venerdì 1 maggio 2009
Se gli amici si vedono nel momento del bisogno, nello stesso frangente, è anche possibile riconoscere finalmente i nemici. A questo punto, il popolo sardo non dovrebbe più aver dubbi sulla lista nera dove collocare l'aspirante concittadino Silvio Berlusconi. E se la protesta avesse la stessa forza delle parole spese in questi giorni contro le manovre oscure del premier, si potrebbe addirittura immaginare una sacrosanta ribellione nei confronti di un Governo ladro di speranze e del suo leader, eccellente imbonitore e venditore di fumo. Che, come ampiamente previsto, usa l'Isola abusando della pazienza, o forse dell'indolenza, dei suoi abitanti.
Se la Sardegna intera ha già consumato le scorte di sorrisi, il nord dell'Isola non può certo consolarsi con quintali di riso amaro, distribuito con generosità dal Governo. Dopo lo scippo del G8, non sembra esserci tregua: l'area industriale dice addio alla chimica , con buone probabilità, anche ai collegamenti marittimi di Porto Torres e Olbia con Genova. Se fosse finita qui, sarebbe già una tragedia. Ma cinque anni sono lunghi, è bene tenerlo a mente. Soprattutto vista la produttiva avversione nei confronti dell'economia sarda, dimostrata in pochi mesi dal governo amico. E dalle prone e sorridenti resistenze di cui il governo regionale ha già dato ampia dimostrazione.
Protestano praticamente, tutti. A parte il governo regionale. Che sembra avere le risposte giuste sempre in tasca. Con rassicurazioni che preoccupano solo al sentirle pronunciare:« La chimica è un asset strategico per l'Italia e il Governo non intende fare passi indietro nella difesa e rilancio del polo di Porto Marghera e degli stabilimenti sardi di Porto Torres e Assemini, ritenendo entrambe le realtà essenziali per il rilancio del comparto», ci informano le note istituzionali della Regione.
E ancora: «Il ministro ha ribadito che segue “minuto per minuto” - ha spiegato il Governatore - gli sviluppi imprevisti della vicenda dopo che l'imprenditore trevigiano Fiorenzo Sartor, che aveva rilevato gli impianti sardi e veneti dall'inglese Ineos, ha comunicato la trasmissione dei libri contabili al tribunale. Scajola ha spiegato a Cappellacci che è in contatto costante con i vertici dell'Eni “per trovare una soluzione congrua che soddisfi tutte le esigenze, da quelle di carattere imprenditoriale a quelle dei lavoratori e dei territori». Questo, per la chimica.
«La decisione di sopprimere i collegamenti Tirrenia Porto Torres e Olbia-Genova è stata temporaneamente sospesa in attesa di aprire un tavolo politico Regione-Ministero», fa sapere Ugo Cappellacci dopo aver incontrato stamattina a Roma il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli. Bene. Ma sarebbe interessante sapere cosa ha detto Cappellacci, per difendere la sua Regione, i concittadini che rappresenta.
Non sembra rasserenare il clima nell'Isola l'annuncio degli annunci, spacciato come l'evento risolutore di tutti i mali imposti dal Governo ai sardi: «Mercoledì prossimo è in programma un incontro nella capitale tra Cappellacci, il ministro e il sottosegretario della Presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Nella circostanza - comunica l'ufficio stampa della Regione - si parlerà anche della strada a quattro corsie Sassari-Olbia, uno dei progetti che rientravano negli interventi programmati nell'ambito del G8 alla Maddalena e che la Regione vuole venga comunque realizzato».
A dargli manforte l'assessore regionale all'Industria, Andreina Farris: «La cosa importante è che i lavoratori sappiano bene che vi è tutto un sistema che si sta muovendo per loro: l'assessore dell'industria, l'intera giunta regionale, con il presidente Cappellacci in prima fila, il ministero e le forze sociali». L'armata Brancaleone: con queste premesse, a Roma, non si può certo immaginare che stiano tremando di paura.
Decisamente più incalzanti gli amministratori locali, sindacati e Confindustria di Sassari . Si dicono pronti a una dura risposta per richiamare l'attenzione del governo sulla crisi economica che colpisce il territorio, anche in vista del trasferimento del G8 dalla Maddalena all'Aquila e dell'istanza di fallimento presentata ieri dall'imprenditore veneto Fiorenzo Sartor che aveva di recente acquisito gli impianti del ciclo cloro-pvc di Porto Torres. Dopo la rinuncia di Sartor, formalizzata ieri nel cda della neonata Vynils Italia, Confindustria e sindacati chiedono al governo centrale, attraverso la Regione, l'immediata attivazione di un tavolo di confronto sulle politiche industriali dell'Eni e delle sue consociate, che porti all'aggiornamento dell'accordo di programma stipulato nel 2003.
I sindacati hanno ricordato l'impegno preso dell'attuale presidente della Regione Ugo Cappellacci in campagna elettorale e chiedono ora il “pagamento della cambiale” firmata allora. E ricordano, quasi minacciando, che lo sciopero proclamato il 15 gennaio scorso per la crisi del petrolchimico di Porto Torres non è mai stato annullato ma solo sospeso. Il presidente dell'Associazione industriali del nord Sardegna, Stefano Lubrano ha definito “una risposta di cortesia” la temporanea sospensione della cancellazione dei collegamenti marittimi tra il nord Sardegna e Genova: «Di rassicurazioni come questa ne abbiamo sentito tante».
