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mercoledì 29 aprile 2009

G8, La Maddalena si ribella allo scippo
Dibattito blindato in Consiglio regionale
Il presidente Cappellacci prende tempo

di Cinzia Isola

Altro che sorridere, la Sardegna si prepara a versare lacrime amare. A La Maddalena hanno già archiviato come beffa il ricordo dell'ottimistica campagna presidenziale giocata sul sorriso. Con il cinico e geniale trasloco del G8 a L'Aquila, Berlusconi ha messo l'Isola nel sacco. L'imbroglio meglio riuscito ai danni dei sardi: giocato sull'onda dell'emotività, facendosi scudo con la solidarietà e strumentalizzando la sofferenza del martoriato popolo abruzzese. Uno scippo confezionato ad arte. Ma non tanto da evitare lo strappo con alcune frange galluresi del centrodestra.

Stavolta l'ha fatta davvero grossa il Cavaliere se, evento raro e forse unico, è riuscito a spezzare la cronica e cieca fedeltà dei suoi uomini. L'insubordinazione è soft, ma non è più tempo di pacche sulle spalle. Passino le bufale sulla chimica, quelle rifilate ai lavoratori dell'Eurallumina, quelle riciclate sulla Sassari-Olbia. Senza dimenticare le vane promesse sulla rappresentanza sarda a Strasburgo. Si sa: le promesse elettorali, come spesso le coscienze di chi le accetta, hanno memoria corta. Ma lo scippo del G8 per La Maddalena, in particolare, ma per la Sardegna intera è uno sgarbo politico consumato con bieca prepotenza istituzionale.

Così, mentre il presidente Ugo Cappellacci prende tempo in attesa delle ultime direttive del Premier, ieri pomeriggio, alcune centinaia di persone tra amministratori del territorio, operai, sindacati, albergatori e operatori turistici, hanno partecipato alla seduta straordinaria congiunta dei consigli provinciale di Olbia-Tempio e del comune di La Maddalena, riuniti all'hotel Le Nereidi. Impegni consiliari ( in via Roma si discuteva la Finanziaria), hanno impedito la partecipazione all'assemblea del presidente della Regione. Una comoda decisione, accolta tra i fischi. Del resto la discussione è stata blindata anche in Consiglio regionale: l a conferenza dei capigruppo non ha accolto la richiesta del centrosinistra di convocare l'assemblea in seduta straordinaria per discutere degli effetti dello spostamento della sede del G8 da La Maddalena a L'Aquila.

La solidarietà del popolo sardo non può essere messa in discussione. Ne puo' essere usata come pretesto per imbavagliare la legittima protesta degli amministratori locali. Se mai ce ne fosse bisogno, il segnale arriva forte e chiaro: la seduta straordinaria di comune e provincia si è aperta con un minuto di silenzio in memoria delle vittime. Un gesto di solidarietà che non placa la delusione e la rabbia dei presenti riuniti per discutere della beffa per i sardi, dopo il danno per gli abruzzesi. Persino il vescovo della diocesi di Tempio Pausania, Sebastiano Sanguinetti, ha espresso amarezza per la decisione assunta dal Consiglio dei ministri e preoccupazione per il futuro economico dell'intera Gallura. Sempre che non si voglia mettere in discussione la solidarietà del monsignore verso i terremotati.

Ma i danni incalcolabili riescono a tradursi in cifre a sei zeri: a circa 350 milioni di euro ammonta il danno di immagine per La Maddalena, secondo una stima del sindaco Angelo Comiti. Il sogno della vetrina mondiale sembra ormai sfumato, ma il sindaco non vuole arrendersi: «Finché non vedrò pubblicato il decreto del Consiglio dei ministri - sottolinea ancora una volta - non perdo la speranza di vedere confermata la sede de La Maddalena». Anche se la realtà, allo stato attuale, va affrontata: «Siamo preoccupati per il nostro futuro. Vogliamo certezze, non ci bastano le promesse. Anche perché - commenta Comiti- annullano le delibere del Consiglio dei Ministri, figuriamoci se non possono tornare indietro sulle promesse».

L'obiettivo è quello di sollecitare la Regione nei confronti del Governo, affinché siano mantenuti gli impegni presi. Una strada, quella scelta, decisamente in salita: il governatore sardo, già all'atto della candidatura, aveva messo la firma in bianco sui provvedimenti del Governo. Altro che incatenarsi o farsi passare sopra in difesa e nel rispetto delle promesse elettorali. È talmente bianco il foglio della servile riconoscenza al premier, che per il trasferimento non ha ritenuto neppure di doverlo informare.

