venerdì 17 aprile 2009
di Cinzia Isola
A due mesi esatti dalle elezioni l'Università di Cagliari mette sul piatto dell'analisi elettorale i risultati di una ricerca della facoltà di Scienze politiche, sulla campagna per le regionali 2009. Ieri il primo di un ciclo di seminari: analisi del voto e comunicazione elettorale. Ieri sera, al Teatro ciechi, è stato tracciato un quadro generale che, nelle successive tappe, sarà approfondito per singole tematiche.
La ricercatrice Aide Esu (dipartimento ricerche economiche e sociali) ha illustrato i principali aspetti che hanno caratterizzato la campagna elettorale per il governo della Sardegna. Intanto, i protagonisti. Lo scontro politico è stato incarnato dal candidato presidente Renato Soru e dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L'intervento del premier, che in più di un'occasione ha sottolineato di “averci messo la faccia”, mette in rilievo l'importanza della posta in gioco. Ovvero, l'importanza della “conquista” della Sardegna.
Quindi, il modello comunicativo. Ugo Cappellacci, vero candidato del centrodestra, segue quello “infotaintment”: il comizio è un evento mediatico, realizzato con un'accurata regia. Dove la politica si confonde col cabaret. La location risponde a canoni precisi: spazi circoscritti, con l'accesso controllato e l'intera coalizione mobilitata per l'occasione. Insieme ad una ingente presenza delle forze dell'ordine. La cura dei dettagli è esasperata, anche cromaticamente: la moquette, le sedie, tono su tono, bandiere sventolanti in favore delle telecamere. Nulla è lasciato al caso.
Il linguaggio, spiega la sociologa, è semplice: cabarettistico, in certi passaggi. E l'evento assomiglia ad un happening mondano, dove Berlusconi occupa la scena lasciando Cappellacci in secondo piano. Anche, se, è stato evidenziato, il candidato del centrodestra strada facendo ha acquisito una maggiore sicurezza davanti al “pubblico”. Lo stesso che attende lo “show” subendo una tartassante e assordante colonna sonora ripetitiva e orecchiabile: “Azzurra libertà” e “Meno male che Silvio c'è” non danno tregua in sala.
Dall'altra parte, la campagna elettorale di Renato Soru. Caratterizzata dall'informalità: il candidato si presenta senza nessun apparato di sicurezza e senza “accompagnatori”. Se la regia c'è, è invisibile. Ed è soprattutto orchestrata sul web, dai volontari. La coalizione risulta assente, mentre a presenziare ci sono spesso alcuni assessori della giunta uscente. Un approccio informale, si è detto. Che assume una forte connotazione individuale, ma di grande pathos con gli elettori. La “sardità” come elemento caratterizzante avrà il suo culmine a Seneghe. Qui, Renato Soru, si farà interprete del primo comizio in limba.
Sebbene, per ora, l'analisi sia quasi esclusivamente quantitativa risulta interessante il peso che ha ricoperto la carta stampata. L'analisi, coordinata da Riccardo Spiga, è stata condotta dagli studenti. Rispetto alle regionali del 2004 si è evidenziato un calo degli articoli inerenti le elezioni. Calo più evidente nelle pagine dell'Unione Sarda, rispetto alla Nuova Sardegna. Il Giornale di Sardegna, che in quel periodo del 2004 non aveva ancora visto la luce, evidenzia una quota nettamente inferiore di articoli a tema. Ma questo dipende dal format, l'edizione cagliaritana, preso in esame.
In generale è emerso una maggiore attenzione da parte dei quotidiani per le “campaign issues”,cioè le notizie di “colore” e quelle relative allo svolgimento della campagna stessa, rispetto alle policy issues, quelle cioè relative ai programmi e alle proposte dei candidati. Per quanto riguarda l'equilibrio politico-editoriale è evidente uno squilibrio sull'Unione Sarda a favore del centrodestra. Lo stesso che, in maniera decisamente più lieve, si riscontra sul Giornale di Sardegna. Equilibrio perfetto per La nuova Sardegna, che con il misurino ha dedicato uguali spazi al centrodestra e al centrosinistra.
Lo studio della mobilitazione vera, ma tecnicamente virtuale, è stata illustrata da Stefania Vicari, che ha analizzato la campagna elettorale sul web, quella consumata nell'ormai celebre social network Facebook. Lo studio mette in evidenza una netta partecipazione, sia del numero dei supporters che nella discussione, dei sostenitori di Renato Soru. Ma, come si è dimostrato, il livello di sostegno politico registrato on line non sono rappresentativi del reale orientamento dell'elettorato. E tuttavia, sono stati i gruppi informali, slegati dai partiti, a riscuotere maggior successo tra gli internauti.
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