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giovedì 23 aprile 2009

Chimica, da Roma niente soluzioni
Sette misure urgenti per il settore
ma sulla vertenza sarda c'è poco
Continua lo scontro tra Eni e Sartor

di Marco Murgia

Un pò a uno e un pò all'altro, Claudio Scajola in versione Salomone dice e non dice. Indica percorsi possibili, ma non risolve. Inserisce la vertenza sarda sulla chimica nel quadro nazionale del settore, quando servirebbe un intervento ben più circoscritto. Dal tavolo nazionale riunito ieri a Roma non è che venga fuori granché: di sicuro non le soluzioni che si aspettavano nell'isola. Al massimo una serie di rimandi con indicazioni generiche: «Puntiamo a salvaguardare la chimica di base del Paese e a rilanciare le eccellenze della chimica fine», dice l'esponente del governo Berlusconi, «e possiamo raggiungere questi obiettivi tutelando l'ambiente e il territorio, riqualificando i processi produttivi, bonificando e reindustrializzando i siti inquinati; incentivando gli investimenti in ricerca e sviluppo; favorendo la riduzione dei costi energetici. Sono fiducioso che troveremo linee condivise di sviluppo». Quando e come, per ora, non è dato saperlo.

vignetta - Scajola mangia sulla chimica

Intanto il ministro per lo Sviluppo economico definisce l'istituzione di tavoli territoriali per accelerare l'attuazione degli accordi di programma già in essere, con la Sardegna e Porto Marghera in primo piano. È il contentino per Fiorenzo Sartor, e non potrebbe essere altrimenti: l'imprenditore veneto qualche settimana fa aveva rilevato Ineos, e subito era stato dipinto come «l'uomo nuovo della chimica italiana», oggi si sente vittima di un raggiro da parte dell'Eni tanto da annunciare di voler portare i registri contabili in tribunale. Qualcosa gli si doveva pure dire.

Un altro tavolo di confronto, da aprire con Eni sul piano per la chimica e sui siti di maggiore interesse, è il richiamino per la multinazionale: un pò poco, visto che il colosso è una partecipata del governo e palazzo Chigi potrebbe decisamente avere più voce in capitolo nella vicenda. È proprio Eni, con la decisione di portare il prezzo delle materie prime ai valori di mercato, a rischiare di mandare all'aria l'intervento dell'imprenditore veneto. Ancora due giorni fa, dalla società era arrivata una nota che di conciliante aveva ben poco: «Non siamo l'unico fornitore. Sartor può rivolgersi tranquillamente al mercato». Peccato che non sia così per l'etilene, altra materia prima del ciclo del cloro, prodotto a Porto Torres dall'impianto cracking: sulla piazza non ci sono alternative.

L'apertura dei tavoli territoriali e di confronto sono le prime due misure decise a Roma. Toccano la Sardegna, ma solo di striscio: di concreto, per l'isola, non c'è altro. Quello che viene fuori è un pacchetto di cinque misure, oltre quelle già illustrate: sottoporre alla conferenza Stato-Regioni il decreto per l'individuazione dei 26 siti prioritari nel piano nazionale di bonifica e reindustrializzazione e portare al Cipe i primi tre o quattro progetti immediatamente cantierabili; aumentare le risorse del bando 'Nuove Tecnologie per il Made in Italy' con fondi europei Pon e Fas per finanziare l'innovazione tecnologica del settore chimico; accelerare l'adeguamento ambientale delle imprese chimiche al Regolamento Europeo Reach, con l'apertura di uno sportello ad hoc prevista per l'8 giugno dotato di 120 milioni di euro; istituire un gruppo di lavoro per monitorare il recepimento delle disposizioni comunitarie finalizzate alla semplificazione delle procedure amministrative; varare interventi per ridurre il costo dell'energia per le imprese chimiche. Sul come e quando, ma questo lo abbiamo già detto, non si sa molto di più.

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