Intanto i rappresentanti del tavolo per l'area di crisi della provincia di Sassari (Alessandra Giudici, i sindaci di Sassari e Porto Torres Gianfranco Ganau e Luciano Mura e il presidente della Camera di commercio Gavino Sini) hanno ribadito che il presidente della Regione Ugo Cappellacci «deve mettersi alla testa di una mobilitazione generale del territorio, quotidianamente scippato e schiaffeggiato dalle decisioni del governo».
L'incontro è stato convocato in mattinata, dopo la notizia del possibile taglio della continuità territoriale marittima operata dalla Tirrenia. Il provvedimento, secondo i rappresentanti istituzionali giaà sul tavolo del ministro dei Trasporti, ha detto Giudici, è « l'ultimo di una serie avviata dallo scippo dei fondi per la Sassari-Olbia, struttura fondamentale per il G8 quando evidentemente si sapeva già che il summit non si sarebbe svolto in Sardegna».
«Alla vigilia del 1 maggio - ha commentato Alessandra Giudici - ci apprestiamo a celebrare la festa del non lavoro». Sottolineando che è fondamentale un intervento del governo per evitare la chiusura del polo petrolchimico di Porto Torres, dopo la decisione dell'imprenditore veneto Fiorenzo Sartor, neo proprietario degli impianti del vinile, di dichiarare fallimento a causa dei costi troppo alti delle materie prime.
«Basta con la politica delle pacche sulle spalle», ha detto il sindaco di Porto Torres Luciano Mura, auspicando un intervento del presidente Cappellacci e unità di intenti tra i rappresentanti politici locali al di la' degli schieramenti. Mentre il sindacodi Sassari, Gianfranco Ganau, ha denunciato una “situazione drammatica” causata da “motivi che hanno dell'incredibile”, in particolare in riferimento al trasferimento del G8 dalla Maddalena all'Aquila. «In nessun'altra regione italiana si sarebbe pensato di portare via il vertice, di cui tanto si era discusso in campagna elettorale salvo poi cancellarlo con la scusa dell'Abruzzo. Il governo regionale, che temevamo debole prima delle elezioni, deve avere ora autorevolezza. Cappellacci e la sua giunta devono raccogliere l'orgoglio dei sardi per il mantenimento degli impegni presi con Roma nella precedente legislatura».
«Mi auguro che il presidente della Regione non mostri più ai rappresentanti di Roma il sorriso accogliente riservato loro in campagna elettorale - ha detto Gavino Sini, presidente della Camera di commercio- ma che si rivolga ora ai governanti a muso duro. Ai sardi si chiede sempre di capire forse è ora che diventino più tonti».
Intanto il vice presidente della provincia di Olbia-Tempio, Antonio Satta, ha scritto al presidente della Regione, Ugo Cappellacci, per chiedere un incontro in merito alla recente scelta dello spostamento del G8 da La Maddalena ad altra sede. L'incontro dovrà tenersi nella sede dell'ente gallurese o, meglio, a La Maddalena, con la partecipazione dei sindaci del territorio e delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali.
Resta quindi effervescente e in fermento il clima politico: «Dopo le elezioni e le tante promesse, chiudono le fabbriche sarde. La decisione presa ieri dal consiglio di amministrazione della neonata Vinyls Italia di Fiorenzo Sartor di imboccare la strada del fallimento - scrivono i deputati sardi del Pd Giudo Melis e Giulio Calvisi- conclude tragicamente la vicenda della chimica del Nord Sardegna».
«Così, dopo le promesse di Berlusconi e Cappellacci in campagna elettorale - proseguono i deputati- viene dato un colpo mortale ad una produzione d'avanguardia, vitale per l'intero comparto chimico nazionale, con grave danno all'occupazione in una regione già messa in ginocchio dalla crisi e dalla politica del governo».
«Ricordiamo che, a risultato elettorale incassato - concludono i due parlamentari dell'opposizione -sono venuti uno dopo l'altro: la dismissione della Euroallumina, la soppressione della strada Sassari-Olbia, lo scippo del G8 alla Maddalena, l'annunciata cancellazione delle navi traghetto Tirrenia sulle rotte Genova-Porto Torres e Genova-Olbia».
Una dura presa di posizione è arrivata dal consigliere regionale Pd Marco Meloni. Prima l'elenco delle promesse sotto forma di dichiarazioni propagandistiche, poi l'affondo: «, a poche settimane di distanza, la leggerezza, l'irresponsabilità, l'inganno nei confronti degli elettori, e soprattutto delle migliaia di lavoratori impegnati nel settore della chimica e delle loro famiglie, si rivelano in tutta la loro drammaticità».
«La realtà è che con il fallimento dell'operazione affidata alla Vynils di Fiorenzo Sartor la crisi della chimica in Sardegna si aggrava enormemente, e giunge a un passo dal punto di non ritorno. Il Governo nazionale non sembra essere in grado di avviare soluzioni efficaci - prosegue Meloni - e mostra di non avere la capacità di orientare le azioni della società di cui è principale azionista l'Eni. Esclusa dal tavolo nazionale della chimica, la Giunta regionale appare del tutto priva di autorevolezza nei confronti del Governo, senza una strategia per reagire al pericolo in atto, incapace persino di comprendere la gravità della situazione sociale determinata dall'acuirsi della crisi in un settore strategico per l'industria e l'economia della Sardegna».
E pesano come un macigno le parole di Fiorenzo Sartor: «Questo discorso non l'avrei mai voluto fare, purtroppo siamo arrivati alla conclusione, ed è una cosa doverosa: in questo progetto ci ho creduto e ci credo tuttora, ma sono venuti a mancare i presupposti per andare avanti. È un atto dovuto, a causa del mancato rispetto degli accordi da parte dei fornitori». Quindi dell'Eni, quindi del Governo.
(c.i.)
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