lunedì 30 marzo 2009
di Cristina Lavinio
Tanti, veramente tanti, eravamo a Sanluri sabato 28 marzo. In qualche servizio televisivo si è parlato di duemila persone, accorse da ogni parte della Sardegna. Ed è nata l’associazione “Sardegna democratica”, presentata da Renato Soru come un’associazione che raccolga e porti avanti le idee politiche per la Sardegna maturate negli ultimi anni di governo regionale di centrosinistra. Un’associazione che raccolga la voglia di partecipare espressa anche nella recente campagna elettorale da tanti giovani e da tante persone che mai si erano occupati di politica e che adesso vogliano continuare a sentirsi coinvolti in un progetto, anche di opposizione, attento e vigile sulla tutela dell’ambiente, per la riduzione delle servitù militari, contrario al nucleare e ai depositi di scorie, contrario alla chiusura delle scuole e ai tagli per l’istruzione e per la ricerca, e così via. Tutti rischi che incombono sulla nostra regione, tornata a un governo di centrodestra che potrà essere uno dei peggiori nella storia della nostra bistrattata autonomia regionale.
Ben venga dunque un’associazione come “Sardegna democratica”, aperta a quanti vogliano impegnarsi su questi temi cruciali, siano iscritti o meno anche ad altre forze politiche, abbiano già o meno una tessera di partito. Un’associazione aperta anche alle modalità organizzative che ciascuno, nel territorio isolano, saprà, vorrà e riuscirà a darsi: costruendo circoli di discussione, organizzando iniziative politico-culturali, trovando modi di informare e contagiare i molti, troppi, che per cattiva informazione o per sfiducia, nelle recenti elezioni, hanno scelto l’astensionismo oppure si sono lasciati abbindolare dalle facili promesse di un Berlusconi che garantiva di risolvere tutto lui, telefonando a Putin per l’Euroallumina, o intimidire dalle sue minacce di lasciare la Sardegna allo sbando, nel caso non venisse eletto un governo a lui amico... Un’associazione che avrà presto un sito, molto probabilmente anche una rivista, almeno on line; in cui su vari forum tematici tutti potranno intervenire; in cui si potranno condividere testi e documenti; in cui ci potrà essere quella controinformazione politica quotidiana di cui spesso sentiamo il bisogno.
Queste cose ha proposto Renato Soru, trovando subito l’adesione entusiasta dei molti che poi sono intervenuti: giovani e meno giovani, testimoni di un impegno esercitato con passione nella recente campagna elettorale, a partire dalle zone più diverse dell’isola. E commossi nel grande abbraccio collettivo di un riconoscersi, ritrovarsi, con tanta voglia di continuare a lavorare entro un progetto condiviso. Come l’abbraccio dichiarato dalla donna avvocato di S. Antioco, che ha concluso leggendo l’art. 18 della Costituzione, e di una Costituzione che non ci dobbiamo mai dimenticare di difendere.
Sicuramente, a proposito di quest’associazione “Sardegna democratica”, ci sarà chi storcerà il naso e farà finta di non capire lo spirito che la ispira, teso a recuperare all’impegno politico il maggior numero possibile di cittadini sardi, anche quelli (e ce ne sono tanti) che diffidano dei partiti, cui non si sentono ancora pronti ad iscriversi o cui non intendono iscriversi più. E teso a sperimentare, ancora una volta dentro l’associazione, quella unità (anche tra iscritti a partiti diversi del centrosinistra) che può nascere dal confronto e dalla condivisione di temi importanti.
Tutto ciò nella consapevolezza di molti che, per battere il berlusconismo, occorre e occorrerà rafforzare anche i partiti, a partire da quel PD che raccoglie oggi la percentuale maggiore di voti di opposizione. Voti che non possiamo permetterci il lusso di disperdere o di ridurre ulteriormente: anche se dal 36% iniziale si è scesi al 22% attuale, sarebbe veramente disastroso andare ancora sotto. Soprattutto in assenza, nel quadro politico nazionale e regionale, di alternative... Ma anche nella consapevolezza che da solo nessun partito di centro-sinistra, per quanto grande, potrà sognare di battere un Popolo della libertà che sta uscendo, sempre più minaccioso ‘partito unico’, dalla fusione con Alleanza nazionale. Dunque, anche in prospettiva, la coalizione di centro-sinistra sarà necessaria e, allora, un’associazione può ben essere il terreno su cui approfondire programmi condivisi.
Sbagliatissimo, dunque, sarebbe tentare di far passare l’associazione “Sardegna democratica” come una corrente personalistica e interna al PD sardo, partito cui Renato Soru aderisce e della cui necessità di rafforzamento e crescita è ugualmente molto consapevole. Anche se si potrà dare il caso che tanti aderiscano sia all’associazione sia al PD, a un PD che però, in Sardegna, è ancora in costruzione e i molti che vorrebbero iscriversi non sanno ancora bene come fare: il tesseramento è per lo più bloccato da regole macchinose generate dalla diffidenza reciproca di differenti componenti... Ma sono regole assurde e da cambiare, con urgenza, se non si vuole allontanare ancor più chi comincia ad essere stanco di assistere, in questo PD, solo a eterne discussioni regolamentari. E, per evitare le vecchie logiche delle tessere e del loro ‘controllo’ in pacchetti da far pesare, basterebbe decidere che, in questo PD, si dovrebbe arrivare veramente a realizzare il principio “una testa un voto”: dovunque si decida, chi sarà presente voterà, e solo per sé. Senza deleghe.
Tornando all’associazione “Sardegna democratica”, si può infine sottolineare che prima di tutto il PD, ma anche tutti gli altri Partiti del centro-sinistra in Sardegna, lungi dal diffidarne, dovrebbero guardarla come a una risorsa importante, da sostenere e cui attingere per crescere facendola crescere, nel rispetto e nel riconoscimento reciproco, lontani da vecchi schemi di appartenenze esclusive e di rivalità e patriottismi di piccolo o grande gruppo, deleteri nell’attuale sistema politico. Come i risultati elettorali spesso, purtroppo, ci ricordano.
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