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martedì 5 maggio 2009

Il Premier non cura i dolori del giovane Ugo
Sale la febbre della protesta in Sardegna:
snobba La Maddalena, ma onora l'Esercito

di Cinzia Isola

La risposta è sempre pronta, peccato non contenga mai la soluzione. Garanzie, quelle sì. “Grazie a Dio”, direbbe in liturgico coro la giunta religiosa. Mancassero pure quelle, la realtà risveglierebbe di colpo anche i più accaniti sostenitori e sognatori del Popolo delle libertà. E allora garantisce, il presidente della Regione Ugo Cappellacci. Garantisce su tutto, con ingenua incoscienza, tenuto conto del Garante cui fa capo. Quello delle promesse mancate. Per sfortuna, anche quelle sì, garantite. Ovvero, Silvio Berlusconi.

Se l'interesse dimostrato per la Sardegna è quello emerso nelle ultime settimane c'è da sperare che da qui in avanti, e per un po' di tempo, siano le sue vicende personali a tenerlo occupato. Mentre se la spassava selezionando veline o soubrette dalle velleità politiche e aspiranti deputate europee, quando festeggiava leggiadro la maggiore età dell'amichetta adolescente Noemi, l'amico dei sardi ha dimostrato di avere altro a cui pensare.

Finora non c'è stata una promessa una, mantenuta dal presidente del Consiglio onnipresente e onnipotente in Sardegna nel corso della campagna elettorale per le regionali di pochi mesi fa. Mentre con grande impegno si è prodigato, invece, per privare l'Isola delle conquiste già ottenute per riconoscere ad una sempre terra generosa con lo Stato italiano, la “ricompensa” che meritava. Il G8 a La Maddalena rappresentava questo, al di la del discutibile significato politico del summit. Perché l'arcipelago rappresentava, nel bene e nel male, il simbolo della smilitarizzazione dell'isola.

Nella colonia estiva sembra essersi già dimenticato del reggente da lui nominato, ma eletto dai sardi. Ignorando Ugo Cappellacci, si fa beffa di tutti coloro che hanno riposto fiducia in lui. Lo scippo del G8 è solo la punta dell'iceberg: in mezzo al mare di indifferenza verso la sua amata Sardegna c'è stata la doccia fredda che ha mandato in cassa integrazione centinaia di operai del Sulcis, il legame spezzato con la chimica, il mancato seggio al parlamento europeo. E la lista, viste le premesse, giorno dopo giorno, assume le sembianze di una black list in non arrestabile progress.

In balia degli eventi, Cappellacci garantisce su tutto e prende tempo. I dolori del giovane Ugo trapelano nella silente accettazione del misfatto compiuto. Come se vivesse in una realtà parallela, continua ad appellarsi al “dialogo costruttivo”, al “lavorare a favore della soluzione dei problemi.” Il presidente delle “garanzie”, insomma, non prende posizione. O meglio: non la cambia, rispetto a quella assegnatagli dal premier. E semprelì, come in campagna elettorale, due passi dietro al Cavaliere. Il guardaspalle, la guardia del corpo, l'uomo del sigillo presidenziale.

Il dibattito in aula sullo scippo del G8? “Ho chiesto di farlo dopo la riunione di mercoledì a Roma”. E le ripercussioni economiche in Gallura? “Il Governo ha assicurato che La Maddalena sarà la sede permanente degli incontri internazionali”. I fondi Fas, la Sassari- Olbia? Beh, questa sì, merita una battaglia. “ Ma spero che non ce ne sia bisogno perché il Governo ci ha dato garanzie”. E il caso Tirrenia? “ Stiamo cercando una soluzione alternativa con l'obiettivo di garantire le rotte e salvaguardare i posti di lavoro”.

Il mancato seggio a Strasburgo, poi. Sarebbe addirittura una sconfitta della politica sarda incapace di unirsi per un obiettivo comune: ma il Governo amico, non dovrebbe pesare qualcosa in più degli avversari politici? Ma la fiera delle garanzie non è mica finita, il colpo di grazia lo concede la chimica: “Il ministro Scajola mi ha garantito che sta monitorando la situazione. È una partita che dipende anche dal Governo”.

Sembra un suicidio politico, quello che pare architettare il giovane e addolorato leader del Popolo delle libertà. Addolorato, ma incredibilmente fiducioso. La fierezza, l'orgoglio, il coraggio non ha ancora potuti dimostrarli, invece. E dire che le occasioni non sono mancate: ieri ha declinato l'invito a La Maddalena per impegni istituzionali. Senza sminuire l'importanza dell'evento, ma la Gallura in rivolta è un impegno istituzionale che vale certamente quanto le celebrazioni per il 148° anniversario della fondazione dell'Esercito Italiano.

Non che ci si aspettasse le barricate davanti al Premier Berlusconi. Ma vederlo silente, in attesa di messianiche rivelazioni, cocciutamente ottimista davanti allo smacco continuo, non è quello che ci si attenderebbe da un qualsiasi presidente dei sardi. E vederlo cerimoniere dell'esercito nel giorno della serrata maddalenina, non si può negare, fa un certo effetto.

Non c'è di che stupirsi, allora, se un imprenditore (non il circolo delle brigate rivoltose sarde), ha deciso di acquistare una pagina de La Nuova Sardegna per chiederne le dimissioni. Con una lettera aperta Francesco D'Onofrio ha deciso di protestare davanti all'opinione pubblica contro lo spostamento del G8 da La Maddalena a L'Aquila. «Domani 5 maggio (oggi per chi legge, ndr) a piena pagina sulla testata La Nuova Sardegna, unica testata regionale ad aver accettato la pubblicazione a pagamento», annuncia l'imprenditore, «sarà pubblicata una lettera aperta con la quale invito il presidente a dimostrare il proprio disappunto nei confronti del governo nazionale per l'affronto subito a seguito dello spostamento del G8 e per la poca considerazione che il presidente Berlusconi ed il Consiglio dei Ministri hanno dimostrato nei confronti dell'isola».

L'imprenditore si dice «profondamente tradito ed umiliato per le incessanti ingiustizie ed offese, subite dal popolo sardo per mano dei nostri rappresentanti di governo», e accusa la classe politica sarda di incapacità nel gestire l'intera questione relativa al G8: «Dalla mancata assegnazione dei lavori alle aziende sarde fino allo spostamento del vertice senza che i massimi organi regionali fossero al corrente della decisione».

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