martedì 5 maggio 2009
di Luca Ronchi
Quello che si è visto oggi a La Maddalena è un pezzo di Italia sano, civile, normale. Hanno parlato in tre, da quel piccolo palco circondato di gente: il sindaco Angelo Comiti, uno dei promotori del comitato cittadino spontaneo, e uno dei rappresentanti degli studenti maddalenini, che hanno dato una prova di maturità e sensibilità importante, oltre che un contributo di partecipazione consistente anche in termini numerici.
Qualcuno ha parlato di tremila persone in piazza; forse il numero effettivo era più vicino ai 2500; forse. In ogni caso è stata una giornata storica. Il discorso del sindaco ha toccato, senza appesantire, i temi che andavano toccati: bello davvero è stato il lungo applauso rivolto in apertura al popolo abruzzese, mentre il primo cittadino ringraziava il Governo, la Protezione civile e tutti coloro che si stanno adoperando per riportare la normalità in quella zona.
Poi sono iniziate le danze, quando il sindaco ha detto che all'Abruzzo non serve il G8 ed effettivamente tutti, al di là della sensazione di essere stati umiliati e danneggiati dallo spostamento del Summit, qui si chiedono in che modo il G8 possa aiutare l'Aquila e non piuttosto aumentarne i problemi: perché sacrificare la comodità dei maddalenini con intensità crescente man mano che si avvicinavano i giorni caldi del summit era un rischio accettabile, ma sacrificare la vivibilità residua della provincia dell'Aquila sa più di azzardo politico e mediatico sulla pelle dei sopravvissuti. O forse non si sta parlando dello stesso G8, ma questa è un'altra storia.
Il caldo era forte, verso le 11.30, quando il sindaco Angelo Comiti ha iniziato a parlare e la gente era già attorno al palco da più di mezz'ora; un piccolo ritardo per consentire ai consiglieri regionali in arrivo col traghetto di prendere posto sotto il palco, per ascoltare. Era presente quasi tutta l'opposizione, ma i ringraziamenti sottolineati con più vigore sono stati quelli rivolti ai pochissimi rappresentanti della maggioranza che sostiene Ugo Cappellacci, in particolare Gianfranco Bardanzellu, gallurese.
Già, Cappellacci. Un quotidiano riportava stamattina un'intervista al Governatore, che spiegava di non poter essere a La Maddalena per impegni istituzionali precedentemente contratti. Si è scoperto più tardi che alla Fiera di Cagliari si celebrava il 148° anniversario della fondazione dell'Esercito Italiano. Ecco qual'era l'impegno precedentemente contratto. Come una specie di influenza. Di impegni istituzionali di tal fatta, la comunità maddalenina ne ha contratti migliaia, nei suoi due secoli e mezzo di storia; impegni a volte onorati solo a senso unico, da una popolazione fedele e silenziosa, immersa in un mare di tranquillità economica artificiale.
Negli ultimi trent'anni però, quel mare si era fatto via via più increspato, poi mosso, molto mosso, fino a gonfiarsi irreversibilmente con la morte dell'Arsenale e la partenza della base americana. Per placare questa tempesta economica, nel 2007 un altro Governo e un'altra Giunta regionale avevano pensato il G8 a La Maddalena; e in questo senso il G8 non era il pesce dato in elemosina per sfamare chi ne ha bisogno: era la canna con cui pescare, cosa che qui sappiamo fare molto bene.
Per questo, man mano che il discorso del Sindaco si spiega, cresce anche la forza degli applausi, la loro frequenza, la loro durata. E quando il discorso verte sul ruolo che la Regione deve necessariamente ritagliarsi, in questa brutta vicenda, si alza un boato di fischi di tutti i colori politici, che il sindaco placa con questa frase: «L'abbiamo già fatto questo errore in questa città, di insultare le istituzioni: qualcuno lo ha già fatto, nella scorsa legislatura; cerchiamo di non ripeterci».
Alla fine la folla si muove e dà anima e corpo ad un corteo, al termine del quale politici e giornalisti vengono imbarcati su un autobus e accompagnati a visitare le opere ancora non completate, per vedere con i propri occhi cosa è stato fatto e rendersi conto di cosa poteva essere, il G8 qui; soprattutto, però, per capire quale sarebbe il danno se quelle opere non dovessero essere completate e messe in condizione di funzionare.
Sicuramente, quando il Consiglio regionale affronterà il caso del G8 scomparso, qualcuno (non il Governatore) avrà ancora negli occhi le immagini di opere grandiose e delicatissime, e saprà di cosa sta parlando. Mentre la visita guidata si svolge, qualcuno inizia a percepire dei rumori, provenienti dall'esterno del cantiere; man mano che ci si avvicina all'uscita diventa chiara la sorgente di quei rumori: centinaia di maddalenini, ancora pieni di adrenalina da partecipazione, hanno seguito il pullman della delegazione e si sono fermati, con megafoni e fischietti, all'ingresso dell'Ex Arsenale.
Una manifestazione di popolo così clamorosamente calda e rumorosa a Porta Ponente (storico ingresso della struttura), non se la ricordava nessuno, per il semplice motivo che era impossibile avvenisse: politicamente, economicamente, socialmente, culturalmente parlando. Oggi c'è stata; era vera, reale; e anche se qualcuno non se n'è accorto, è stata una cesura, il punto di non ritorno di un percorso storico iniziato con il predominio dell'economia di stampo statale e destinato a proseguire secondo altre modalità, in parte già chiarissime, in parte ancora da inventare.
Oggi quasi ogni maddalenino sa di essere stato truffato, ma quello che è davvero importante è che ogni maddalenino sa che anche gli altri se ne sono accorti, e sa che questa consapevolezza ha prodotto la più grande manifestazione di piazza che si ricordi, nell'isola che si è pensata militare per secoli, e che ora sta imparando a sognarsi e desiderarsi con una veste nuova.
Qualcuno, all'inizio della manifestazione, stando vicino al palco si è guardato intorno, ha visto che c'era gente assiepata dappertutto e ha sentito una specie di fastidio agli occhi, come un bruciore.
Strano, perché non c'era un filo di vento.
(red)
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