venerdì 17 aprile 2009
Il Governo e le promesse elettorali dimenticate: a Roma l'hanno fatto di nuovo. Martedì si apre il tavolo nazionale della chimica, settore che nell'isola attraversa una crisi devastante. A fare gli onori di casa sarà il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola: lo stesso che durante la campagna per le regionali di due mesi fa aveva annunciato tutto l'impegno possibile per il salvataggio del comparto, a partire dalla stipula di accordi di programma conclusi praticamente durante la precedente legislatura. Un appuntamento fondamentale: solo che la Sardegna non è invitata a partecipare. Nessuno: né la Regione guidata da Ugo Cappellacci né i sindacati di categoria.
La spiegazione è una sola, quella che andiamo ripetendo da tempo: la Sardegna non è nelle grazie del governo nazionale. Berlusconi e i suoi ministri avevano tentato di farlo credere durante tutta la campagna elettorale: con visite frequentissime, annunci, promesse. La soluzione per Eurallumina, a esempio. dopo la vittoria del centrodestra, ecco la stipula di un accordo definito fondamentale: ma gli operai restano in cassa integrazione per un anno, in attesa della riapertura degli impianti di Portovesme. Nessun passo avanti rispetto a quanto si era stabilito prima della famigerata telefonata all'amico Putin, in Russia. O Guardia del Moro a La Maddalena: resta in mano ai militari, magari in previsione dello stoccaggio futuro di scorie nucleare. O la Sassari-Olbia, con i fondi già stanziati ma mai sbloccati: anzi, spariti dalle delibere Cipe dopo le elezioni.
Come per l'arteria del nord Sardegna, però, anche nel caso della mancata convocazione a Roma la protesta è bipartisan: «La rilevanza del comparto chimico per l'economia dell'intera isola rende indispensabile che nessuna decisione venga presa in sedi nelle quali la Regione non sia adeguatamente rappresentata». Parole che arrivano dall'opposizione? Neanche per idea: a parlare è l'esponente del Pdl in Consiglio regionale Nicola Rassu, che guarda caso è anche il presidente della commissione Industria.
Chiede al presidente Cappellacci di fare in modo che la Sardegna possa avere voce in capitolo: «Si tratta infatti non solo di difendere l'esistente, ma di creare le premesse necessarie a riavviare le attività produttive una volta superata la fase cruciale della crisi. L'assenza della Regione dal tavolo ministeriale costituisce un rischioso pregiudizio perché tende ad indebolire la posizione dell'isola nella trattativa per il rilancio del settore, la cui funzione strategica è indispensabile per garantire ulteriore sviluppo all'economia sarda».
La denuncia arriva chiara anche dall'opposizione. Secondo il capogruppo del Pd in Consiglio, Mario Bruno, e il collega di partito Marco Meloni, vice di Rassu in commissione, «è impensabile che la Sardegna non partecipi all'incontro operativo che discuterà i piani per il comparto con le compagnie e i sindacati dopo le tante e ripetute promesse elettorali sul salvataggio delle industrie chimiche ancora attive nell'isola».
Se la situazione del comparto non fosse drammatica, il comportamento del governo nazionale sarebbe per l'opposizione oro che cola: della serie, fanno tutto da soli. Invece ecco il suggerimento: «Il presidente della Regione Ugo Cappellacci faccia sentire la propria voce col governo amico e pretenda che la partecipazione della Sardegna: a quel tavolo, infatti, la presenza dei rappresentanti istituzionali e sindacali dell'isola è necessaria e indispensabile. Non possiamo accettare un ruolo subalterno in questo confronto né che il futuro di migliaia di lavoratori sardi venga deciso sopra le nostre teste, senza che abbiamo la possibilità di andare a Roma a dire la nostra e difendere i nostri diritti».
(mamu)
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