giovedì 30 aprile 2009
di Francesca Madrigali
Si dovrebbero lavare in famiglia, dicono: sono quei panni che si sporcano anche nelle migliori famiglie. Però, se qualcuno esagera e ci sono giornali disponibili, meglio fare una lavatrice globale così ci si toglie qualche macchietta, anche in senso lato.
Insomma, Veronica (Lario Berlusconi) esterna, di nuovo: e non lo fa sul Gazzettino di Arcore o su una di quelle riviste “femminili” (?) che volentieri la mettono in copertina non si capisce bene per quali caratteristiche o meriti (forse perché pratica lo sport nazionale, ovvero lamentarsi del marito/moglie, “ah sapesse, signora mia”?) ma su La Repubblica, ovviamente ripresa da tutti gli altri media.
Vabbè, il povero Silvio ne ha combinata un'altra delle sue con questa pazza idea della candidatura alle elezioni europee delle veline belle e simpatiche, definite dalla moglie “ciarpame”; però, diversamente dalle tristanzuole Accozzole dell'altra parte, queste almeno reggono un servizio fotografico in deshabillé.
Noi comuni mortali, mediamente tristanzuole, ma anche all'occorrenza simpatiche/i, ormai siamo abituati a vergognarci per lui, e anche la Lario sembra che non ne possa più; anche se, scusi signora, visto che è “dieci anni che ci penso” (al divorzio, secondo il giornale), le cose sono due: o lei è una masochista oppure, malignamente parlando, stare con un individuo simile è in “qualche modo” conveniente. Insomma, niente di nuovo sotto il sole: come negli anni 50 e prima e dopo, anche “la signora Veronica” come la chiama lui fa tutto “per i figli”, ma non solo supponiamo, visto che l'apparenza è tutto meno che salva. L'ometto in questione infatti saltabecca qua e là, fra una attricetta e una diciottenne che lo chiama “papi”. Incidentalmente è anche il presidente del Consiglio, ma ormai, tant'è. Per lui non c'è più nulla da fare e comunque i suoi elettori (che continuo a ricercare perché vorrei farci due chiacchiere sull'argomento, ma non trovo da nessuna parte, non so perché) lo amano così: ganzo, simpatico e comunicativo, un vero geniaccio dell'empatia con i 2/3 degli italiani (con me non funziona ma solo perché sono una diversamente socievole). Sul resto sorvoliamo.
Ma per queste esponenti del sesso femminile, dalla diciottenne che rilascia dichiarazioni imbarazzanti all'attricetta di Incantesimo e la tizia del Grande Fratello, passando per ministre illuminate d'immenso e starlette di ogni genere, non ci deve essere pietà né la tentazione di dare addosso al solito “porco maschilista” che tratta le donne come oggetti: perché quelle donne, nello specifico, sono ben felici di essere considerate così.
Mi vergogno più per loro che per lui, perché un conto sono la depressione da andropausa e quell'insuperabile cattivo gusto in tutto, un altro è la prostituzione intellettuale e l'assoluta disponibilità a prestarsi per ogni strumentalizzazione, sapendo di essere soltanto oggetti perlopiù esposti al pubblico ludibrio e a illazioni di ogni tipo, a prescindere dal risultato che si ottiene poi. Ricorderei infatti alle signore potenziali parlamentari europee che ancora oggi si dà della mignotta sempre e comunque alla ministra, mai al ministro che era parimenti un illustre sconosciuto prima di essere folgorato sulla via di Silvio.
E queste donne, queste persone, quale è il loro pensiero, chi dovrebbero rappresentare alle elezioni europee e come? Sorridono, apparentemente felici che qualcuno faccia loro intravedere la porta di Strasburgo, basta anche solo scorgerla, e pazienza se poi ci arriveranno o meno, cosa dovrebbero fare, cosa potrebbero, perché. Non importa nulla: solo essere toccate dall'unto del Signore (e non importa, a questo punto, se metaforicamente o no: quello è il male minore, e statisticamente durerà poco, viste le condizioni anagrafiche).
E le donne normali (militanti politiche comprese)? Per loro, per noi, una bella pernacchia: anche oggi ci viene confermato che studiare, lavorare, pensare, creare, avere delle opinioni è perfettamente identico all'aspettare che un signore qualsiasi (meglio se anzianotto e di un qualche potere) apra le porte dell'harem come mogli o concubine. Insomma, un ruolo nella vita, ma per grazia ricevuta, in spregio alla vita quotidiana di (quasi) tutte.
Inutile scandalizzarsi per il singolo caso, volgare inveire, come accade sul sito del Partito della Libertà, contro la “signora Veronica” che, lungi dal predicare una qualsiasi remota forma di femminismo, si è semplicemente seccata con il marito allegrotto: il problema, come al solito, è la nostra subcultura per la quale in Italia è normalissimo che la classe dirigente “regali” visibilità alle donne solo quando servono, ovvero per rispettare quote, immagine, parentele, favori dati e ricevuti, perfino il guizzo tardo-testosteronico del momento. E che le donne, grate, ringrazino.
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