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sabato 25 aprile 2009

Pezze di Berlusconi, acetone di Calvisi
Il deputato smonta lo spot del premier:
Addio riconversione di La Maddalena

di Marco Murgia

Promette, eccome se promette: da par suo. Dopo lo scippo del G8 alla Sardegna, Silvio Berlusconi ci mette le pezze: la Sassari-Olbia secondo «i tempi stabiliti», senza stabilire quali; l'arcipelago come sede italiana dei prossimi vertici internazionali; le opere che saranno completate. Ugo Cappellacci porta la colla e torna da palazzo Grazioli con i buchi che sembrano belli che tappati. Sembrano, perché al solito, gli esempi in questi due mesi del centrodestra in Sardegna non sono mancati, di certo non c'è niente. Parole, ma niente di più. Nel quadretto c'è spazio pure per l'acetone: lo usa il deputato del Pd Giulio Calvisi. Bastano poche gocce e quelle pezze scivolano via una a una, insieme alle granitiche certezze del presidente della Regione.

Calvisi è uno che nella sua attività parlamentare ha seguito da molto vicino tutta la trafila dei finanziamenti per il G8 a La Maddalena: non fosse altro che, da gallurese, il summit mondiale avrebbe interessato da vicino soprattutto il suo territorio. Forte di questa esperienza mette in evidenza nella sua pagina web una prima stima dei danni che la scelta del Cavaliere produrrà nel giro di poco tempo: quella che viene fuori è una «quantificazione del tutto parziale e sommaria», avverte. Ma i numeri e i fatti lasciano poco spazio alle interpretazioni.

In primo luogo c'è «l'abbandono definitivo del progetto di inserire con le procedure accelerate dai lavori del G8 le cosiddette opere collaterali». L'elenco è lungo: ci sono la Sassari-Olbia e l'allungamento della pista dell'aeroporto Costa Smeralda; si va dallo svincolo del fiume Padrongianus allo spostamento della stazione di Olbia, che avrebbe liberato aree importanti in centro città, sino alla costruzione del molo levante di Porto Torres. In soldoni, la pensata del premier costerà alla Sardegna, solo per queste opere, qualcosa come 522 milioni di euro.

«Tecnicamente, il governo non può più inserire questi lavori in un G8 che non si farà», spiega Calvisi: palazzo Chigi «potrà forse promettere che si faranno secondo le procedure ordinarie, ma saranno lavori lunghi e non di immediata fattibilità. In quest'ottica, è facile prevedere che, a esempio, il tratto stradale Olbia-Sassari - qualora il governo prendesse la decisione di avviarne i lavori (e ancora non l'ha presa) - probabilmente sarà portato a termine in un paio di decenni. Di sicuro non nei tre anni che erano stati preannunciati».

Ha voglia di parlare il ministro Frattini, secondo cui a La Maddalena si realizzeranno comunque le grandi opere promesse: la dichiarazione, sottolinea il deputato, «appare ora una vera e propria beffa. Per di più in palese contrasto con il fatto che il governo aveva assunto in precedenza la decisione di accantonare la realizzazione di quelle opere. Come abbiamo denunciato più volte in Parlamento, già in novembre interpellando il sottosegretario Bertolaso e in marzo presentando un question time cui ha risposto il ministro Vito, si era evidenziato chiaramente che il governo Berlusconi avesse fatto sparire i finanziamenti individuati dal governo Prodi e dalla giunta Soru per le opere collaterali».

All'appello mancano altri 225 milioni di euro destinati dal decreto governativo 162 e utili per le opere di ricezione de La Maddalena: «Non è casuale che lo stesso presidente del Consiglio abbia dichiarato che il trasferimento del G8 da La Maddalena a L'Aquila comporterà un risparmio pari a quella cifra». Calvisi lo aveva già ribadito due giorni fa, insieme al collega sassarese Guido Melis: «Vorremo sommessamente ricordare che quelli destinati all'isola di La Maddalena non erano fondi dello Stato, ma fondi Fas già destinati dalla programmazione nazionale alla Sardegna e che il governo Prodi e la giunta Soru avevano deciso di utilizzare per la trasformazione dell'economia dell'arcipelago dopo l'abbandono dei militari americani».

In sostanza, ma i due lo avevano già sottolineato in Parlamento, «non si tratta pertanto di risorse per opere che nascerebbero in virtù del G8 e, quindi, di un trasferimento di fondi statali in via del tutto eccezionale, ma di opere che nascono da fondi la cui destinazione è stata programmata in Sardegna, esclusivamente per la Sardegna. Per capirci, la Olbia-Sassari è un'opera interamente progettata dalla regione Sardegna, inserita tra le priorità dei fondi previsti dal quadro strategico nazionale 2007-2013». Solo per la fetta che riguarda le risorse dirette ci si ferma a quasi 750 milioni di euro.

Ma c'è anche quello che si potrebbe definire l'indotto. Dal turismo alle imprese che avevano già minacciato di bloccare i lavori per i mancati pagamenti nonostante i turni forsennati su 24 ore sino ai cantieri che rimarranno aperti e incompleti. Almeno sino ad azioni ufficiali. Intanto c'è «l'impossibilità, di fatto, di inserire La Maddalena nel circuito turistico internazionale, come conseguenza della mancata esposizione pubblicitaria dell'isola nei mass media di tutto il mondo».

A Roma promettono che l'arcipelago sarà la sede di tutti i vertici internazionali organizzati in Italia, ma «l'idea di fare di La Maddalena la Davos del Mediterraneo è tramontata o rimandata ad altra occasione: il vertice sull'ambiente annunciato dal presidente del Consiglio non è certo paragonabile, per dimensioni e attenzione mediatica, al G8. Senza contare il fatto che la scelta del sito sia poi stata solo annunciata, in totale assenza di decisioni prese sulla base di un'analisi di effettiva fattibilità. Risibile e destinata a non avere conseguenze concrete appare la proposta del presidente Cappellacci di organizzare eventi collaterali al G8, durante un G8 che si svolge da un altra parte». I sette grandi, dopo tutto, avevano già detto no quando Berlusconi ci aveva provato con Napoli.

La certezza di Calvisi sul blocco dei lavori contrasta con la promessa che le opere saranno completate. Il deputato parte da un passaggio fondamentale: «I cantieri si bloccheranno entro pochi giorni» perché «già le imprese avevano paventato nelle scorse settimane il rischio che i lavori si potessero bloccare, dal momento che, a fronte del 60 per cento dei lavori eseguiti, le imprese hanno ricevuto pagamenti non superiori al 25 per cento. A questo punto è evidente che se il blocco dei lavori a La Maddalena era finora un rischio, diventa ora un fatto inevitabile».

L'effetto a catena è presto tracciato: con i cantieri bloccati per chissà quanto il rischio è che le opere restino incompiute «causando un serio pregiudizio e danni pesantissimi per le prossime stagioni turistiche: La Maddalena rimarrà probabilmente per molto tempo una città con cantieri aperti e mai chiusi». Poi gli operai, «400 o 500 persone che saranno costrette a lasciare il proprio lavoro». E quindi, come conseguenza del mancato trasferimento dei fondi, «l'impossibilità di pagare le imprese appaltatrici, subappaltatrici e i fornitori. Con una sostanziale differenza tra questi soggetti: le appaltatrici sono tutte grandi imprese della penisola, e a loro il Governo potrà offrire di lavorare nel G8 de L'Aquila. Quelle colpite più direttamente e che pagheranno più amaramente le conseguenze di questa scelta saranno le imprese sarde che hanno ottenuto lavori in subappalto».

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