martedì 5 maggio 2009
La questione sembrerebbe pure semplice: equiparare la posizione di psicologi, biologi e farmacisti specializzandi nell'area medica a quella dei medici e veterinari ugualmente specializzandi. Per poter esercitare la professione, tutti, secondo quanto stabilito dal sistema sanitario nazionale, devono giustamente ottenere la specializzazione. Ma c'è un però. Succede che per i secondi è prevista una borsa di studio, con tanto di copertura previdenziale, maternità, tutti i diritti di un normale lavoratore e per tutta la durata del corso. Per i primi, nulla di tutto questo: frequentano le stesse lezioni, sostengono gli stessi esami, prestano le stesse mansioni sino a diventare dottori specialisti. Come i colleghi laureati in medicina e chirurgia. Ma non c'è niente: questi ultimi sono considerati di classe A, gli altri di classe B.
In Sardegna gli specializzandi non medici sono circa 180. Più o meno un anno fa, durante la discussione sulla finanziaria 2008, avevano accarezzato il sogno di vedere equiparata la propria posizione a quella dei colleghi medici. Si arrivò, in Consiglio regionale, a votare un emendamento che equiparasse i fondi destinati alle borse. La Giunta era contraria, spiegarono da viale Trento, perché si sarebbe posto il problema per tutte le scuole post-lauream: una questione di equità, in sostanza. Ma gli specializzandi contavano sull'appoggio dell'allora presidente dell'Assemblea Giacomo Spissu: che, dopo la prima votazione e a risultato raggiunto, fece votare nuovamente perché «in Aula c'è confusione». Conclusione: voti ribaltati e proposta di modifica bocciata.
Non è solo una questione regionale, sia chiaro. A farsi carico del problema a Roma sono stati i senatori Francesco Sanna e Giuseppe Lumia, con una interrogazione parlamentare indirizzata al presidente del Consiglio e ai ministri che hanno voce in capitolo. In Sardegna, però, il pasticcio è doppio: frutto di una legge regionale del 1997. L'allora assessore Paolo Fadda decise l'allargamento delle categorie dei beneficiari delle borse includendo i veterinari: si fece riferimento alla legge regionale 5 del 1992, che integra gli interventi statali previsti dal decreto legislativo 257 del 1991. Ma quello disciplina unicamente la formazione dei medici specialisti afferenti alle scuole di specializzazione medica riconosciuti dalla Cee, da cui i veterinari dovrebbero stare fuori.
Nessuna guerra tra poveri, però il problema resta. Con la discussione sulla finanziaria regionale 2009 in corso, gli specializzandi non medici tornano alla carica. Nell'isola con un gruppo nato su Facebook che è la costola sarda di uno analogo a livello nazionale. Tornano alla carica e si muovono per tempo: scrivono al presidente della Regione Ugo Cappellacci, alla presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo, agli assessori e a tutti i consiglieri regionali componenti delle commissioni competenti. Entro l'inizio di aprile, tutti gli interessati hanno in mano la documentazione. Promettono di interessarsi al caso, di trovare una soluzione.
Invece ecco le prime sorprese. Nel parere della Settima commissione, al punto tre, si legge che il parlamentino «evidenzia la necessità di frutto di implementare le risorse da destinare alle borse di studio per la frequenza alle scuole di specializzazione delle facoltà di Medicina e Chirurgia, al fine di consentire ai giovani laureati sardi di completare il loro percorso di specializzazione, necessario all'esercizio della professione sanitaria e ciò anche in considerazione della circostanza che la carenza dei fondi ha indotto lo Stato a ridurre drasticamente il numero complessivo delle borse ministeriali». Cioè si indicano ancora medici e chirurghi, ma non gli altri. E soprattutto non si considera che, secondo i documenti del ministero, i contratti non sono stati ridotti drasticamente: erano cinquemila un anno fa, cinquemila sono anche oggi.
Ancora: tra quelli che avevano dato la propria disponibilità ad occuparsi del caso, ecco i primi passi indietro. C'è già chi dice, con l'emendamento che arriva in Aula domani, di non sapere nulla della vicenda: nonostante, assicurano i coordinatori del gruppo sardo, i documenti siano arrivati sui tavoli interessati in tempo più che utile. A campagna elettorale conclusa, cambiano le carte in tavola: non sarebbe la prima volta. E, comunque, tornerà in campo anche la questione delle altre scuole post lauream.
(A.V.)
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