per cento dei sardi, l'iter della norma non era completo. Quindi la promulgazione è inconsistente: così è deciso, e la legge che fissava i nuovi principi organizzativi della Regione è di fatto cancellata.

Nella sentenza, scritta dal giudice Ugo De Siervo cinque giorni fa e depositata ieri, si sottolinea come l'atto di promulgazione dell'ex presidente del 10 luglio scorso violi l'articolo 15 dello Statuto sardo. La Corte Costituzionale ricorda che il quarto comma prescrive espressamente che la legge statutaria «sottoposta a referendum non è promulgata se non approvata dalla maggioranza dei voti validi»: è questo il profilo di illegittimità sollevato dall'Avvocatura dello Stato accolto dalla Consulta. Rifiutato, invece, l'altro appunto mosso dai legali: tutto incentrato sul quorum, questione che era stata al centro di un lungo dibattito tra i promotori del referendum e i sostenitori della norma.

Questione contorta: da una parte c'è il quarto comma dell'articolo 15 dello Statuto; dall'altra una legge regionale - la 21 del 2002, promulgata da Mauro Pili, fautore del ricorso del governo - che indica che il referendum non è dichiarato valido se non vi ha partecipato almeno un terzo degli elettori: contrasta con lo Statuto ma non fu, a suo tempo, oggetto di alcuna impugnazione in via principale. Allora, osserva la Consulta, resta ammissibile soltanto il ricorso in via incidentale attribuito ai magistrati.

A Roma fanno riferimento ai numeri, e quelli parlano chiaro: i votanti, il 21 ottobre 2007, furono 228.440, con 72.606 voti favorevoli alla legge e 153.053 contrari. Referendum non valido, come sentenziato anche dalla Corte d'Appello di Cagliari: fu la stessa ragione per cui il 10 luglio scorso Soru promulgò la legge. Invece «nella disposizione della statutaria ci si riferisce solo ad un dato oggettivo, costituito dalla prevalenza, tra i voti validamente espressi nel referendum, di quelli di approvazione rispetto a quelli contrari: è palese - sottolinea la Consulta - che tale condizione non è stata soddisfatta, né alla luce dell'esito della consultazione, dove i voti contrari hanno prevalso, né, a maggior ragione, se si dovesse considerare invalido il procedimento referendario, e inidoneo come tale ad esprimere una valida maggioranza favorevole». In più il governo aveva titolo a ricorrere contro la promulgazione, anche una volta scaduti i termini previsti per sollevare questione di legittimità costituzionale sul testo della norma, in quanto lo Stato si pone come «garante dell'istanza unitaria che connota il pluralismo istituzionale della Repubblica, indirizzandolo verso l'osservanza della Costituzionale».

Effetti immediati, almeno a sentire le dichiarazioni del presidente Ugo Cappellacci, nessuna. Con la Statutaria cade anche l'incompatibilità delle cariche di assessore e consigliere regionale, che aveva lasciato fuori dalla squadra di governo numerosi big eletti in febbraio. Scalpitanti nell'Aula di via Roma, soprattutto dal momento in cui le prime indiscrezioni dalla capitale davano per certa la bocciatura. Ma il governatore tira dritto, almeno per ora. Nessun rimpasto, perché «la Giunta soddisfa in pieno il presidente»: anche se ricorda che c'era sin dall'inizio un'ipotesi di possibile modifica derivante dalle scelte di qualche componente della maggioranza. Intanto si gode il momento: «Ancora una volta potremo dire l'avevamo detto. Si è voluto insistere su una scelta illegittima e questo è il risultato finale. Ogni volta che la politica lascia spazio alle aule del tribunale significa che ha fallito».

Più duro il commento di Bruno Murgia: su Renato Soru, dice il parlamentare del Pdl «cala definitivamente il sipario. Con la bocciatura da parte della Corte Costituzionale si rende finalmente evidente che quel modo tutto personalistico di fare politica non portava da nessuna parte. Peccato che l'avessimo detto già anni fa. Soru e la sua giunta hanno vinto lo scudetto dei ricorsi persi e sprecato tempo prezioso in un'epoca di crisi».

Non dovrebbero esserci sorprese neanche nel Consiglio regionale, anche se le elezioni si sono svolte secondo le regole dettate dalla norma bocciata: secondo la giurisprudenza, infatti, le sentenze della Consulta incidono sulle situazioni pendenti e non su quelle definite. Soprattutto le parti più riformatrici della Statutaria non erano ancora state codificate, ma erano state demandate a leggi successive. Così è stato per l'organizzazione dell'esecutivo e il conflitto di interessi: argomenti che avevano animato il dibattito politico. Ora, dopo la bocciatura da parte della Consulta, per far ripartire la stagione delle riforme statutarie occorrerà ricominciare daccapo il lungo iter per una nuova legge Statutaria: ed è l'effetto più importante, al di là dei nomi, in una legislatura che vorrebbe essere costituente.

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