venerdì 27 marzo 2009
di Cinzia Isola
Entusiasmo e attesa per i fedelissimi. Attesa guardinga, ai limiti della diffidenza, per l'anima più critica del Partito democratico. Quella che rigetta la vecchia nomenclatura , ma senza rinnegarlo auspica il superamento del “sorismo” o “sorianesimo”, che dir si voglia. Non tanto dell'uomo in sé e per sé, quanto il superamento della visione ad esso sottesa. Domani a Sanluri si farà la conta di quanto, più o meno, pesa o peserà l'associazione Sardegna Democratica, l'ultima invenzione politica di Renato Soru.
Il suo manifesto , a grandi linee, è già stato tracciato. La sua origine, non c'era bisogno di scriverla: neppure quella è misteriosa. Di sicuro c'è la nobilissima ambizione di non disperdere quel patrimonio politico generato o rigenerato dalla recente campagna elettorale. Caratterizzato da un incredibile entusiasmo etra-partitico: un po' di sinistra, un po' di centro, un po' sardista. U po' di questi e un po' di quelli, ma tutti molto delusi dalla vecchia politica. Non che il Partito democratico rifiuti altre pecorelle smarrite: dopo l'impresa di mettere post democristiani e post comunisti nello stesso ovile, tutto è possibile. Ma è evidente che sono davvero tanti i seguaci di Soru indisponibili ad entrare nella tana del lupo.
A questo punto, si trattava di scegliere: valorizzare e ottimizzare quel patrimonio o disperderlo nell'impossibilità di convogliarlo dentro il Partito democratico? Appare del tutto evidente, poi, che una parte consistente dei “soci” ci entrerà eccome nel piddì: come “corrente”, gruppo di pressione o sostegno. Agli altri la facoltà di lavorare per un progetto ancora incarnato dalla carismatica figura di Renato Soru, senza mescolarsi troppo con gli aspiranti democratici. Un passaggio che non esclude, superato il nulla attuale, un'eventuale confluenza dentro il Pd. Ma, nel frattempo, per non lasciarli disorientati si “infilano” nel contenitore Sardegna democratica.
Con un'espressione efficace il sociologo Marco Pitzalis ha parlato di rischio “balcanizzazione” all'orizzonte per il Partito democratico, dopo il “pronunciamento” di Renato Soru. L'ipotesi è già tesi: «Soristi e anti-soristi organizzano partiti paralleli funzionali al mantenimento del potere - al di fuori di regole democratiche - di piccoli gruppi di boiardi (vecchi e nuovi) intenzionati a conservare le condizioni attraverso le quali hanno controllato il consenso e ridotto il partito ad un'arena di scontro per il dominio sugli altri e sulla società».
Per Pitzalis «il partito deve essere un'arena condivisa non un rodeo tra cavalieri e fanti al servizio di qualche barone. Il progetto di “Sardegna Democratica” è organico invece ad una visione neo-cesarista e plebiscitaria della politica e della società. Ad ogni centurione una centuria. Ad ogni feudatario un territorio. Ad ogni corrente la propria rete di circoli. Questa è la morte del PD…». La critica ben articolata del sociologo sembra trascurare solo un elemento: i vecchi feudatari attraverso “rinnovate” centurie probabilmente sono già all'opera e sono già lanciati all'assalto del partito. Quindi, la misura intrapresa è piuttosto una contromisura. Quasi a scongiurarne l'omicidio-suicidio del Pd e dei suoi capi corrente.
«Voglio credere alla buona fede di Soru, ma per il Pd è un errore politico», spiega Marco PItzalis, «di fatto una proposizione di quello che successo negli ultimi 20 anni nel centrosinistra: ogni volta che ci sono problemi di leadership si fa un partito nuovo». Questa ipotesi non è invece da sottovalutare: l'associazione in futuro si trasformerà in soggetto politico indipendente? «L'errore è continuare con la logica dello scontro», anche perché spiega il sociologo, «la generazione che Soru considera suoi nemici, Fadda e Cabras, sono fuori: i figliocci non sono mai forti come i padri, non ne hanno la caratura». Quindi, «bisogna accettare che non abbiamo perso per colpa di Fadda e Cabras: pensare il contrario è infantile». La sconfitta va misurata con «i gravissimi errori tecnici». E Tuvixeddu docet. Ma anche con il fragile supporto delle persone vicine a Soru: « “vestali”, non all'altezza di migliorare i limiti dell'uomo e del politico».
