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venerdì 1 maggio 2009

Finanziaria, stop al clima da volemose bene
La Spisa: «Manovra politica, non tecnica»
Primi no dall'opposizione: «È roba vostra»

di Marco Murgia

Quarantatré voti favorevoli, 23 contrari e l'astensione da prassi della presidente Claudia Lombardo. La finanziaria 2009 incassa il primo sì in Consiglio regionale, quello sul voto per il passaggio agli articoli: niente di che, è un passaggio tecnico. Ma è buono per chiarire alcuni passaggi che il buonismo imperante aveva messo in secondo piano durante la discussione generale. Cioè: la manovretta da quattro articoli «non è tecnica ma politica», parole dell'assessore al Bilancio Giorgio La Spisa; quindi ha finalmente una paternità, tutta del centrodestra: anche se con alcune distinzioni non da poco. Poi l'atteggiamento dell'opposizione: vota compatta per il no, e cambia marcia rispetto all'astensione di qualche giorno fa in commissione. Segno che si scaldano i motori in vista del confronto che in due tre giorni, da martedì a giovedì, dovrebbe portare all'approvazione definitiva.

Cosa abbia contribuito a cambiare gli umori nel giro di poche giorni è presto detto. Prima di tutto la replica della Giunta al termine della discussione generale; poi la convinzione che inizia a prendere piede tra i banchi del centrosinistra, cioè che quella astensione in commissione sia stata travisata dalla maggioranza: e il senso di responsabilità scambiato per incapacità di fare opposizione. Cambia tutto, in via Roma: tanto che Mario Diana, capogruppo del Pdl in Consiglio regionale, auspica «che in Aula torni un clima sereno, di dialogo e confronto costruttivo tra gli schieramenti» e, con riferimento ai lavori nel parlamentino, «non vedo alcuna ragione per cui lo stesso clima non si possa ricreare».

Il centrosinistra trova invece quella ragione nelle dichiarazioni di La Spisa, le prime da assessore nella nuova legislatura. Risponde a tutte le critiche dell'opposizione: «Vero che questa è una finanziaria di emergenza», dice, «ma l'emergenza è nella società: questa manovra dà risposte. È snella, sì, ma non magra: ha una dotazione finanziaria importante. E non è tecnica ma politica: ci si può riconoscere o no, ma è un documento politico». Il passaggio che smuove l'opposizione è proprio questo: in più c'è che «non è una legge senz'anima, perché di sicuro un'anima c'è l'ha questa maggioranza e questo governo regionale». Anche la scelta della snellezza è politica: «È essenziale, e in questo momento l'essenziale è tutto. Dite che non si parla di famiglia, ma chi dice che le politiche della famiglia devono essere trattate nella finanziaria».

La Spisa tende pure la mano all'opposizione: ci sono i complimenti per il comportamento in commissione ma anche l'avvertimento sul fatto che «siamo tutti sotto osservazione e non possiamo deludere le aspettative della Sardegna». Dopotutto, chiarisce l'esponente della giunta Cappellacci, «non abbiamo intenzione di distruggere niente che non sia buono. Nella proposta della giunta precedente abbiamo trovato qualcosa di buono sulle emergenze per il sociale: abbiamo aggiunto dopo aver ascoltato le parti sociali, senza inventare nulla».

C'è anche il riconoscimento politico per la valenza della battaglia sulle entrate future: «La modifica dell'articolo 8 dello Statuto sardo sulla compartecipazione al gettito erariale ha portato nuove risorse: lo riconosciamo, ma va commisurato alle nuove funzioni a carico della Regione, come la sanità e altri settori. Si misurerà qui l'effetto della riforma, che va difesa ricontrattando il Patto di stabilità con il governo nazionale: su questo raccolgo la sfida dell'opposizione».

Tutto molto democristiano. A rovinare il quadretto ci pensano gli esponenti dell'opposizione. Il voto negativo è secco: la replica è «insoddisfacente», secondo Adriano Salis, per l'Italia dei Valori, perché «sono mancate risposte sulle questioni da noi poste, in particolare sull'istruzione e sulla formazione professionale». Stessa valutazione da parte del Partito democratico: «Non c'è stata alcuna dichiarazione sullo scippo dei fondi Fas e sul trasferimento del G8 da La Maddalena a L'Aquila», dice Chicco Porcu, «ma non faremo mancare il nostro apporto costruttivo per migliorare la manovra in sede di esame degli articoli». Anche dal capogruppo dei Comunisti-La Sinistra sarda-Rossomori, Luciano Uras, sono arrivate critiche allo spirito della manovra, giudicata come un provvedimento «del centrodestra che non ci appartiene e che non corrisponde al nostro modo di pensare. Noi responsabilmente stiamo andando verso la chiusura della manovra in tempi più che accelerati, e gli emendamenti presentati dimostrano che non rinunciamo a migliorarla con il nostro contributo».

Alla fine le proposte di modifica saranno 134, una ottantina dell'opposizione. Per migliorare una manovra che «non contiene pressoché nulla delle indispensabili misure anticrisi», Uras indica in particolare un maxi-emendamento sul piano per l'occupazione, gli assegni di reinserimento lavorativo per gli esclusi dagli ammortizzatori sociali e per il superamento del precariato nel sistema pubblico.

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