sabato 25 aprile 2009
Il Partito democratico sardo torna alla scuola. Parte da lì, dalla difesa della scuola pubblica, il radicamento sul territorio annunciato finora solo a parole. Fuori dal Palazzo, dalle assemblee fini a se stesse, fuori anche dai circoli: si torna in strada, ai banchetti che sanno tanto di vecchio ma che sono anche l'unico contatto diretto con la gente. L'obiettivo, illustrato dal commissario Achille Passoni e dai deputati Caterina Pes e Giuseppe Fioroni, ex ministro della Pubblica istruzione, è una raccolta firme che coinvolga alunni, genitori, insegnanti e operatori scolastici a sostegno di una mozione da discutere in Parlamento entro maggio.
A scanso di equivoci, è una iniziativa politica: contro i tagli annunciati dal governo - otto miliardi di euro e 132mila posti di lavoro - ma anche contro il piano programmatico e i regolamenti attuativi della cosiddetta "finanziaria estiva" per la scuola elementare e media e contro il maestro unico. «Con questa iniziativa il Pd sardo esce fuori dai confini del dibattito interno, dopo la sconfitta elettorale che ha visto il partito piegato su se stesso, per tornare a fare politica in mezzo alla gente e dialogare nuovamente con i cittadini», sottolinea Passoni.
I prossimi appuntamenti saranno centrati sulla crisi e i temi del lavoro e sulla finanziaria regionale. Intanto c'è la scuola, perché «la situazione in Sardegna è tra le peggiori a livello nazionale», spiega Fioroni che ricopre anche l'incarico di responsabile del Dipartimento Educazione del Pd: «Per il prossimo anno non ci saranno nuove immissioni in organico di precari che potranno sostituire i 1233 posti vacanti lasciati liberi da chi andrà in pensione, oltre ai 1655 tagli già programmati nell'organico di diritto tra personale docente e non docente. Esclusi, tra l'altro, i 41 posti per docenti di sostegno che non saranno stabilizzati».
Netta anche la chiusura al maestro unico e all'orario a 24 ore settimanali: il Pd ne chiede l'immediata abolizione per scongiurare il «percorso di smantellamento della scuola elementare». Anche in questo caso, il sostegno arriva dai numeri: nell'isola, sugli oltre 66.500 iscritti alla prima classe elementare, solo il 27 per cento ha chiesto il tempo pieno, mentre gli altri hanno scelto le trenta ore. «Il 6 per cento delle famiglie sarde, però, non avrà il tempo pieno perché per soddisfare la richiesta servirebbero 160 classi in più e almeno altri 120 docenti».
Le preoccupazioni del deputato Caterina Pes sono rivolte soprattutto al rischio di chiusura delle piccole scuole, di montagna o nei centri minori: dove invece costituiscono «un presidio pubblico insostituibile per l'educazione dei bambini e per la comunità». La campagna di sensibilizzazione, affiancata dalla raccolta di firme, si concentrerà nelle due settimane tra il 4 e il 20 maggio, quando entrerà nel vivo la mobilitazione con banchetti nei principali centri dell'isola e davanti alle scuole. Già da ora è possibile sottoscrivere la petizione popolare nei circoli del Pd e sul sito www.partitodemocratico.it
(red)
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