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venerdì 24 aprile 2009

Grazie, Silvio: niente più G8,
Sassari-Olbia, Eurallumina,
chimica, eurodeputati e altro.
Tieniti i voti, noi Ugu Fantozzi:
dai le centrali e scorie nucleari
ai cari concittadini-sudditi sardi

di Giorgio Melis

Giusto imbarazzarsi, perché talora il troppo storpia: con un senso di sottile, frustrante, esausta nausea di noi stessi che data da tempo. Che altro? Indignarsi stanca: abbiamo già dato, non serve a nulla, tiriamo avanti: è tutto finito. E poi, protestiamo contro i poveri aquilani disastrati? Noi sardi nel 1980 avevamo adottato e finanziato 14 Comuni dell'Irpinia: parecchi miliardi di allora della Regione e dei lettori, raccolti da L'Unione Sarda col Banco di Sardegna per iniziativa di chi scrive e sostegno decisivo di Angelo Giagu De Martini. Con la nostra magnifica Forestale - era lo Stato in quei paesi ridotti al nulla - avevamo costruito alloggi di fortuna in doghe di legno per il bestiame: subito occupati dai proprietari che li trovavano meglio assai delle loro case miserrime. Insomma, solidali sul campo e con le tasche lo eravamo più di adesso.

vignetta - G8 - chiamata per Cappellacci

Dunque non siamo indietro e in debito con nessuno: al contrario. Ma alcuni dicono: a protestare, faremmo la figura di sciacalli avidi e occhiuti perché stavamo cominciando a rosicchiare un osso conquistato in parte a duro prezzo e tra zuffe micidiali, oltretutto pagato quasi interamente da noi. Sarebbe indecoroso. Berlusconi e Cappellacci ci salvano da questa ignominia. E ci offrono l'occasione di fare la nostra bella figura e la nostra parte nella più colossale, rischiosa, improbabile operazione di “marketting”, ci vogliono le due “t”, politico-elettorale-internazionale della storia con uso un filino osceno di una tragedia che ci ha sconvolto e commosso come tutti.

Dunque, nessuna protesta. Doveroso accettare la volontà di sottomissione dei sardi riassunta dal “nuovo” Psd'az ultra-indipendentista: “per come si era messo, meglio che il G8 non si faccia”, commentano Giacomo Sanna e il segretario Efisio Trincas, che sta cucendo altre cento bandiere dei 4 Mori da stendere per terra al passaggio di Berlusconi sul fango abruzzese. Doveroso istituzionalmente, da legittimisti convinti, far proprie le parole del presidente dei sardi. Si è subito detto “lieto e orgoglioso di poter dare all'Abruzzo il contributo della nostra terra, che è stata sempre generosa, ospitale e solidale”. Salvo poi, dopo due conferenze stampa annunciate e annullate, manifestare qualche dubbio e annunciare perentorio: parlerò con Berlusconi. Davanti a lui tremava tutta Roma fino all'Aquila, peggio del terremoto continuo. L'annuncio ha già messo in allarme il potente servizio di sicurezza del premier a palazzo Chigi: via la sicura dalle armi.

Ma non è consentito mostrare sorpresa. Berlusconi, il G8 a La Maddalena non l'ha mai voluto e lo ha sempre contrastato, dall'inizio: fino a quando non è riuscito a piazzare la botta vincente. Come dargli torto? L'aveva deciso e in parte finanziato Prodi su richiesta di Soru, che a sua volta aveva avuto il temerario ardire di chiedere agli americani di eliminare la loro servitù nucleare sull'arcipelago. Inaccettabile per uno statista come il Cavaliere calcare la passerella mondiale predisposta da altri, oltretutto invisi. Prima ha provato ripetutamente a dirottarlo a Napoli, annunciandolo e facendolo rilanciare più volte. Senza esito, troppo ostacoli. La colpa è del Vesuvio. Si fosse prodotto in una bella, calamitosa eruzione che avesse fatto tracimare di lava attorno al Golfo partenopeo, sarebbe stato un gioco da ragazzi cogliere la palla al balzo. Invece niente: interpellato, il vulcano non rispose. Infine il Cavaliere era parso rassegnato a La Maddalena. Anzi aveva trasformato l'opposizione in adesione entusiasta perché il vertice si sarebbe svolto “nel posto più bello del mondo”.

