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sabato 9 maggio 2009

Sardegna democratica muove i primi passi
A Mulinu Becciu il primo incontro pubblico

di Cinzia Isola

“Il futuro migliore non sarà quello che qualcuno ci regalerà, ma sarà quello che saremo capaci di costruire”. Renato Soru non c'è, ma le sue parole sono lì, appese alla parete. Nella sala del Centro Sociale Area 3, nel quartiere di Mulinu Becciu, con la partecipazione di oltre cento persone si è celebrata la prima riunione pubblica dell'associazione, che qualche giorno fa è stata costituita formalmente.

La conferma che in fondo, quando si tratta di partecipare, la capacità di attrazione della politica è ancora molto forte tra i cittadini. Che la voglia di impegnarsi in prima persona è stata, forse paradossalmente, stimolata dalla vittoria del centrodestra alle regionali. Come se il momento storico in atto richiedesse uno sforzo collettivo, dove tutte le persone di buona volontà sono chiamate alla “lotta”, alla prossima battaglia. Un centinaio di persone, quindi. Che ascolta (dal palchetto-salotto si alzeranno a parlare l'ex assessore alla cultura Maria Antonietta Mongiu, la docente Cristina Lavionio, il sociologo Alessandro Mongili e l'organizzatrice dell'evento Anna Biggio), ma che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, l'esigenza di esprimersi. Di apportare un contributo che possa favorire il dibattito e il confronto.

Si è detto che Sardegna democratica si candida ad essere il terreno fertile per coltivare questo obiettivo. Una struttura definita “molecolare” dove i temi-nodi del confronto devono essere affrontati e approfonditi per gruppi. Dove i problemi sono aree tematiche da discutere all'interno di gruppi con competenza specifica. Maria Antonietta Mongiu ha informato i partecipanti del percorso costitutivo di Sardegna Democratica e dei prossimi passaggi che condurranno alla costituzione materiale dell'associazione, all'apertura delle sedi e alle prime iniziative politiche. «L'associazione ha potenzialità - ha sottolineato l'ex assessore della giunta Soru - ma è necessario un lavoro scientifico, equilibrato e strutturato per affrontare le prossime amministrative». E ha aggiunto che «non bisogna essere emotivi rispetto alla storia». Rafforzando l'idea della necessità di dare una struttura, per quanto “fluida”, all'associazione culturale sociale e politica.

«Dobbiamo far di tutto perché inizi il processo delle iscrizioni, per avere la geografia esatta diSardegna Democratica», che, preciserà ancora una volta Maria Antonietta Mongiu: «Non è una corrente del Pd, ma un luogo di incontro delle diverse sensibilità». Una precisazione utile a non creare frizioni dentro il Partito democratico, ma soprattutto a non ingabbiare le molteplici anime presenti dentro la “gabbia” del Pd. Del resto, va ricordato, i numerosi volontari che hanno sostenuto Renato Soru durante la campagna elettorale erano per la maggior parte estranei ai partiti, spesso ideologicamente distanti dal Partito democratico.

Trasformare Sardegna Democratica in un gruppo di pressione all'interno del Pd, sarebbe uno spreco di energie pronte al confronto su un progetto condiviso, ma indisponibili ad essere incasellati automaticamente dentro il Partito democratico. Sono quindi di conforto le parole di Maria Antonietta Mongiu, quando ripeterà: «Abbiamo bisogno di tutti, tutti sono indispensabili e dobbiamo vigilare su tutto quello che succede».

Fra i presenti è stata molto elevata la presenza femminile e giovanile. Il dibattito si è concentrato soprattutto sulle diverse prospettive d'azione politico- culturale per il futuro. Ma anche dell'opportunità o meno, economica si intende, di aprire delle sedi. Dal punto di vista programmatico è stata invece sottolineata la necessità di avviare nel territorio attività di formazione politica. E si è posto l'accento su uno dei temi intorno al quale il dibattito è sempre aperto: la debolezza della comunicazione che ha accompagnato l'azione di governo del centrosinistra in Regione e il ruolo strategico dell'informazione.

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