Calpestando il suo ruolo istituzionale, se proprio non si vuole infierire sulla sbriciolata dignità personale. Anche in Sardegna, dove la notizia rimbalzava di bocca in bocca tra lo stupore e l'incredulità, è stato l'ultimo a sapere. Almeno così pare. Altre possibili ma improbabili teorie (lo sapeva e ha taciuto), renderebbero la vicenda ancora più comica, o tragica. A seconda dei diversi punti di vista. E quelle scuse in conferenza stampa del presidente del Consiglio hanno reso ancor più imbarazzante, se possibile, la posizione sorridente e accomodante di Ugo Cappellacci.

Ma a La Maddalena, sebbene sotto le insegne del Popolo delle libertà, c'è chi tiene la schiena dritta. Sfruttando forse quella libertà tanto sbandierata, ma solitamente vincolata al premier-padrone. Giuseppe Fasolino ex assessore del Pdl di Golfo Aranci si è autospeso: «Mi spiace che questa delusione sia causata dalla mia parte politica, ma invito tutti i rappresentanti del Pdl sardo ad autosospendersi». Più moderato il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli: «Al di là delle appartenenze politiche - ha sottolineato - si costituisca un gruppo di lavoro per stilare un elenco delle priorità e delle opere da realizzare, che poi verranno illustrate al presidente della Regione».

Più deciso l'intervento del vicepresidente della Provincia Olbia-Tempio Antonio Satta: «Chiederemo al Governo e alla Regione di mantenere gli impegni presi e di vincolare al territorio le risorse che erano state programmate per il G8. Vogliamo risposte certe, vogliamo che vengano rispettati i tempi di realizzazione delle strutture e delle infrastrutture e, quindi, che vengano confermate le procedure accelerate previste per il summit».

Ma nello stesso tempo il clima si surriscaldava anche nel capo di sotto. Dopo lo stop alla discussione in aula, sancita in conferenza dei capigruppo, nell'aula consiliare si sono manifestati evidenti segni di insofferenza da parte dell'opposizione di centrosinistra che aveva sollecitato il presidente della Giunta, Ugo Cappellacci, a riferire in aula sulle ragioni e sulle ripercussioni della scelta del Governo Berlusconi. Motivo del rifiuto: necessità di approfondire il confronto con l'esecutivo sulla prosecuzione dei lavori avviati e sulle infrastrutture, come la nuova strada Sassari-Olbia.

In aula è intervenuto anche l'ex presidente della Regione, Renato Soru: «Il G8 rimane una grandissima fregatura di cui tutti siamo stati informati dalla tv, compreso il Presidente della Regione che poi ha avuto qualche dettaglio in più nella casa privata del premier», ha concluso dopo aver sottolineato che «abbiamo dato da gestire alla Protezione Civile, dentro un patto con lo Stato, sia un nostro luogo, che avevamo appena riconquistato liberandolo dalle servitù militari, sia nostre risorse. Ma il patto - ha sottolineato - è stato rotto».

La decisione di rinviare, nella migliore delle ipotesi, il confronto in aula ha fatto sobbalzare dai banchi dell'aula il consigliere Pd Chicco Porcu: «È grave il rifiuto della maggioranza di accogliere la richiesta delle opposizioni affinché il presidente della Regione riferisca subito in Aula sulle conseguenze - per il destino delle opere in corso, per i lavoratori e le imprese - dello spostamento del G8 a L'Aquila. È un segnale di grave mancanza di rispetto non verso la minoranza del Consiglio regionale - ha sottolineato Porcu - ma verso la stessa istituzione. Le anticipazioni sul decreto legge che cancellerebbe le risorse per lavorare su più turni e il premio di produzione rischiano di provocare il recesso del contratto da parte delle imprese appaltatrici e di trasformare l'ex ospedale e l'ex Arsenale di La Maddalena in grandi incompiute. Sarebbe un dramma sociale oltre che economico».

Mentre Adriano Salis dell'Italia dei valori rivela di aver “sentito” il rumore dei «polpastrelli che scricchiolavano sul vetro, in attesa che Cappellacci riceva notizie da Silvio Berlusconi. Fare, la devono fare per forza, la discussione. E oggi, Sa die de Sa Sardigna, era il giorno più giusto. La maggioranza è in grossa difficolta: ho rivolto una preghiera a Cappellacci - racconta Salis - che Berlusconi avvisi prima di prendere decisioni. Perché ha offeso il presidente della Regione, ma anche me in quanto sardo».

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