L'iniziativa, tuttavia galleggia in un'apparente indifferenza politica. Le critiche, come al solito, sono questioni private. Ma per ora nessuno si è espresso ufficialmente. «Non so se questa associazione è fatta in sostituzione nel Pd», commenta l'ex consigliera Pd Mariuccia Cocco, «in un paese democratico qualunque associazione o movimento d'opinione è sempre positivo». Lei, che il partito lo ha lasciato per quelle “frantumazioni” non ha dubbi: «Non posso che vedere bene questa iniziativa, perché a volte siamo un po' schiacciati da questo bipolarismo: è un valore aggiunto nello scenario politico». Il tono è bonario, la critica delicata ma ferma: «Io mi auguro che Renato si renda conto che molte delle genialità che ha come persona si sono dissolte. Il fatto che ha perso, le divisioni, le fratture nel Pd, le incomprensioni dipendono anche da lui. Un po' se l'è cercata: è mancato il confronto, il dialogo con la coalizione».
Visti da fuori, gli impenitenti democratici sempre a lavare in piazza i panni sporchi, non ne escono bene. E la vecchia giustificazione del salutare dibattito interno ha solo convinto l'opinione pubblica che le risse quotidiane impegnavano e interessavano i suoi dirigenti più dei reali bisogni della gente. Non che avesse torto, l'opinione pubblica. In questo senso l'emorragia di consenso ha delle ragioni profonde e motivate. Come condivisibile, in alcuni punti, è l'analisi del deputato Pdl Piergiorgio Massidda: «Nella iniziativa dell'ex presidente Renato Soru di fondare un suo movimento, c'è una franca (e perché no? coraggiosa) ammissione di fallimento del suo partito, il Pd. Lo è già nella specificazione del suo Sardegna democratica: “un vero Partito Democratico sardo”. Un vero partito, veramente democratico e veramente sardo».
«Come dire: l'esatto contrario di quel che oggi è il Pd in Sardegna. Con un po' di malizia - osserva Massidda - si potrebbe sospettare che dietro l' iniziativa dell'ex presidente ci sia anche una sorta di rivalsa nei confronti di chi è considerato responsabile primo della sonora sconfitta del 16 febbraio, il Pd appunto. E soprattutto della sua nomenclatura, centralista, malata di dipendenza, incapace di risolvere i suoi bisticci senza l'intervento della segreteria romana, come ai vecchi tempi del “centralismo democratico”».
Il capogruppo dei Riformatori Pierpaolo Vargiu sembra quasi rinnovare una certa stima, neppure tanto velata, verso quella capacità progettuale di cui Soru è capace: «È assolutamente legittimo che ci sia la massima rappresentazione di idee. Mi sembra semplicemente che Soru voglia caratterizzare il suo progetto politico dentro il Pd. Il progetto rappresentato da Renato Soru è un valore aggiunto alla politica, sul quale da avversari ci si deve confrontare. Vedo sempre con piacere le iniziativi di progettualità politiche, da chiunque provengano».
Dello stesso avviso Pietro Pittalis: «Ogni nuova iniziativa che porti un contributo di idee e progetti rappresenta sempre qualcosa di positivo, arricchisce la discussione, il dialogo da chiunque provenga. Più voci ci sono meglio è». Pittalis, politico migratore dei banchi vincenti(nell'Udeur la scorsa stagione; di nuovo, come in passato, nel Pdl nelle vesti di forzista in questa) non è stupito dall'iniziativa dell'ex presidente della Regione: «Non è un nuovo partito, ma qualcosa che si dovrebbe muovere dentro il Pd. Anche perché non sarebbe auspicabile fare un nuovo partito: l'associazione, per quanto si è appreso, dovrebbe convivere con il Partito democratico».
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