Qualche dubbio era rimasto e l'avevamo espresso ma pareva che la forza delle cose e i tempi (oltre i sovralluoghi delle Intelligences dei Grandi, perfino la tenda di Gheddafi, le rassicurazioni di Bertolaso, l'ispezione di pochi giorni fa con Berlusconi e Letta con piena approvazione) avevano messo a freno i sospetti di tutti. Anche perché le botte inflitte alla Sardegna come gratificazione per la vittoriosa campagna di Sardegna erano e sono tali e tanto gravi da far ritenere impensabile che si stesse preparando il colpo di grazia. La politica del carciofo aveva lasciato ai sardi il tronco legnoso e le spine dolorosissime. Via la Sassari-Olbia non annunciata ma approvata su progetto regionale e finanziata due volte. Alluminia addio (ma restano le emersioni arseniacali) nonostante le promesse e l'appello all'amico Putin: i russi ne stanno facendo una nuova ed enorme in Cina, la cassa integrazione a Portovesme è l'elemosina concessa a tutti mentre si tagliano anche i fondi già stanziati per bonificare le aree inquinate. Per la chimica, salvo eventi economico-sismici imponderabili,ci sono gli ultimi rintocchi delle campane a morto. Per la Legler siano allo stesso punto. Dunque potrà presto avverarsi la profezia dei centomila nuovi posti di lavoro annunciata da Cappellacci, in campagna elettorale a braccetto con lo sponsor, con la benedizione di santa arcoriana chiesa che decide a piene mani in Giunta insiema a legge laiche.

Ma nonostante tutto, la Sardegna stava davvero ricominciando a sorridere: basti vedere il cislino Medde. Pregustando anche il piacere di non mandare alcun deputato in Europa, come annunciato trionfalmente. Giusto. Che ce ne facciamo, visto che contiamo già tanto nel governo con i nostri ministri e nel parlamento con l'irriducibile maggioritaria pattuglia del Pdl? Dal sorriso appagato, si passa di colpo alle risate convulse, sgangherate:fino alle lacrime. Indietro tutta, il terremoto ha fatto quel che il Vesuvio non potuto per dirottare il G8 a Napoli. Nobile, straordinario colpo di genio. I Grandi della terra con vista e tra le macerie, succeda quel che succeda, in due mesi Berlusconi avrà compiuto un altro miracolo da standing ovation mondiale all'ombra delle tendopoli: altro che mago Houdini! Non si è fatto impressionare dal ministro Matteoli, che sulle prime ha smentito e sghignazzato come tutti. Detto, fatto e tutti ad applaudire. Si associno anche i sardi, grati e commossi: hanno investito bene i loro voti su Cappellacci, che giustamente esalta l'orgoglio, la solidarietà e l'ospitalità della Sardegna.

Berlusconi stesso ha precisato che non c'è stato tempo neppure di informarlo, ignorando anche il sindaco di La Maddalena, basito. Sciocchezze, formalità ridicole a confronto degli atti violenti del dittatore Soru. I soliti disfattisti dicono che Cappellacci dovrebbe dimettersi perché la decisione avrebbe dovuta essere assunta dal governo presente, per obbligo di legge, il presidente della Regione: non informato e neppure invitato al contrario del collega abruzzese, Gianni Chiodi. I soliti parrucconi ricordano che alla fine degli anni settanta l'ex presidente della Rwgione Giovanni Del Rio da Sindia, garbato ma fumantino, approdato a Roma era stato nominato sottosegretario alla funzione pubblica e aveva firmato il contratto per gli statali col placet del presidente Andreotti. Il quale, contestato in Parlamento, aveva preso le distanze da Del Rio, fanfaniano storico e personaggio di grande schiena. In 24 ore si era dimesso da viceministro e da deputato, pochi mesi dopo era rientrato nei ranghi della Corte dei conti, dove ha concluso alcuni anni fa un'onoratissima carriera, illuminata dal quel gesto dimissionario: “La dignità di un uomo non ha prezzo: a maggior ragione se ha anche rappresentato quella di presidente della Sardegna”.

Cose arcaiche, romantiche, grottesche. L'immaginate Ugu Fantozzi Cappellacci che annuncia a Berlusconi: “Mi dimetto, ci avete umiliato: avevo appena cancellato perfino lo stemma voluto da Soru nella bandiera, faccio la figura del lacché”. E il Cavaliere: “Non fare il pirla, torneresti nel nulla. Io ti ho creato, io ti distruggo quando voglio. Prendi e porta a casa o ci rimetti anche le consulenze di Mediaset per il tuo studio”. Ineccepibile. La politica regnante Berlusconi oggi è questa e non possiamo prendercela con Ugu Fantozzi in Cappellacci, altro che Ugu-Truman. Così fan tutti, più o meno, comunque la metà abbondante dei sardi.

