giovedì 16 aprile 2009
Ernst&Young non si pronuncia sul bilancio 2008, il titolo accusa il tonfo in Borsa e Tiscali contesta la società di revisione. La lunga giornata del gruppo di Sa Illetta è tutta incentrata sulle ripartenze. Incassano il colpo e rilanciano, in sostanza: da Milano, il consiglio di amministrazione conferma le pesanti perdite dello scorso anno ma annuncia le contromosse da presentare all'assemblea dei soci a fine mese. E critica la decisione di non decidere presa dalla società leader mondiale nei servizi di revisione: l'isp sardo «ritiene di aver collaborato al meglio e di aver fornito tutta l'informativa necessaria al fine di consentire l'emissione del giudizio sul bilancio».
Serve andare con ordine. Il botto, per la società di Sa Illetta che ha da poco ritrovato l'ex presidente della Regione Renato Soru, arriva sotto forma di nota a firma Ernst&Young: nessuna comunicazione sul bilancio di esercizio 2008 perché «permangono incertezze di rilievo che non ci consentono di concludere sulla appropriatezza della prospettiva della continuazione dell'attività e, conseguentemente, sulla capacità di Tiscali Spa di realizzare le proprie attività e soddisfare le proprie passività nel normale corso della gestione». Il presupposto della continuità aziendale, secondo i revisori, dipende dalla conclusione delle trattative con le banche sul debito.
La replica di Tiscali è praticamente immediata, ma il comunicato della società di revisione ha già dato i primi risultati. Cioè il tonfo all'apertura delle contrattazioni in Borsa, con il titolo che cede il 5,88 per cento a 36 centesimi. In ogni caso, il gruppo di Sa Illetta spiega la strategia per la ripartenza. Perché è vero che il capitale a fine 2008 risulta ridotto, a causa di perdite, di oltre un terzo: fermo a 154,096 milioni. Ma il consiglio di amministrazione proporrà all'assemblea del 29 e 30 aprile di ripianare parte delle perdite con le riserve esistenti e di rinviare alla chiusura del 2009 il resto, pari a 151,831 milioni.
In sostanza, si legge nella nota di Tiscali, «il consiglio di amministrazione non ritiene opportuno, allo stato, proporre alcuna modifica del capitale sociale, né in aumento né in riduzione, rilevando che la perdita di esercizio è stata determinata in modo significativo da svalutazioni di partecipazioni essenzialmente riconducibili alla eccezionale situazione di mercato».
Alla base c'è la crisi economica internazionale, quindi. Però sul non giudizio di Ernst&Young le considerazioni sono meno concilianti. Tiscali spiega «di aver collaborato al meglio e di aver fornito tutta l'informativa necessaria al fine di consentire l'emissione del giudizio sul bilancio». Anche il collegio sindacale, evidenzia la nota, «ritiene fondata la valutazione di sussistenza della continuità aziendale formulata dagli amministratori, basata sulla realizzazione del piano industriale e sulla ragionevole probabilità di concludere un accordo con gli istituti finanziari nei tempi della moratoria».
Se il nodo è la rinegoziazione del debito, Tiscali ha ottenuto un periodo di standstill dagli istituti finanziatori fino a giugno 2009: è la sospensione dei pagamenti di interessi, quote capitali e dei covenant finanziari. Le banche si sono inoltre dichiarate disponibili ad estendere la sospensione dei pagamenti fono al 31 dicembre 2009 e lo hanno scritto in una lettera che è stata «condivisa con la società di revisione». Il gruppo «ritiene che il processo di rinegoziazione del debito possa concludersi nei tempi previsti dallo standstill». Anche perché è «già avviato» e ha ottenuto dalle banche «priorità assoluta». È tanto ma non abbastanza per invertire la rotta della giornata in Borsa: a Piazza Affari la chiusura è a - 6,4 per cento.
(red)
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari