mercoledì 15 aprile 2009
Il Partito democratico timbra il cartellino mensile. Dopo la direzione regionale convocata a metà marzo per l'analisi della disfatta elettorale, si riaprono le porte della sede di via Emilia. Quasi un evento, di questi tempi: eppure da un mese a oggi non è che le novità siano tante. All'ordine del giorno ci sono le comunicazioni del commissario Achille Passoni e le «conseguenti decisioni di carattere politico e organizzativo»; poi «l'iniziativa politica» e le «elezioni europee». Di tutto un pò, ma niente di nuovo: perché la situazione, a meno di sorprese di queste ultime ore, è tale e quale a quella di 30 giorni fa.
Cioè: dovrebbe formarsi il comitato che affiancherà il commissario nella gestione del partito sino al congresso regionale da cui verrà fuori il nome del nuovo segretario. Da tenersi dopo l'estate, secondo quanto deciso un mese fa: ma non è più sicuro neanche questo, visto che da più parti si chiede una accelerata nella organizzazione interna. In questo senso, ma la convocazione non è ancora ufficializzata, dovrebbe arrivare a stretto giro di posta anche la chiamata per i componenti dell'assemblea regionale: con il primo giorno utile che potrebbe essere lunedì.
È il primo dubbio, quello della data del congresso, ma non l'unico. Sulla composizione dello stesso comitato, a esempio, i nodi da sciogliere sono diversi. Quello sul numero, da tre a cinque, e quello sui nomi. Passoni lavora soprattutto a Roma, con i parlamentari democratici sardi, per una rosa che sia rappresentativa delle diverse anime del partito: quella riformista, quella legata all'ex presidente Renato Soru e quella che fa capo all'ex ministro Arturo Parisi.
Piaccia o non piaccia, a pesare sono ancora le vecchie provenienze: l'inviato in Sardegna dalla segreteria nazionale deve ancora fare i conti con gli ex Ds, gli ex Margherita e gli ex Progetto Sardegna. Se c'è qualcuno che aspetta una proposta unitaria potrebbe restare deluso: tanto che l'opzione finale è una ulteriore conta dei voti dentro la direzione: Passoni incontrerà oggi i componenti del gruppo in Consiglio regionale, ma diversi sottolineano come sia «difficile» una soluzione che metta tutti d'accordo.
Questione di nomi ed equilibri da tenere in piedi, in sostanza. Perché sul percorso c'è poco da discutere. In primo luogo c'è da strutturare il partito sul territorio: a tutti i livelli, dai congressi cittadini a quelli provinciali prima di arrivare a quello regionale che dovrebbe dare la scossa decisiva. C'è da riorganizzare il tesseramento, dopo il primo tentativo che è stato un semi flop: soprattutto per l'eccessiva burocrazia, si era detto nella direzione di marzo. C'è da lavorare, e molto, anche in previsione delle elezioni europee del prossimo giugno; senza dimenticare le amministrative che interesseranno diversi comuni della Sardegna: dove spesso il Pd governa con forze che nel frattempo sono transitate verso il centrodestra, Psd'Az in testa.
In questa direzione ecco il documento proposto dai coordinatori dei circoli, dagli amministratori locali, dai consiglieri provinciali e da diversi iscritti dell'hinterland cagliaritano: sarà presentato stamattina a Quartucciu, appuntamento alle 11.30 a villa Angioni. È una lettera in cui si chiede al commissario Passoni, per conoscenza anche al segretario nazionale Dario Franceschini, di dare avvio alla fase congressuale per l'insediamento del partito nei comuni della Sardegna: è la «condizione indispensabile per poter garantire la partecipazione di ogni iscritto e svolgere i congressi e le primarie che eleggeranno i nuovi organi attraverso un ampio processo partecipativo». Senza non si va da nessuna parte, dicono: «Chiediamo che questi atti siano accompagnati per quanto possibile da un'assemblea regionale dei circoli esistenti e degli iscritti, nella quale venga rinnovato il progetto di un grande Partito democratico in Sardegna».
(mamu)
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