Piuttosto, sarebbe giusto andare fino in fondo: C'è una via d'uscita e di sicurezza per Cappellacci e il centrodestra. La Sardegna ha la fortuna d'essere l'unica area davvero asismica d'Italia. Deve ricambiare e ripagare questo privilegio. Il presidente la proponga - anche per l'”orgogliosa solidarietà-ospitalità” con i terremotati di tutta Italia - come sito unico per le quattro centrali nucleari da costruire e per lo stoccaggio delle scorie atomiche tentato e sventato nel 2003 dal governo Berlusconi : ora si rendono libere le gallerie sotterranee che la Marina ha bloccato dopo l'avvento del Cavaliere a La Maddalena, per caso. Conviene, a Cappellacci, prendere l'iniziativa. Tanto lo faranno lo stesso. Ha detto che dovranno passare sul suo corpo. Attento, a quel punto potrebbe già puzzare, da rimuovere col furgone per i cassonetti. I conti andrebbero in utile. Niente G8, niente Sassari-Olbia, Eurallumina chiusa come presto la chimica e il resto, niente bonifiche delle aree industriali, zero deputati europei, scippi vari. Ma in cambio servitù nucleari, scorie a go-gò, non resta che riaprire l'Asinara, estendere le zone carcerarie e soprattutto avanti col “cemento amato”, colate sulle coste per la gioia della classe digerente della destra nuragica e dei moristi neri.

PS Si è diffusa nelle ultime ore una leggenda propalata da untori e provocatori, in termini perentori. Ora è ufficiale, è stato detto. Il governo della Regione sarda è vacante. Un sosia ha usurpato e preso il posto del Ugo Cappellacci. Si chiama Gianni Chiodi ed è il presidente dell'Abruzzo. E' lui, debitamente taroccato, che sedeva al fianco di Berlusconi nella riunione del governo a L'Aquila, dando l'ok a nome della Regione sarda, come istituzionalmente dovuto. Ripreso il ruolo abruzzese, Gianni Chiodi ha diffuso una nota, pubblicata ieri anche sul sito on line de L'Unione Sarda (oggi il quotidiano anti-Pdl dedica il suo sacrosanto commento alla legge anti-stalking: chissenefrega del G8?), spiegando che “sapeva già da dieci giorni l'eventualità di spostare il G8 dalla Maddalena all'Aquila, perché è chiaro - ha affermato - che questa cosa deve essere richiesta al presidente della Regione”. A lui, non a Cappellacci: capito? Naturalmente seguono i ringraziamenti di Chiodi, estesi. “La disponibilità di spostare il G8 mostrata dal presidente della Sardegna, Ugo Cappellacci, è il segno più evidente della grande solidarietà di quella regione”.

Insomma, un figurone storico, i sardi dovranno essere grati in eterno al Cavaliere ma soprattutto a Cappellacci: da gran gentiluomo ospitale e benchè a disinformato (?) dei fatti, mostra la sua straordinaria disponibilità, che Berlusconi apprezza in pieno “Un altro cucchiaino di zucchero nel caffè, Ugo, grazie”. La coerenza e l'amore di Silvio verso “i cari concittadini sardi” è piena e assoluta. “I sardi li freghi una volta Soru”, tuonava conch'eboccia Cuccureddu sui manifesti. Modestamente Berlusconi può farlo mille volte, dai Pili ai Cappellacci che fanno palpitare di orgoglio i sardi nell'Isola e quelli fortunatamente emigrati.

Nessun dorma e soprattutto nessun gridi. Siamo tornati a sorridere. Dobbiamo continuare e ne abbiamo ragione. Il tempo è galantuomo e stavolta marcia a velocità supersonica, le profezie si avverano a ritmi incalzanti. Brunetta ci vuole togliere la specialità come alle altre autonomie-canaglia. Berlusconi lo ha ovviamente scavalcato. Si è nominato commissario governativo, ha cancellato il dipendente Cappellacci e per le cose importanti delega questo e quello. Da ultimo il suo avvocato e deputato Dracula-Ghedini. Il quale ha convocato a Villa Certosa Cappellacci e l'assessore all'urbanistica Asunis per discutere con loro il piano-casa: la Sardegna dovrà approvarlo per prima dopo aver trovato un escamotage giuridico (parole di Ghedini all'ottimo Guido Piga della “Nuova”) per rendere inoffensivo il Piano paesaggistico di Soru, ostile al “cemento amato”. Insomma, la Certosa era già sede di Stato come lo è Palazzo Grazioli a Roma. Non solo per Berlusconi ma anche per Ghedini (lui aveva condonato gli abusi edilizi) che vi convoca il presidente della Cappellacci. Non avendo tempo da perdere per andare a trovare il presidente-vassallo alla Regione: anche lui ha l'idiosincrazia del capo per le sedi istituzionali dello scoglio servile e di servizio. Meno male che Silvio c'è: e anche Ugo con i diti strecciati. Chapeau, allegria e nessuno protesti: cari sardi pezze da piedi, abbiamo quel che ci meritiamo, zitti e buoni. Nessuno è innocente. Ma è la giusta fine della nostra storia di presunto popolo e nazione di poveri ascari colonizzati e autocolonizzati di qui all'eternità. Accettiamo il nostro destino, molti sono definitivamente rassegnati.

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